Riceviamo e pubblichiamo:
Egregio Direttore,
l’articolo di Antonino Monteleone apparso su Strill in questi giorni, mi stimola ad esprimere alcune osservazione sul caso Saline.
Faccio una piccola premessa per chiarire che ad oggi non ho alcune posizione in riferimento alla realizzazione della contestatissima Centrale a Carbone, anche perché, prima di pronunciarmi preferisco documentarmi con attenzione senza sembrare, come in alcuni casi, un dilettante allo sbaraglio o citare catastrofici e apocalittici scenari che oggi è impossibile riscontrare neanche in paesi del terzo mondo. Credo infatti che la politica dovrebbe interrogarsi prima di tutto sulle reali capacità di inquinamento della centrale, anche attraverso team di esperti, scelti magari dai vari enti coinvolti e fatti pagare dalla società interessata alla costruzione; o piuttosto, qualora i valori di inquinamento fossero nella norma, chiedere che sia istituito un tavolo permanente che garantisca che i livelli dello stesso siano controllati e monitorati nel tempo.
Ma quello che maggiormente nell’articolo mi fa riflettere è l’ardito parallelo secondo cui qualsiasi investimento nelle nostre terre servirebbe a favorire lo sviluppo della criminalità organizzata. A questo punto, non è più una questione di “carbone”, anche se si costruisse un parco acquatico o un complesso residenziale, la possibilità di infiltrazioni della ‘ndrangheta, secondo Monteleone, sarebbero comunque elevate e quindi se la sua tesi risultasse veritiera, vorrebbe dire, senza ombra di dubbio, che lo Stato in Calabria è stato sconfitto e che anche la speranza per questa terra è finita.
Secondo me però troppo, spesso da noi la criminalità viene usata per giustificare l’incapacità del contesto socio-economico di stare al passo con i tempi anche perché il fenomeno criminalità è diffuso in tutto il mondo, dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Cina al modernissimo Giappone, senza che questo sia stato un limite per lo sviluppo di queste che sono tra le prime potenze al mondo.
Spero che queste mie riflessioni servano ad aprire un dibattito serio sulla questione altrimenti non potrebbe sfuggire neanche ad un trasognato imbottigliatore di nuvole che l’unica soluzione possibile per la Calabria sia chiudere l’autostrada al confine con la Basilicata e restare abbandonati a se stessi.
Lorenzo Suraci – VicePresidente Provinciale Alleanza Nazionale




