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Home RUBRICHE Lettere a Strill

Mobilità Urbana: la replica di Peppe Caridi

20 Luglio 2010
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 9 minuti
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Concediamo il doveroso diritto di replica a Peppe Caridi.
di Peppe Caridi – Ad un lettore completamente anonimo ed estremamente volgare come quello che giovedì scorso ha inviato questa lettera a Strill, non vale neanche la pena di rispondere. Ma ad “Antonio” sì.

Non tanto perchè sia stato più esplicito nel firmarsi con un riferimento preciso (in Italia ci sono milioni di “Antonio”, è il secondo nome più diffuso del Paese), quanto per le specifiche e pesanti accuse che mi ha rivolto, ben più pacate rispetto a quelle volgari e offensive del lettore anonimo di giovedì scorso, ma sicuramente molto più pesanti nei confronti della mia dignità personale e professionale. Per questo motivo, e solo per questo, ho deciso di rispondere con quest’articolo scritto a freddo, dopo due giorni dalla lettera di “Antonio”, tra i mille impegni logistici e organizzativi legati a Tabularasa che in queste ore mi sta coinvolgendo a 360°.

“Antonio”, il lettore che nel pomeriggio di una calda e soleggiata domenica di mezz’estate ha inviato a Strill una lunghissima lettera molto approfondita sul tema della mobilità urbana di Reggio Calabra, mi accusa di essere di parte, di scrivere in base ai dettami del “minculpop locale” e, addirittura, di capovolgere la realtà delle cose.

La vicenda del Piano di Mobilità Urbana di Reggio Calabria è, in realtà, molto più semplice e lineare di quanto “Antonio” voglia far credere, perchè – come in tutte le cose – ci sono dei fatti, comprovati, documentati e oggettivi, e delle opinioni personali.

I fatti sono i seguenti (tutti provati e documentati da carte ufficiali e protocollate):

– Tra 2006 e 2007 la Regione Calabria decide di realizzare i piani di mobilità per le aree urbane e individua ingenti somme di denaro da utilizzare per questi progetti. Stipula con i Comuni di Rende, Cosenza e Catanzaro i protocolli d’intesa per i relativi piani di mobilità urbana. Nel protocollo d’intesa, i comuni si impegnano a sviluppare entro l’autunno 2009 i progetti che andranno a comporre il piano di mobiltà. Reggio Calabria non esiste tra i comuni chiamati in causa.

– L’Amministrazione Regionale si ricorda che tra le aree urbane della Calabria c’è anche quella di Reggio nel luglio 2009: l’Assessore ai Trasporti Naccari si accorge che sta per scadere il termine per la consegna dei progetti ma che Reggio non esiste, e allora decide di coinvolgere quella che è la sua Città natale. Chiama subito il Comune a firmare in fretta e furia lo stesso protocollo d’intesa che gli altri avevano stipulato tre anni prima, e la firma viene registrata il 7 agosto. A partire da quella data, il Comune di Reggio ha tre mesi di tempo per sviluppare i progetti che gli altri comuni della Calabria avevano realizzato nei quattro anni precedenti.

– Il Comune di Reggio, in piena estate, riesce in pochi mesi a realizzare il piano di mobilità urbana coinvolgendo l’Atam, Rfi, le Ferrovie e gli altri principali attori della mobiltà nell’area metropolitana della Città e consegna alla Regione il documento con un comprensibile ritardo di un paio di settimane rispetto a quanto stabilito nel protocollo d’intesa.

– Il Dirigente Regionale del settore di Programmazione e Gestione delle Infrastrutture di trasporto, Luigi Zinno, accerta subito “la sostanziale coerenza del progetto di mobilità urbana di Reggio Calabria con il Protocollo d’intesa stipulato”.

– L’Amministrazione Regionale, però, nel mese di gennaio 2010, boccia il progetto di Reggio con la motivazione che è stato “consegnato in ritardo rispetto ai tempi previsti” e “fatto con i piedi“. Per questo motivo blocca il finanziamento di 115 milioni di € per il piano di mobilità urbana della Città di Reggio, mentre dà il via libera a tutti quelli delle altre realtà urbane della Regione.

