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Memorie|Calabria – Ausonia, terra degli Itali

8 Febbraio 2017
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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Memorie|Calabria – Ausonia, terra degli Itali

di Anna Foti – Terra antica è la Calabria. Il suo splendore ha preceduto la venuta dei Greci e, secondo autorevoli storici antichi, fu la culla in cui nacque anche il nome Italia per l’intera penisola. Dal fondatore Aschenez, pronipote di Noè, mercante che giunse tre generazioni dopo il diluvio universale a fondare Reggio, fino all’arrivo della popolazione dell’Italia preromana degli Enotri dalla Siria, che qui chiamarono la terra Ausonia” in ricordo dell’Ausonide, fertile zona della loro patria, e ai Calcidesi. “Gli Arcadi primi tra gli Elleni, attraversato l’Adriatico si stanziano in Italia, condotti da Enotro, figlio di Licaone, nato 17 generazioni prima della guerra di Troia… giunse all’altro mare, quello che bagna le regioni occidentali d’Italia. Questo si chiama Ausonia dagli Ausoni che abitavano le sue rive;… e fondò sulle alture piccoli centri abitati vicini gli uni gli altri, secondo la forma di insediamento consuete dagli antichi. E la regione occupata, che era vasta, fu chiamata Enotria ed enotrie tutte le genti su cui regna” (Dionigi D’Alicarnasso).
“Dove l’Apsia, il  più sacro tra i fiumi, si getta in mare, troverai una femmina congiunta ad un maschio: li fonda una città, poiché il dio ti concede la terra di Ausonia”, recitava l’oracolo del dio Apollo che spinse un gruppo di Calcidesi ad avventurarsi nel mare Ionio a cercare questa terra, la ricca Terra di Ausonia, dove fondarono una città, chiamata Reghion, nome con ogni probabilità derivante dal verbo greco ρήγνυμι, reghnümi, rompere, spaccare, in riferimento all’avvenuto distacco dalla Sicilia.
Gli Ausoni (in latino Aurunchi), popolo indoeuropeo di cui si hanno tracce già dal 1600 a.C., stanziavano dal basso Lazio fino alla Calabria. Secondo Antioco di Siracusa e Aristotele, Ausoni e Osci (antica popolazione indoeuropea stanziatasi inizialmente nell’antica Campania preromana) sarebbero sinonimi. Non dello stesso avviso è Polibio. Gli Ausoni furono i popoli incontrati dai greci al momento della nascita delle colonie e dell’inizio della Magna Grecia, datato intorno all’VIII secolo a.C..
Ancora oggi i vitigni autoctoni calabresi, ricchezza per tutta l’Italia e l’Europa, ad esempio, sono antichi come la storia della Calabria degli Enotri, quando la provincia reggina era nota come Ausonia cantata da Virgilio nell’Eneide – «dagli Enotri cólta, prima Enotria nomossi: or, com’è fama, preso d’Italo il nome, Italia è detta» – e da Dante nella Divina Commedia – «e quel corno d’Ausonia che s’imborga / di Bari, di Gaeta e di Catona / da ove Tronto e Verde in mare sgorga».
Dionigi di Alicarnasso, in particolare, narrava la ricchezza delle terre degli Enotri, i più antichi colonizzatori provenienti dalla Grecia nel XV secolo a.C., quando re degli Enotri era Italo (Ausonia era infatti il nome antico dell’Italia) che, secondo alcuni storici come Tucidide, Aristolele, Antioco di Siracusa, Strabone, avrebbe dato il nome all’intera penisola. Italo (“uomo forte e savio” narra Dionigi di Alicarnasso) regnò a lungo su una popolazione “Italòi” nella zona situata a sud dell’Istmo di Catanzaro, oggi corrispondente ai territori delle province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria.
Particolarmente frammentarie sono le testimonianze storiche inerenti gli Ausoni e accanto alle testimonianze che riferiscono di Ausono anche figlio di Italo, re degli Enotri, vi è anche quella di Diodoro Siculo che riferisce di Ausono, re degli Ausoni, figlio di Ulisse e della maga Circe (o forse di Ulisse e della ninfa Calipso), padre di Liparo, che diede il nome alla isola dell’arcipelago Eolico. Non sarà un caso se proprio l’ossidiana proveniente dall’isola fosse al centro di floridi traffici commerciali con la terra di Ausonia. L’ultimo principe delle Lipari, Giocasto, giungendo in queste terre le governò (1289 a.C.). Scelse l’altura nell’attuale zona di Pentimele (penti mele = cinque canti delle fanciulle eguali che abitavano la collina) come sua sede, oggi arrivata a noi con il toponimo Lupardini e forse derivante da Liparini passando per Luparini. Qui, secondo alcune fonti, sorgeva il menhir (struttura monolitica verticale) di Giocasto (1268 a.C), il cui culto fu tramandato dai Calcidesi con un conio dedicato alla sua immagine nel V secolo a.C..

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