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"La centrale a carbone e i troppi professori"

7 Luglio 2008
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo:

Da diversi mesi seguo con attenzione la vicenda della SEI, relativamente alla proposta di costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche. Quello che viene da alcuni tacciato come un percorso nascosto, subdolo, gravissimo nelle modalità, non è altro che la normale procedura che parte dal confronto col territorio, senza pregiudizi e gratuite malignità, passa attraverso le valutazioni che la normativa stabilisce e si concluderà con la costruzione o meno della centrale e la conseguente produzione di energia, non senza un approfondito confronto col territorio, con tecnici, con cittadini che devono avere i mezzi per capire se dietro la centrale ci sia sviluppo economico e sociale o l’ennesimo bluff. Ho accolto con favore la scelta dell’amministrazione comunale di Montebello di dotarsi di tecnici che vaglino l’impatto ambientale della centrale: questo dimostra un’apertura al confronto necessaria che tiene conto della grandezza di un investimento di cui valutare attentamente pro e contro. Ritengo che lo stesso debbano fare gli enti pubblici interessati, quali Provincia di Reggio Calabria e Regione Calabria. Mi lasciano invece basito le prese di posizione di rappresentanti istituzionali di Rifondazione Comunista che ancora ancorati alle barricate che li hanno portati fuori dal Parlamento, parlano di presidi, manifestazioni, proteste. Per non parlare di parlamentari che con argomentazioni da Bar dello Sport motivano dinieghi alla costruzione della centrale, sottolineando che di energia non c’è bisogno e che il problema si risolve con le centrali nucleari (non prima di 50 anni… e le scorie?!?). Quel che è mancato finora nel dibattito sulla centrale è stato il confronto. Durante l’ultima campagna elettorale è stato affrontato il tema centrale in modo approssimativo e superficiale solo per ottenere i voti del territorio. Oggi il confronto è iniziato e ci sono amministrazioni pubbliche, sindacati, associazioni che vogliono sapere, vogliono capire di più, non vogliono prendere posizioni improvvisate che possano danneggiare in un modo o nell’altro il presente e il futuro di Saline Joniche. Ben venga questo modo di affrontare le questioni vitali per la Provincia di Reggio Calabria. Mi auguro che atteggiamenti talebani, come quelli di chiusura aprioristica, vengano isolati come già hanno fatto quegli elettori che hanno detto “NO” ai signori del “NO”, chiedendo una partecipazione attiva ai processi che riguardano la nostra terra.

Alla luce delle precedenti valutazioni, ritengo che adesso sia il momento che i cittadini, le istituzioni locali, il governo nazionale inizino a tirare le somme, senza tentazioni populiste, ma con la consapevolezza che quello della SEI è un treno che sta passando: occorre valutare attentamente se farlo passare come si è fatto con tante occasioni perse, o se salire mentre è in corsa. Accolgo perciò con piacere l’interesse serio a comprendere sempre meglio i dettagli della vicenda da parte degli industriali, che hanno compreso l’immenso sviluppo economico e sociale che ne deriverebbe per il territorio, ma vogliono giustamente verificare che ciò avvenga nel rispetto della normativa sull’ambiente e della salute umana. Finalmente una parte di Calabria sta iniziando a superare l’ignoranza della chiusura all’innovazione e abbraccia la cultura del confronto: è una Calabria che non vuole i soliti “professori” laureati in tuttologia, è una Calabria che chiede, si interessa, approfondisce, è la Calabria che sogno!

 

Domenico Paino

 

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