– Pochi giorni fa il nuovo Governatore, Scopelliti, convoca i giornalisti in una conferenza stampa in cui annuncia e spiega la delibera di Giunta con la quale la nuova Amministrazione Regionale ha sbloccato e vincolato per Reggio questi 115 milioni di € (oltre a stanziarne 100 mila per alcuni studi di fattibilità), ricreando sostanzialmente parità e  equilibrio tra le varie realtà della Regione.

Questi, quindi, i fatti. Fatti che abbiamo raccontato da cronisti. Fatti documentati da provvedimenti ufficiali e carte protocollate. Fatti che nessuno tra le parti in causa ha mai smentito.
E’ quindi sotto gli occhi di tutti che la notizia degli ultimi giorni è proprio lo sblocco e il finanziamento vincolato di 115 milioni di € per la mobilità urbana di Reggio Calabria da parte della nuova Amministrazione Regionale, infatti tutte le realtà giornalistiche locali, dai quotidiani alle televisioni, dai giornali online alle radio, hanno dato la notizia in questo senso.

Poi ci sono le opinioni. Le opinioni dei politici, dei principali protagonisti della vicenda, le opinioni al centro di una dura querelle politica e personale. Opinioni che nelle decine di articoli pubblicati su Strill in merito alla vicenda, ho sempre riportato con grande equilibrio, imparzialità e senza mai schierarmi nè da una parte nè dall’altra. Sono stati redatti con meticolosa attenzione scientifica e facendo riferimento esclusivamente ai fatti  documentati. Ho seguito, da inviato di Strill, tutte le conferenze stampa in merito alla vicenda, ho studiato tutti i comunicati, le note e le dichiarazioni, ho anche fatto delle interviste su una questione che ha alimentato in modo molto vivace la campagna elettorale per le Regionali. Ho dato ampio spazio ai rappresentanti della precedente Amministrazione Regionale, al Presidente Loiero e all’Assessore Naccari che hanno espresso tutte quelle che erano le loro perplessità sul modo di agire del Comune di Reggio Calabria eche hanno spiegato, anche tramite queste pagine, come e perchè il progetto del Comune di Reggio era stato bocciato. Altrettanto spazio ho dato alla parte opposta, a Scopelliti prima da Sindaco e poi da Governatore, all’Assessore Canale, all’architetto Artuso che è il coordinatore del progetto e agli altri attori della vicenda che invece portavano avanti la tesi della bontà del progetto di Palazzo San Giorgio. Lo scontro, infatti, s’è verificato proprio su questo: sulle tempistiche della considerazione della Città di Reggio da parte della precedente Amministrazione Regionale, e sui contenuti tecnici del progetto che ho pubblicato pochi gorni fa in esclusiva su Strill con le planimetrie e le schede del piano di mobilità. Che i fondi per il piano di mobilità di Reggio erano stati bloccati dalla Regione nel gennaio 2010, e sono stati sbloccati adesso, è un fatto storico e documentato. I motivi per cui sono stati bloccati, i giudizi di merito sul progetto, la tempistica della consegna ecc. ecc. sono i pareri e le opinoni che abbiamo riportato citando le dichiarazioni dei diretti interessati senza mai parteggiare per qualcuno.

Nessuno ha mai smentito i fatti elencati sopra. Nessuno può smentirli perchè sono documentati da carte intestate e timbrate a disposizione di chiunque voglia consultarle. Sono tutti documenti che conservo meticolosamente e che potrò mostrare a chiunque me lo chieda.

Citando le dichiarazioni di merito, le opinioni dei politici, non mi sono mai schierato perchè non ho padroni, perchè sono libero, scrivo su un giornale libero che deve dare conto di quello che pubblica solo e soltanto ai suoi lettori. Ci schieriamo sempre e solo dalla parte dei fatti, perchè è quello che dobbiamo raccontare. Le opinioni le riportiamo, le virgolettiamo ma mai ce ne impossessiamo.

