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    Sulla crisi in Georgia

    Riceviamo e pubblichiamo

    Gentile Direttore, le invio questa mia email, con alcune mie brevi
    riflessioni sulla crisi in Georgia, come fosse una lettera aperta che,
    se lo ritiene opportuno, può pubblicare.

    La crisi in Georgia sembra, con molta difficoltà, avviarsi ad una
    risoluzione: ma è davvero così? Facciamo un brevissimo excursus degli
    eventi. Le mire delle due repubbliche indipendentiste dell’Ossezia del
    Sud e dell’Abkhazia, appartenenti alla Georgia ma a maggioranza russa
    e nelle quali era presente, prima della guerra, una forza di
    interposizione russa, causano un’offensiva di Tbilisi. Per tutta
    risposta, Mosca aumenta il proprio contingente nella regione e
    contrattacca. La sua azione, però, non si limita a far retrocedere le
    truppe georgiane, bensì si spinge, con bombardamenti aerei e con
    azioni di terra, fin dentro il territorio georgiano stesso. Le truppe
    controllate da Mosca, quindi, sia che siano regolari russe, sia che
    siano osseti o abkhazi, arrivano fino a Gori, mentre la forza navale
    russa blocca il porto di Poti, grande porto georgiano sul Mar Nero, di
    fatto chiudendo alla Georgia lo sbocco al mare e il contatto con gli
    Stati ex-COMECON Bulgaria e Romania, oggi forti alleati degli USA e
    coinvolti nel progetto statunitense in Europa dello “scudo
    anti-missile”. Come nota a latere, si ricorda come tal progetto sia
    fortemente contestato dalla Russia e sia fondamentale causa di forti
    contrasti.

    Ad un certo punto, quindi, sembra proprio che la volontà della Russia
    sia quella di invadere e cancellare l’ingenua Georgia, che, forte
    della propria alleanza con gli USA (avvantaggiati a loro volta dalla
    possibilità di avere un grosso alleato in una zona strategicamente
    calda come il Caucaso), sembra aver forse sottovalutato la potenza del
    confinante russo. Senonché, la diplomazia internazionale conduce a
    termine una fase di intermediazione, ponendo la pace (?) fra i
    belligeranti. In questo contesto, le truppe dell’Armata Rossa si
    preparano a ritirarsi (sembra, ma lo faranno mai davvero? ndr) da Gori
    e Poti, ma nella loro azione non dimenticano di distruggere l’arsenale
    militare di Tbilisi, riducendone, così, le possibilità di difesa.

    Fin qui i fatti. Speculando su di essi, sembra proprio che, in tutto
    questo, la parte del leone l’abbia fatta la Russia e i suoi alleati
    osseti e abkhazi. Ma è davvero profondamente così? Veniamo alle
    speculazioni.
    Sicuramente la Russia ha mostrato al mondo di non essere poi tanto in
    decadenza, e di rimanere comunque una potenza quantomeno regionale, in
    un mondo multi-polare (si veda la crescente importanza di Cina, India,
    Brasile, Pakistan, Iran, etc…) in cui il concetto di super-potenza
    mondiale sembra venire via via meno.
    D’altro canto, sembra proprio che la Georgia e, di conseguenza,
    l’alleato statunitense abbia subito una cocente sconfitta quantomeno
    da un punto di vista di importanza. Ma, ripeto, è davvero così? Fino a
    ieri, gli USA si erano limitati ad appoggiare economicamente e
    politicamente la Georgia; oggi sembrano essere quasi giustificati
    nell’aiutare anche militarmente l’alleato georgiano, creando nella
    repubblica ex-sovietica una testa di ponte. Il fatto che gli aiuti
    umanitari statunitensi in Georgia vengano portati da mezzi militari fa
    riflettere al riguardo, e non sarebbe nemmeno la prima volta che gli
    USA attuano siffatto metodo di negoziazione: mentre la diplomazia si
    muove alla luce del sole, il Pentagono agisce silentemente. Tutto
    questo, forse, per rispondere alla mossa della Russia che, nei giorni
    scorsi, ha paventato il ripristino della propria presenza militare a
    Cuba, in uno scacchiere internazionale sempre più complesso e
    particolare. Insomma, venti di guerra fredda, in cui, però, gli
    scenari non sono cristallizzati come quelli della seconda metà del
    ‘900, ma sono oltremodo variabili, proprio a causa della
    multi-polarità mondiale.

    E le conseguenze degli eventi russo-georgiani recenti potrebbero anche
    abbattersi sulle prossime elezioni presidenziali statunitensi. In un
    clima di tensione, o addirittura di paura, il (forse, ndr) poco
    esperto Obama, più incline al dialogo e forse visto dall’opinione
    pubblica americana come più “attendista”, potrebbe fortemente cedere
    il passo nelle preferenze degli elettori al (forse, ndr) più esperto
    McCain, la cui politica sembra maggiormente similare a quella di G.W.
    Bush.

    Insomma, in conclusione, le ripercussioni degli eventi odierni
    potrebbero anche farsi sentire ben oltre i confini russo-georgiani. In
    tutto questo, si percepisce la mancanza di una più profonda
    integrazione UE aldilà del livello economico. C’è voluta “un’azione di
    forza” della presidenza di turno francese della UE ad evitare una
    possibile, logorante discussione a livello dei ministri degli Esteri
    degli Stati componenti. In tutto questo, forse, sarebbe ora che
    l’Unione Europea si desse una svegliata e divenisse davvero “Unione”.

    Carissimi saluti
    Matteo Cacciola