di Anna Foti – Manifesti strappati e resi materia prima dell’opera con cui il maestro catanzarese, Mimmo Rotella, ha contribuito in modo assolutamente originale all’arte del Novecento.
La sua pittura sarà esplorata anche a Torino, in occasione del Salone Internazionale del Libro, durante l’incontro di domani pomeriggio, inserito nel ricco programma “Nutrimenti di Calabria”, con Rocco Guglielmo, presidente del comitato scientifico della fondazione Rotella, Germano Celant, curatore del catalogo ragionato sull’opera del maestro, e Domenico Piraina, direttore del palazzo Reale di Milano che a giugno ospiterà una mostra unica.
Il maestro nasce a Catanzaro nel 1918, si diploma a Napoli nel 1944 presso l’Accademia delle Belle Arti e matura artisticamente a Roma. Muore a Milano, dove ha vissuto, l’8 gennaio del 2006. Dal 1951 espone nelle principali città italiane e di tutto il mondo tra cui citiamo Parigi, Nizza, Dublino, Londra, Berlino, New York e Buenos Aires. Negli anni ’50 Rotella crea questo nuovo modo di fare arte, ossia il decollage che si nutre di manifesti affissi sui muri e per le strade, poi lacerati e strappati per estrapolarne il contenuto essenziale e reale e riproporli come “veri e propri messaggi della strada che intonano una protesta e lanciano una provocazione, poiché ciò che c’è intorno, sui muri e nelle strade chiede attenzione”- spiegò lo stesso maestro in occasione della mostra “L’arte è pace e profezia”, allestita nella sala Green del Consiglio Regionale a Reggio Calabria nel 2002.
La sua intuizione si sviluppa sulla scia di una crisi che lo colse nel 1953; crisi durante la quale interrompe la sua produzione pittorica. E’ in quel momento che si accende l’”illuminazione Zen” che getta un occhio diverso sul manifesto pubblicitario tramutandolo, nell’idea e poi nei fatti, in una fonte di originale ispirazione. Ecco come nasce il decollage, maturazione del collage, composto da pezzi di manifesti strappati per strada ed incollati su tela, sulle orme dei dadaisti e dei cubisti. La prima mostra della sua genialità ritrovata viene allestita nel 1955 a Roma e si intitola “Esposizione d’arte attuale”. Nella capitale l’artista catanzarese Rotella espone per la prima volta il ‘manifesto lacerato’ poi ancora declinato nel cosiddetto doppio décollage, ossia il manifesto rimosso dalla sua sede e poi ‘strappato’ in laboratorio. I riconoscimenti non si fanno attendere e cominciano ad arrivare nel 1956. Alla fine degli anni ‘50, Rotella, per la critica è lo strappamanifesti o il pittore della carta incollata.
Nel 1991 si sposa con la russa Inna Agarounova, nel 1993 diventa papà di Aghnessa.
Negli anni Novanta approda al Centre Pompidou di Parigi con la mostra “Art et Pub” e al Museum of Modern Art di New York con l’esposizione “High and Low”. Nel 1992 il Ministro della Cultura francese, Jack Lang, lo insignisce del titolo di Officiel des arts et des Lettres e nel 2004 riceve la laurea honoris causa in Architettura presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
La produzione artistica del maestro catanzarese Mimmo Rotella si nutre di lacerazioni e sovra pitture, si ispira al graffitismo e sperimentazioni materiche, nutrendosi di Pop Art, di Espressionismo astratto americani, di Informale. La sua formazione culmina con l’adesione al Nouveau Realism di Pierre Restany. Il maestro catanzarese sfida ogni convenzione. Le immagini, infatti, dopo la sua azione destabilizzante, mutano aspetto e significato. Così la Marilyn di Rotella si mostra dissacrata e frammentaria, sicuramente in palese contraddizione con la perfezione immutabile associata al mito che da sempre l’accompagna. Tra le sue opere primeggiano per l’attualità delle immagini “Islam”, che ritrae due donne con il burqa, e “Terror”, che propone frammenti di foto della tragedia dell’11 settembre.