Sfido chiunque, leggendo tutti gli articoli relativi al piano di mobilità, a poter trovare una sola parola, una sola frase o un paragrafo che vada oltre la mera cronaca, il racconto dei fatti e degli eventi, il riepilogo di quanto accaduto. Sfido chiunque a trovare in questi articoli una sola parola, una sola frase o un solo paragrafo da cui emerga partigianeria.

Grazie a Dio, il minculpop Italiano è durato solamente sette anni, durante la dittatura fascista che ha segnato la pagina più buia della storia del nostro Paese in termini di libertà e democrazia.

Il giornalismo del 2010 non ha bisogno di piaggerie e lecchinaggi. Almeno non quello di Strill e certamente neanche quello di Peppe Caridi, che per formazione professionale preferirebbe andare a lavare le scale piuttosto che dover lavorare senza potersi esprimere liberamente.
Libertà: è questo il punto. A prescindere dalla vicenda della mobilità urbana e dalla lettera di “Antonio” (così approfitto anche per rispondere al lettore anonimo della scorsa settimana, che coincide con altri anonimi di facebook e del mio blog), certamente in molte altre occasioni ho espresso opinioni su altre vicende cui mi sono avvicinato non da cronista o giornalista, ma da semplice cittadino o blogger. Non vedo perchè dovrei farne a meno.
Quando l’ho fatto, è stato sempre e solo per istinto e passione, mai per dettame o imposizione. L’ho fatto perchè evidentemente ci credevo davvero, per quanto possa sembrare strano nel mondo del 2010 senza ideologie e regole morali. L’ho fatto perchè sento di essere una persona libera e di vivere in un Paese democratico, e per questo motivo sento il diritto di potermi esprimere liberamente.
Se ho espresso pareri, se ho pubblicato riflessioni, se ho voluto dire la mia in merito ai più vari e sparuti argomenti, l’ho fatto per un credo, per una fede, per un sogno, per un ideale, per una passione e un entusiasmo alimentato dalla giovane età e da un carattere estremamente positivo. Non certo per fare piacere a qualcuno, per piaggeria o lecchinaggio. Non ne ho affatto bisogno.

E’ proprio quella stessa “èlite” della società civile che scende in piazza e protesta contro il ddl intercettazioni (perchè rischia di mettere a repentaglio la libertà di stampa, di cronaca e di espressione) che poi insorge ogni qual volta qualcuno esprime idee e opinioni che non siano concordi al 100% con quanto pensano loro stessi.

Insomma: libertà di stampa sì, “ma solo come diciamo noi“. Libertà di stampa sì, “ma solo se dici le cose che pensiamo anche noi” altrimenti sei un “servo“, un “lecchino“, un “venduto“. Che uno possa pensarla in modo diverso con la propria testa, indipendentemente, senza padroni, è assolutamente inammissibile perchè “noi abbiamo ragione“.

Eh no, cari miei: così non va bene.

La vera libertà è quella che si basa sul confronto, sul rispetto dell’opinione altrui anche quando non è condivisa, sulle relazioni sociali e sulla democrazia.

Un parere che non si condivide non deve dare fastidio: può, anzi deve essere stimolo di confronto, riflessione e discussione ma non lo si può liquidare in toto come espressione di chissà quali logiche perverse. Grazie al cielo non tutti la pensiamo nello stesso modo e abbiamo idee differenti pensando ognuno con la nostra testa.

