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Reggio, la solitudine dei Commissari: Reggio nuovamente offesa ed oltraggiata”

8 Maggio 2014
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 4 minuti
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Reggio, la solitudine dei Commissari: Reggio nuovamente offesa ed oltraggiata”

lettera

Riceviamo e pubblichiamo: Non ho dormito, stanotte. Niente di speciale, dirà qualcuno che sa della mia insonnia, niente di nuovo per il mio spirito travagliato da problemi e tristezze personali: chissà quanti

hanno condiviso con me il disturbo di una notte con gli occhi aperti, nonostante la stanchezza.

Ma la mia insonnia stanotte aveva una causa straordinaria, come la commissione di “uomini soli”. Non potevo pensare, a questi derelitti che, credendosi in perfetta solitudine, tranciavano giudizi e commenti sulla città e i suoi abitanti, sull’amministrazione e i suoi dipendenti mentre dall’altra parte si ascoltavano le ingiurie e le offese portate a questa città in nome e per conto dello Stato. Non riuscivo a capacitarmi di come gli “eremiti” di Palazzo S. Giorgio, della Sala dei Lampadari, con l’affaccio sulla Piazza più bella e importante della città soffrissero così tanto della stessa miseria emotiva che hanno elargito agli altri, a tutti gli altri con tanta generosità.

Parlo da cittadina. Non mi hanno colpito i cumuli di spazzatura, ho pensato che fosse un problema italiano, più che reggino, ma pensavo di aver diritto ad avere accanto lo Stato pulito ed onesto (ma c’è?) quando ho protestato per le bollette inique della TARES ed ero in piazza ad aspettare un segno di quei tre rappresentanti dello STATO, che desse coraggio, fiducia, speranza al popolo vessato. Nulla, il più assordante dei silenzi.

Poi è arrivato Natale e alla mortificazione di nessun segno di atmosfera natalizia si è aggiunto lo squallore di un albero di natale che era un insulto in più, forse avrebbero potuto mettere in moto un po’ di fantasia e di umanità, fare un gesto simbolico verso chi non ha niente (lo Stato a volte stupisce con atteggiamenti plateali), garantire un pasto, regalare un panettone, colorare con una stella l’ingresso di quel Palazzo che non è più di Città, qualcosa insomma che sapesse di augurio. Dico sciocchezze, perché dovrei sottolineare invece che, mentre gli “uomini soli”, potevano passare il Natale o le feste dove e come avessero voluto, qui la città languiva nel degrado. Spazzatura, baratri e falò per le strade, nessun cenno di cultura a teatro, nessuna possibilità pubblica di scambiarsi BUON NATALE.

E la Reggio “bella e gentile” ha lasciato il posto ad una città di frontiera: una miscellanea di inciviltà e degrado, in cui anche il sole, il mare e il profumo di salsedine hanno fatto fatica ad identificarla.

Difficile compito quello dei Commissari, è vero, ma pare che fossero qua proprio per assolvere ad un compito così arduo da non poter essere affrontato da altri. E invece? Invece c’è stata una sorta di maledizione biblica: “E le colpe dei padri ricadranno sui figli fino alla terza e alla quarta generazione…”(Esodo 20:4-5).

Parlo da dipendente: offesi e vilipesi, quasi si trattasse di mobbing: da due anni ogni mese è una scommessa sapere se avremo o no le famigerate trattenute sullo stipendio; chi sarà colpito relativamente alla PEO: una via di mezzo tra la “Schindler’ s list” ed una roulette russa, comunque un gioco al massacro, per il quale ho avuto l’impressione che fossimo il tributo da pagare perché le loro eccellenze avessero un minimo di riconoscimento, per il loro lavoro, da parte dello Stato che rappresentano.

Ci hanno sbattuto in prima pagina, sulle televisioni per il “torno subito”: è giusto che paghi chi ha sbagliato, ma non può passare il messaggio che i dipendenti comunali siano robaccia, lavativi della peggiore progenie.

Hanno iniziato una sorta di “caccia alle streghe” per identificare chi fosse colluso, chi avesse la colpa di essere imparentato con qualcuno in odore di criminalità organizzata, come dire: se non criminali bisogna comunque criminalizzarli. Benissimo! Ma non si è innocenti fino a quando non viene dimostrata la colpevolezza? Abbiamo vissuto in un’atmosfera surreale, in cui il sistema nervoso dei più sensibili ha quantomeno vacillato, in cui abbiamo finito per farci male l’uno con l’altro in questa atmosfera di insicurezza e di dubbio.

La situazione è andata deteriorandosi fino a quando ci hanno negato le più elementari norme di igiene: senza pulizia negli uffici, prima a singhiozzo, poi più nulla per 15 giorni: cestini olezzanti, carta igienica inesistente, bagni ridotti come vespasiani abbandonati. Ci siamo tassati, ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo pulito, anzi in questi ultimi giorni hanno pulito i miei colleghi: io mi sono rifiutata, desideravo che montasse una rabbia da insurrezione, volevo andare a Palazzo S. Giorgio a chiedere agli “uomini soli” come si regolassero loro quando i bisogni fisiologici prendono il sopravvento sulla volontà. Me l’hanno impedito, mi hanno “consigliato” di farmi i fatti miei per non incorrere in ritorsioni che si tramutassero in richiami, trasferimenti o…chissà forse peggio.

Ma questo non è uno stato di diritto, è uno stato pietoso!

Io, che non ho fatto la guerra per motivi anagrafici, ma che ho vissuto i terribili “anni di piombo” di una Reggio completamente abbandonata a se stessa, ho raccontato ai miei figli come, in qualche modo, si fosse ripresa e come tutti noi dovessimo nutrire la speranza di vederla rifiorire, portandole un rispetto da madre e non matrigna, intessendone le lodi in ogni giorno della mia vita a chiunque ne parlasse. Mi sentivo un’ promoter turistica e pensavo che mai più sarebbe successo niente di simile ad allora.

Al peggio non c’è fine, perché Reggio nel tempo è stata nuovamente offesa e oltraggiata. I Commissari, novelli Cirenei, non avrebbero dovuto aiutare a portare la croce e a rialzarsi una città caduta in ginocchio?

Oggi i miei figli se ne vogliono andare da una città che hanno finito per condannare caldamente in quanto “invivibile”: io preparerò le loro valigie con la tristezza della sconfitta (Esodo: 2014: quello della mia famiglia).

Per finire posso dire che il conto alla rovescia è cominciato da quando abbiamo capito che prima la triade porta a termine il proprio mandato, prima avremo la possibilità di ricucire i pezzi di una dignità maciullata.

Sono ancora dispiaciuta, tanto, per la loro solitudine.

Quanto a me, cittadina e dipendente…. meglio sola che male accompagnata!

Giuliana Cammarata

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