La Corte Costituzionale festeggia oggi, a Roma, il suo cinquantesimo anno di attività. Nel corso di una solenne cerimonia, organizzata in Campidoglio, e dinanzi alla presenza delle massime autorità di Stato e Governo, i 15 giudici della Corte insieme con i presidenti ed i delegati di 60 Corti Costituzionali estere hanno preso posto nell’aula Giulio Cesare e dato il via alle eccellenti celebrazioni.
Dopo il saluto del primo cittadino di Roma, Walter Veltroni, e del Presidente della Corte, Annibale Marini, la parola è andata a Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista, Presidente emerito della Cosulta. Con l’austerità e la grande moderazione che hanno sempre contraddistinto il lavoro di Zagrebelsky, questi ha dato ufficialmente il via ai lavori dell’assemblea pronunciando un discorso sul “dualismo radicale nemico della Costituzione” e sulla funzione di "guardiani fedeli" svolta dai giudici costituzionali in difesa delle Costituzioni democratiche . "Il dualismo radicale delle posizioni – ha ragionato Zagrbelsky – che in certi momenti pare minacciarci, è nemico della Costituzione e della giustizia costituzionale. E questo perché in contesti di grandi tensioni politiche e culturali che non lasciano altra possibilità che schierarsi con l'una o con l'altra parte, il potere delle Corti di certificare legittimità e illegittimità di una istanza, rischia essa stessa di diventare fattore di altre tensioni e di ulteriori divisioni".Il costituzionalista torinese ha invocato il "pluralismo degli equilibri dinamici, il quale si nutre di moderazione, riconoscimento, rispetto e dialogo reciproco".
"E' stata notata, di fronte alle contrapposizioni – ha osservato Zagrebelsky – la propensione delle Corti alla 'terza opzione, per non appiattirsi su nessuna di quelle in campo. Ciò non rappresenta l'opportunistico tentativo di camminare sul filo del rasoio per non scontentare nessuno; è invece la via, non priva di giustificazione, per mantenere aperti i collegamenti tra le parti, spianare le asprezze e preservare aperto e fertile il terreno del confronto".Di dualismo, moderazione e rapporto tra politica e istituzioni Zagrebelsky aveva già discusso approfonditamente il primo febbraio scorso proprio a Reggio Calabria, in occasione dell’apertura dell’anno Accademico 2005-2006 dell’Università degli studi “Mediterranea”. Nella lezione magistrale che tenne dinanzi alle autorità accademiche dell’Ateneo reggino, Zagrebelsky parlò proprio delle conflittualità e delle erronee accezioni ed interpretazioni degli strumenti di potere governativi, legislativi e giudiziari, se visti e interpretati come “funzioni separate sovrane nei loro rispettivi ambiti” e dunque nemiche della democrazia. “Il deterioramento evidente della vita pubblica del nostro Paese – commentò allora il Presidente emerito della Corte – corrisponde con il progressivo deterioramento delle sue Istituzioni…Queste possono essere definite come aspirazioni e bisogni collettivi, oggettivati in strutture orientate al loro soddisfacimento. Esse valgono come potenziamento delle possibilità individuali e come superamento dei loro limiti…ma comportano anche costrizioni e disciplinamenti. Nessuna costruzione è possibile senza costrizioni. L’Istituzione è una realtà duplice, di solito l’una bene e l’altra male accetta. Non si può volere la prima senza accettare la seconda. L’amputazione della soggettività non è il fine dell’Istituzione ma una condizione del suo perseguimento. Deve esserci però un rapporto di congruità. Dove questo rapporto manchi o non sia avvertito, le limitazione risulteranno insopportabili e prima o poi travolgeranno l’istituzione”.