Reggio Calabria è una Città che, da questo punto di vista, può insegnare tanto proprio per quello che rappresenta la sua Storia. Reggio è una Città forte, sensibile, emotiva e tremendamente orgogliosa di sè stessa. La dignità che l’ha portata sulle barricate nel 1970 esiste ancora oggi nelle case della gente, che vivono i fatti quotidiani senza particolari appartenenze di casta, di partito o di categoria sociale, ma con grande attenzione a chi, nell’azione politica e sociale, lavora per il bene della Città a fronte di chi invece pensa egoisticamente solo ai propri interessi. Reggio Calabria è la Città che ha adorato un grande uomo come Italo Falcomatà, Sindaco indimenticato della Primavera di Reggio. Falcomatà era un uomo d’estrazione politica assolutamente comunista, che a Reggio s’era fatto amare per fatti concreti, per gesti d’amore e per un ’modus operandi’ umile e vicino alla gente. Dopo la sua morte, la Città s’era ritrovata smarrita e doveva decidere il nuovo Sindaco: ribaltando tutti i pronostici della vigilia, dava fiducia a un giovanotto d’estrazone post-fascista, capovolgendo completamente il colore politico di Palazzo San Giorgio. Cosa che potrebbe accadere di nuovo tra pochi mesi, più o meno con le stesse modalità: dopo la fine dell’era-Scopelliti, la Città sceglierà il suo Sindaco senza pensare al colore politico di chi ha governato negli ultimi anni, ma giudicando i fatti di chi si appresta a governare i prossimi. E così non è da escludere che Massimo Canale, che un pò assomiglia a Scopelliti (per l’età e solo per quella) e un pò a Falcomatà (per l’estrazione e l’appartenenza comunista) diventi Sindaco ribaltando nuovamente il colore politico di Palazzo San Giorgio (anche perchè fino al momento è l’unico candidato ufficiale …).
Il colore politico alla gente interessa poco. Interessa molto di più la persona, perchè Reggio ha la necessità di avere un Sindaco che ama la Città. E così come i giornalisti, anche la gente agisce senza schieramenti e appartenenze ma solo con il dovere morale più sentito: nel caso dei giornalisti quello professionale, nel caso dei cittadini quello sociale e civico.

A dispetto di chi, dopo un anno di brillante funzionamento contro tutti gli scetticismi e le lamentele che l’avevano iettato, ancora oggi utilizza il tapis roulant di via Giudecca “a suo malgrado”, la Città ha più volte dimostrato di essere nella sua pancia popolare molto più matura ed equilibrata della classe dirigente.

Il filosofo Danese Søren Kierkegaard, quasi due secoli fa, diceva che “chi esige la libertà di parola, lo fa per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge”. Pensare di più e parlare di meno potrebbe essere una ricetta efficace anche nel terzo millennio.

Regole di buon senso e convivenza civile, infine, chiedono che sulle parole, sulle dichiarazioni e sulle opinioni ci sia quantomeno una firma. Io quando scrivo e quando parlo, ci metto sempre la faccia. Ho un nome e un cognome, ho una email pubblica che è legata proprio al mio nome e al mio cognome, ho un blog in cui racconto chi sono e quello che faccio, ho un profilo su facebook ecc. ecc.
Sono giovane e ho molto da imparare. Ma certamente non può venirmi a spiegare come devo fare il giornalista un certo “Antonio” con una lunghissima email inviata su un tema così specifico e con così tanti dettagli e approfondimenti dall’indirizzo di posta elettronica rsastra14@yahoo.it alle 16:54 di un’assolata domenica pomeriggio di mezz’estate, mentre la città è deserta e tutti sono al mare. Mi accusa di fare, più che il giornalista, l’ufficio stampa di qualcuno (?) ma in realtà l’unica cosa che sà di ufficio stampa in tutta questa vicenda è proprio la sua nota.

In fondo, caro “Antonio”, mi piacerebbe conoscerti e incontrarti per scambiare quattro chiacchiere in cordialità. Chiamami per un caffè, davvero. Conoscendomi personalmente, se ancora non bastasse, potrai capire quanto sono davvero libero e indipendente non solo nella mia attivtà professionale, ma anche nei miei modi di fare, nel mio spirito più intimo e nel mio carattere vivace. Ti aspetto, ci conto. Se esisti davvero.

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