
Nel nostro paese esiste anche una legge, la N° 61 del 2005, che istituisce per il 9 Novembre il “Giorno della Libertà”: un incoraggiamento verso chi vuole non solo celebrare lo storico evento, ma vuole cogliere anche questa opportunità per poter approfondire l’argomento.
Ed è proprio con questo spirito che ieri, alle 20.00 nella galleria “Vittorio Emanuele”, avrebbe dovuto prendere vita la cerimonia commemorativa dedicata al ventennale della caduta del muro: una manifestazione aperta al pubblico e rivolta ad una generazione di giovani delle scuole e delle università, che per evidenti motivi anagrafici non può conservare un ricordo di quel giorno e di ciò che significa per la storia dell’umanità. Organizzata dalle associazioni “Messina Giovane”, “Virgilio”, “Excursus”, “Università Eclettica”, con il patrocinio del Comune di Messina, l’iniziativa prevedeva anche una parte di intrattenimento musicale a cura di numerosi gruppi locali, con canzoni a tema estrapolate dal fatidico 1989; verso la fine della serata, poi, era previsto l’abbattimento di un muro, fatto di polistirolo e cartone, per rievocare simbolicamente e materialmente la caduta del simbolo dell’oppressione e della divisione di tutta l’Europa. Una manifestazione definita dagli organizzatori “apolitica ed europeista”, il cui unico scopo sarebbe stato quello di celebrare, a vent’anni di distanza, il ritorno ad un’Europa unita, non più divisa da muri né lacerata da guerre fratricide. Durante la serata, poi, sarebbe stata svolta anche un’iniziativa benefica a favore degli alluvionati.
Qualcuno si chiederà “perché mai l’uso di questo condizionale?”: domanda lecita, risponderei io. La bella iniziativa di cui ho parlato fino ad ora è sì partita come da programma ma, a causa di una non ben precisata “segnalazione”, è stata bloccata verso le 23.00 per “disturbo alla quiete pubblica”. Per vederci chiaro su tutta questa vicenda, abbiamo intervistato Fabio Giuffrè dell’associazione “Virgilio” e Francesco Rella dell’associazione “Messina Giovani”, nonché consigliere provinciale.
Come mai questo stop improvviso? La manifestazione non era autorizzata e patrocinata dal comune stesso?
Certamente le autorizzazioni c’erano tutte – ci ha raccontato Fabio Giuffrè – le carte a testimoniarlo anche: il palco stesso è stato montato nel pomeriggio, con il regolare permesso del comune per l’occupazione del suolo pubblico. I motivi che ci hanno costretto a interrompere l’iniziativa sono da addurre ad una “comunicazione” alle forze dell’ordine con oggetto il “disturbo della quiete pubblica”: non sappiamo chi sia stato, fatto sta che i Carabinieri e la Polizia Municipale ci hanno chiesto di bloccare tutto molto tempo prima dell’orario oltre il quale non è consentito più svolgere attività particolarmente “rumorose”. Alle 23 abbiamo dovuto staccare tutto, quando invece si poteva continuare almeno fino a mezzanotte… abbiamo dovuto anche rinunciare al momento topico della serata, ovvero l’abbattimento del muro in cartone e polistirolo. In tutta Europa e in tutta Italia si sta celebrando la “Giornata della Libertà”, ma a quanto pare non è possibile farlo a Messina: mai visto in altre città.
Era veramente possibile poter bloccare così la manifestazione? Che risposta pensate di dare dopo quello che è successo?
Purtroppo non esistono metodi – dichiara Francesco Rella – per poter dire se davvero si poteva parlare di “disturbo alla quiete pubblica”, in quanto si tratta di un concetto dagli ampi margini di valutazione. Le forze dell’ordine però, potevano misurare in decibel (con appositi strumenti, ndr) il volume della nostra manifestazione, e verificare concretamente la presenza del “disturbo”. Comunque, abbiamo preferito non insistere con la musica, per non rischiare altri problemi: era una serata di festa e, nonostante tutto, volevamo che restasse tale. Oggi ci riuniremo con tutte le associazioni promotrici per stilare un comunicato da inviare alle testate giornalistiche e alle stesse istituzioni, nella speranza di poter sostenere con le autorità un confronto chiarificatore. Mi dispiace che questa bella serata si sia dovuta concludere in questo modo, anche perchè avevamo molto a cuore l’iniziativa pro-alluvionati.
Girando per la galleria Vittorio Emanuele, ormai semivuota, i commenti dei ragazzi rimasti sono tra i più vari: qualcuno parla addirittura di una persona che, affacciatasi da un balcone, pare abbia lanciato verso il palco e il pubblico una secchiata d’acqua.
Altri commentano l’intervento delle forze dell’ordine con toni che definire sarcastici è un eufemismo: c’è chi dice di aver visto per ben quattro volte le forze dell’ordine davanti l’ingresso della galleria prima di interrompere definitivamente la serata.
Di tutte queste voci però, quella più forte è del silenzio: una batteria spoglia e solitaria su un palco vuoto, in una serata di festa.