Un maestro creativo, di origini calabresi, rappresentativo dell’Italia, invitato al Guggenheim Museum di New York nel 1994 per la mostra “Italian Metamorphosis”, nel 1996 al Museum of Contemporary Art di Los Angeles in “Halls of Mirrors”. Il regista, premio Oscar alla Carriera, Federico Fellini gli ha dedicato la Felliniana. Ma Mimmo Rotella non ha mai dimenticato le sue origini ed è stato un frequentatore del Museo Santa Barbara di Mammola in provincia di Reggio Calabria, considerato uno dei più importati Musei di Arte Moderna. Qui sono stabilmente esposte anche sue opere come anche presso la Galleria nazionale ed il Museo di arte contemporanea di Roma, il Museo dell’arte dell’otto e novecento Maon di Rende, in provincia di Cosenza, il TAMA di Tel Aviv Museum of Art, il Museo del Novecento, presso il Palazzo dell’Arengario di Milano ed il Museo Nacional de Bellas Artes, Buenos Aires
Grande esponente dell’arte contemporanea, attraverso i suoi lavori originali si incontrano l’arte con il caos e la ruvidezza e la veracità delle strade, in una dimensione proiettata verso un nuovo modo di concepire l’immagine. Tra le sue innumerevoli opere prevalentemente dedicate al cinema, agli slogan politici e al circo, vi è spazio anche per un omaggio alla sua terra di Calabria con “Cara Calabria” e “Capo Colonna”.
La sue opere continuano a girare il mondo e con esse la sua originale ed autorevole interpretazione dell’arte del Novecento. La fondazione che porta il suo nome, istituita nel 2000, è finalizzata alla valorizzazione delle sue opere in sinergia con collezioni pubbliche e private ed alla promozione della ricerca e dello studio su di esse; negli anni, con il suo impulso, sono state realizzate importanti mostre a livello nazionale e internazionale e sono state pubblicate numerose monografie. La fondazione, che ha all’attivo anche delle collaborazioni con il “Mimmo Rotella Institute” nato a nel settembre 2012 a Milano per volontà della moglie Inna e della figlia Aghnessa, attraversa lo Stivale da Milano, dove ha sede l’archivio Mimmo Rotella, fino a Catanzaro dove dal marzo del 2005 il vico dell’Onda ospita, nella sua casa natia, la “Casa della Memoria”, un museo fortemente voluto dallo stesso maestro Rotella.
Lettera aperta del maestro Mimmo Rotella ai Calabresi
(da www.fondazionemimmorotella.net)
E’ con grande gioia che intendo comunicare ai calabresi che finalmente il progetto di una Fondazione a me intitolata è diventato realtà.
Scopo dell’istituzione non è solo promuovere la mia idea artistica ma soprattutto dare la possibilità di emergere a tutti i giovani talenti che, nel Sud, ancora oggi, hanno bene poche occasioni di confronto e vetrina. E’ soprattutto per questo che ho voluto che la sede della Fondazione fosse proprio a Catanzaro, mia città natia, per riconoscenza alla mia terra, ma anche con la prospettiva di riuscire a fare di questa Regione un importante crocevia culturale.
La Fondazione Mimmo Rotella dovrà avere la funzione di motore propulsore di una riuscita a lungo, e da tanti, attesa.
Ho voluto fermamente che la fondazione fosse costituita in Calabria e nell’anno 2000, attribuendo un significato simbolico a questo inizio millennio che mi auguro sia portatore di nuove opportunità per il Mezzogiorno tutto ed in particolare per i giovani calabresi sempre alla ricerca di nuovi orizzonti, artistici e non. Il simbolismo legato all’anno 2000 spero sia ben augurale per tutti ed anche per il cammino della Fondazione Mimmo Rotella.
La Fondazione è stata riconosciuta dalla Regione Calabria a compimento di un lavoro fatto in questi anni con l’appoggio e la collaborazione di tanti amici.
E’ doveroso per me, dunque, ringraziare prima d’ogni altro, i componenti del Comitato promotore per la costituzione della Fondazione, le Istituzioni tutte ad ogni livello, le città di Catanzaro, la mia Calabria.
Alla Fondazione, e quindi a tutti i Calabresi, offrirò alcune delle mie opere più significative, che dovranno essere esposte in uno spazio dignitoso e la cui vista dovrà essere possibile a chiunque le voglia vedere. La mia idea, per il futuro della Fondazione, è legata ad una visione culturale ampia di confronto e di dibattito e non alla costituzione di una scatola chiusa, riservata a pochi, che non avrebbe senso e finirebbe con lo svuotare di significato la mia stessa concezione dell’arte e della vita.
Da Roma in giù non esistono Fondazioni che si occupino di arte contemporanea, la nostra potrebbe essere la prima, potrebbe diventare, automaticamente, punto di riferimento centrale di una rete, che in Calabria esiste, ma che non ha coordinamento.
Non mi resta altro che formulare ai Calabresi, ed alla nostra Fondazione Rotella, i migliori auguri per un terzo millennio in cui ogni brutta cosa sia stracciata via dalla nostra vita.






