di Anna Foti – La Calabria delle incursioni dei Saraceni e il fiorire della letteratura epico-cavalleresca (distintasi in cicli come quello bretone e carolingio). Tra le canzoni di gesta in lingua francese ispirate alle imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini (sulla scia delle quale nacque la letteratura francese), spicca la “Chanson d’Aspremont”, significativa opera di letteratura medievale di origine normanna, prologo della “Chanson de Roland”, poema per antonomasia scritto dal monaco francese Turoldo nell’anno 1000 circa, e dei successivi poemi cavallereschi “Orlando innamorato” e “Orlando furioso” rispettivamente dei poeti emiliani Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto tra il 1400 e il 1500. La “Chanson d’Aspremont”, oggi oggetto di interesse studio in tutta Europa è stata scritta nel XII secolo da un anonimo, si compone di diciotto canti scritti in ottave e narra, tra gli altri, un momento fondamentale della vita del giovane Rolando o Orlando, paladino di Carlo Magno ed eroe cavalleresco vissuto nel 700 d.C..
Tra l’Aspromonte, dove in battaglia avvenne la sua iniziazione a cavaliere, e i Pirenei (località spagnola di Roncisvalle) dove morì suonando l’olifante in un agguato nel 778 d.C., si dipanano infatti le sue gesta. Eroe cavalleresco che difese la Fede cristiana dagli arabi in Europa (anche nella Calabria invasa dai Saraceni), egli fu cantato secoli dopo dalla letteratura carolingia e ripreso dal commediografo emiliano Ludovico Ariosto nel 1500. Un testo antico, nei secoli arricchito e ispirato a fatti ancora più antichi, narra proprio dell’epopea del giovane paladino, Rolandino, ambientata in quella che per i normanni, a cui si deve la diffusione dei poemi di tradizione carolingia, divenne la porta a Sud dell’Europa, l’antica Calabria con il suo monte Aspromonte. Il testo è quello della “Chanson d’Aspremont”, il poema epico francese il cui nome è ispirato al nome del monte calabrese che fece da cornice al combattimento tra l’imperatore Carlo Magno e il re Agolante, padre di Almonte, ucciso da Rolandino (poi narrato come il giovane Rolando) che, fuggito dal castello di Reggio, andò impavido in battaglia nonostante la giovane età. Strappò al nemico saraceno le armi, la spada durlindana, l’elmo e il cavallo Brigliadoro, prima di essere con essi investito cavaliere da Carlo Magno per la sua audacia e il suo coraggio nel difendere la Cristianità.
Una trama in realtà molto più complessa in cui si innesta anche la drammatica storia tra Ruggiero di Reggio e Claudiana, figlia del re Guarneri in Africa, da cui nacque Cladinoro, e la caduta di Risa Reggio Normanna, importante città cristiana governata da Ruggieri di Risa (Ruggiero di Reggio). Costui aveva sposato Gallicella, figlia dello stesso Agolante prima di morire per mano del fratello traditore Beltramo e senza neppure conoscere i figli Ruggiero e Marfisia.
Una perla di letteratura medievale, cantata per la prima volta durante la Terza crociata nella Reggio normanna e poi nei secoli rivisitata almeno fino al 1500, che conferma l’autorevolezza e la nobiltà dei luoghi dell’Aspromonte, fin dall’alba dei tempi che ci è dato di conoscere.






