Hanno viaggiato per circa una settimana senza cibo né acqua, se non quella salata del mare. Privazioni che, unite alla compromissione delle funzioni organiche provocate proprio dall’acqua marina e, probabilmente, agli stenti dei mesi precedenti, ne hanno provocato la morte quando avevano ormai raggiunto la loro meta, un Paese a cui chiedere ospitalità. E’ la drammatica fine toccata a due giovanissimi migranti, uno di 20 anni ed uno di appena 15, giunti domenica scorsa nel porto di Vibo Valentia Marina a bordo di nave Diciotti della Guardia costiera dopo essere stati salvati durante la traversata del Canale di Sicilia a bordo in un barcone insieme ad altre 600 persone. Entrambi sono arrivati in porto in condizioni disperate insieme ad ad altri due ragazzi, indicati come più gravi, ed un altro gruppo di una ventina di persone in condizioni leggermente migliori. Il primo a perdere la vita, nella notte tra lunedì e martedì, è stato il quindicenne, ricoverato nell’ospedale vibonese. Stamani è deceduto il ventenne. Entrambi provenivano dall’Etiopia ed avevano intrapreso il viaggio con la stessa speranza che li accomuna alle decine di migliaia che ogni anno approdano sulle coste italiane: un futuro senza guerra, violenza e la possibilità di costruirsi una vita normale. Un viaggio che è stato loro fatale. Prima le presumibili privazioni nel viaggio per raggiungere le coste della Libia, luogo d’imbarco per questi disperati; poi l’attesa estenuante del viaggio ed infine l’imbarco, senza cibo né acqua, ammassati uno sopra l’altro su natanti che a malapena stanno a galla. I due ragazzi ce l’avevano fatta a raggiungere la loro meta ma le sofferenze patite nelle settimane precedenti hanno minato i loro fisici portandoli alla morte. Non appena sbarcati, i medici li hanno subito ricoverati, ma i danni all’organismo erano orami troppo gravi per poter essere curati. Per lo sbarco di Vibo, la squadra mobile ha sottoposto a fermo i quattro presunti scafisti che conducevano l’imbarcazione sulla quale si trovavano i 600 disperati soccorsi da nave Diciotti. Sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravata dall’avere esposto le persone trasportate a pericolo per la loro vita e per la loro incolumità sottoponendole a trattamento inumano e degradante, facendoli viaggiare senza acqua né cibo. Quel trattamento che è costato la vita ai due giovani migranti.






