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    Memorie – Diego Vitrioli, l’allievo di Calliope in riva allo Stretto

    di Anna Foti – Le infinite sfumature di una tradizione radicata e legata al mare, ai suoi miti e alla pesca del pescespada nel suggestivo scenario dello Stretto tra Scilla e Cariddi, fermate da una penna arguta e sensibile nel celebre poemetto “Xiphias”, composto all’età di soli 25 anni. Un’opera che lo rese grande in Italia con l’appellativo Virgilio redivivo e che gli valse il Certamen poeticum Hoeufftianum. Il poeta e latinista Diego Vitrioli nacque da Tommaso e Santa Nava, figliuola del giureconsulto Demetrio Nava, a Reggio Calabria il 20 maggio 1818 e morì nello stesso giorno del 1898 sempre nella sua Reggio. Apprezzato da Paolina Leopardi, definito da Leone XII ‘principe dei letterati’, da Giosuè Carducci ‘artista letterato’, ‘un poeta di lingua morta’* da Giovanni Pascoli, amico di Vitrioli al tempo in cui il poeta emiliano visse a Reggio e insegnò all’università di Messina Letteratura Latina.
    Fu autore di una della opere più eleganti e originali della poesia umanistica italiana, e insegnante di Latino e Greco presso il Real Collegio di Reggio dove, allievo di Antonino Rognetta e di Gaetano Paturzo, Diego Vitrioli si era diplomato.
    Direttore della Biblioteca civica di Reggio Calabria, attuale biblioteca “Pietro De Nava”, perse il figlio Tommaso di soli sette anni e rimase comunque legato alla moglie da cui si separò dopo la tragedia. La sua vita divenne presto ancora più solitaria quando, con l’accusa di essere illiberale, nel 1860 fu rimosso dall’incarico in biblioteca. Si dedicò quindi alla scrittura, stringendo una profonda amicizia, scandita da una fitta corrispondenza epistolare, con Leone XII.
    Su iniziativa del Cardinale Gennaro Portanova arcivescovo di Reggio, nel 1896 fu offerto al Papa un pescespada accompagnato da un epigramma di Vitrioli che recitava: «Giacché una volta Cristo a te diede le mistiche reti riceviti ora, o sommo Pontefice, un pescespada. Esso preso sotto i gorghi di Scilla con celere barchetta, ben volentieri viene ai tuoi piedi. Avrebbe voluto venire in una sua compagnia una torma di pesci, quanto ne nutrono le acque del turrito Faro, ma il nostro pescespada quale abitante del siculo stretto si dia solo esso piuttosto in pasto al Pontefice. Sia questa la gloria più grande di questo pesce vagante per i flutti del mare, sia questa la somma gloria dell’Uomo armato di tridente. Ordunque addio conchiglie e rombi delle acque del Faro, il pescespada saporito sia dato in pasto al Pontefice».
    Uomo schivo e inquieto, la casa era il suo tempio e la carrozza chiusa il suo passaporto per l’esterno. Prediligeva i luoghi solitari in cui lasciarsi rapire dal panorama. Tra le sue poche uscite pubbliche si annovera l’occasione dello storico passaggio, in transito verso Catania, dei resti mortali di Vincenzo Bellini. Era il dicembre del 1876.
    Patriota incompreso e fedele alla sua Reggio, fu tuttavia tacciato di essere anti-italiano per la sua lontananza dalla politica e per il sospetto di pregiudizi frutto di ritorsioni per le persecuzioni subite dal fratello e l’esilio inflitto dopo la cacciata dei Borboni al padre Tommaso (nipote e allievo della scienziata Maria Angela Ardinghelli, alla quale lo stesso Vitrioli dedica un lungo elogio in latino).
    Sotto il suo ritratto Vitrioli volle riportato questo epigramma:
    « È patria mia la Brezza; mi allevò Calliope col miele delle Pieridi».
    Sul Corso Garibaldi, tra i palazzi rappresentativi della ricostruzione dopo il sisma del 1908, vi è anche palazzo Vitrioli. Una lapide ricorda l’antica residenza dell’umanista reggino e della sua famiglia. Nel 2007 gli eredi hanno donato al comune di Reggio Calabria il patrimonio librario appartenuto a Diego Vitrioli, la pinacoteca di proprietà di famiglia composta da circa 130 quadri, svariati mobili ed oggetti di importanza storica ed economica rilevati dallo studio personale del latinista.
    Opere (wikipedia)
    •    Diego Vitrioli, Xiphyas, carmen Didaci Vitriolii, Amstelodami: Mullerum, 1845.
    Poemetto latino in esametri, si compone, nella edizione definitiva di tre canti: nel primo, Aglaja, è descritta appunto la poesia dello Xiphias; nel secondo, Thalia, è narrato il mito di Scilla, splendida giovinetta, trasformata dalla maga Circe, gelosa dell’amore che nutriva per lei Glauco, in orribile mostro; nel terzo, Euphrosyne, sono riportati i canti e i riti dei pescatori dopo l’uccisione del pesce spada. Pubblicato in occasione del concorso latino dell’Accademia di Amsterdam fu tradotto successivamente, in endecasillabi sciolti dello stesso autore. D’ispirazione letteraria, sono particolarmente efficaci le descrizioni contenute nel primo canto, dove il Vitrioli sceglie come protagonisti degli umili pescatori.
    •    “Veglie Pompeiane”(in italiano).
    “Ritratto paterno”,”Epigrammi”,”Saggio di versi in greco”,”Elegie latine”,”Elogio di Angela Ardinghelli”,in latino o greco con traduzione italiana, pubblicati nelle “Opere Scelte”, (Ceruso,Reggio Calabria,1893; ristampa a cura del nipote D.Vitrioli,1930)

    *”Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni. Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine; e qui si fondono formando nella serenità del mattino un immenso bagno di purissimi metalli scintillanti nel liquefarsi, e qui si adagiano rendendo, tra i vapori della sera, immagine di grandi porpore cangianti di tutte le sfumature delle conchiglie. È un luogo sacro questo. Tra Scilla e Messina, in fondo al mare, sotto il cobalto azzurrissimo (…)”. “Un poeta di lingua morta” di Giovanni Pascoli, tratto dalla raccolta “Pensieri e discorsi” (1914), pubblicata sulla celebre rivista Ellade Italica.