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Quando la sofferenza ci scandalizza…

9 Febbraio 2009
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 2 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo

 I giorni passano, e le pagine dei giornali si riempiono di notizie che ci informano sulle condizioni di imminente morte di un essere umano. Oggi si è alimentata così, domani si alimenterà così, quasi a voler informare il mondo intero, del menù dell’orrore che è stato cucinato e magari ammiccando con questa agonia, una sorta di giustificazione nei confronti dell’essere umano e di chi, come da copione, punterà il dito gridando assassini. Da bambino non riuscivo mai a capire perché nei film western, i caw boy uccidessero i cavalli con la zampa rotta. Che diamine, pensavo, ma perché non li curano? Da grande poi ho capito, che quei cavalli erano di peso per i loro padroni e di conseguenza dovevano essere eliminati. Vedete, la mente umana è bella ed attraente perché varia. Su questo pianeta esistono personaggi che fanno carte false pur di adottare un essere umano malato, piantato su una sedia a rotelle e totalmente vegetale, avendo già dentro casa figli propri di ottima fattura. Che strano, sembra che questi personaggi abbiano un qualche vizio mentale congenito non riconosciuto alla nascita. Proprio due giorni fa mi trovo a discutere con uno di questi. Da poco è morto quell’errore della natura che adottò diciotto anni addietro. Il suo non era solo il dolore di chi ha perso un figlio, in lui ho visto soprattutto, la totale dipendenza da quel giovane. Che strano vero? Personalmente ero convinto del contrario. Negli ultimi tempi in Italia stiamo assistendo inermi ed impotenti ad un fenomeno inquietante quanto stupido, l’uomo che si erge a Dio. Uomo indegno e malato di onnipotenza, che tenta di dare e togliere la vita e nel frattempo distrugge la famiglia.

La vita di quell’essere umano verrà spenta, perché come i cavalli, anche lei è diventata di peso per il suo padrone, scandalizzato dalla sofferenza, ma lungi da me giudicare.

La sofferenza scandalizza e spaventa l’uomo, che per indole cerca di scappare dalla malattia, dall’imperfezione e soprattutto dalla morte, e quando accadono situazioni “impreviste” ricorre ai mezzi più abiètti pur di liberarsi dell’anomalia che la “Natura” stessa ha permesso.



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