In relazione al comunicato diramato dalla consigliera comunale delegata alle Pari Opportunità, Giovanna Cusumano, ci preme ribadire alcuni concetti che le sono, palesemente, sfuggiti e che non appartengono a mere logiche di partito o schieramento, ma dovrebbero rientrare nella sfera del buon senso che dovrebbe essere comune a tutti. Dovrebbe…… Il PdCI, tramite i suoi massimi dirigenti (cittadini e provinciali) e il suo rappresentante nel civico consesso, ha illustrato ai giornalisti, qualche giorno fa, l’inutilità e la futilità del progetto di “autodifesa personale” promosso dall’amministrazione comunale reggina. Si tratta di una “non-soluzione” del problema sicurezza, tenendo ben presente che a Reggio Calabria parlare di sicurezza significa ben altro rispetto a scippi o aggressioni, come dimostrano i recentissimi fatti di queste notti con l’esplosione di alcuni locali cittadini. Il problema sicurezza a Reggio Calabria è enorme ed ha un nome e un cognome ben definito: si chiama “ ’ndrangheta ”, e a contrasto di tale problema si è visto davvero poco da parte della Giunta Scopelliti. Ridurre il tema sicurezza ad un fantomatico corso di “autodifesa personale” è, secondo il nostro punto di vista, letteralmente ridicolo. L’ “autodifesa personale”, che fa parte per natura dell’istinto umano, è sbagliata per principio quando è promossa e incentivata da un’Amministrazione Comunale, perché significa abdicare ai cittadini il ruolo che invece spetta per regola allo Stato, alle Istituzioni preposte, ai Carabinieri, alla Polizia, ai Vigili Urbani e a tutte le forze dell’ordine. Tuttavia, ribadendo l’estrema necessità di garantire a ogni cittadino la tranquillità di poter camminare per le strade della propria città serenamente e a qualsiasi orario, ci siamo permessi di suggerire all’Amministrazione Comunale, in alternativa alle mosse di judo o karate, interventi concreti che consentirebbero a tutta la cittadinanza di poter fruire di ogni angolo della propria città. Suggeriamo alla consigliera Cusumano di farsi una passeggiata a Piazza Garibaldi verso l’una del pomeriggio o dalle sette di sera in poi, oppure, se preferisce, di fare un giretto presso la Villa Comunale, possibilmente accompagnata e non da sola. Vieppiù la invitiamo a girare le tante periferie-dormitorio della città: luoghi assolutamente dimenticati, lasciati al buio, all’incuria e all’abbandono. Proprio la pubblica illuminazione è carente in molte zone della città, spesso con black out che interessano anche zone del centro lasciando al buio le strade per settimane. l Comunisti Italiani non hanno mai negato la necessita di garantire la sicurezza, al contrario hanno semplicemente rilevato che, di fronte alle reali emergenze di Reggio Calabria, c’è un’Amministrazione Comunale totalmente latitante. Ribadiamo che il “fenomeno sicurezza” è stato pompato e strumentalizzato a cavallo delle tornate elettorali. E’ cosa facile e furba parlare alla pancia dei cittadini, piuttosto che alla testa. Noi preferiamo parlare alla loro testa, discutendo seriamente delle emergenze della città e proponendo alternative valide e, soprattutto, sensate. Stia tranquilla la consigliera Cusumano poiché il PdCI e la sottoscritta conoscono molto bene le statistiche relative alla violenza sulle donne. Sappiamo, per esempio, e ci auguriamo lo sappia anche la Delegata Cusumano, che, purtroppo, ben tre milioni di donne in Italia subiscono “violenza domestica”, ovvero quella che si perpetua dentro le mura di casa, da mariti e familiari, che nessuno vede e che, drammaticamente, fa meno notizia e suscita quindi meno interesse e attenzione. Drammi vissuti nel silenzio e nell’indifferenza. Sappiamo bene, e questo sicuramente la consigliera Cusumano fa finta di non saperlo, quello che ha fatto il Governo Berlusconi per queste donne, sole e dimenticate. E’ giusto, però, che lo sappiano anche i cittadini. Grazie alla cosiddetta norma “blocca-processi” insieme a Berlusconi si salveranno dal giudizio dei Tribunali anche gli stupratori e gli sfruttatori poiché l’emendamento salva-Berlusconi sospende 100 mila processi tra cui buona parte dei procedimenti per stupro e per altre forme di violenza che colpiscono le donne, tutti reati che prevedono pene inferiori a dieci anni di reclusione. Ma non basta. Tenuto conto che la legge prevede che dopo la sospensione il dibattimento venga riavviato con lo stesso collegio, pena l’azzeramento di tutto, è altamente probabile che molti dei processi per gli stupri commessi prima del 30 giugno 2002 finiscano con un nulla di fatto. Inoltre, fra i reati per cui è prevista la precedenza assoluta nella celebrazione dei processi non rientra la violenza sessuale non di gruppo. Insomma uno sfregio alle donne e alla voglia di giustizia per reati vergognosi ed infamanti. A questo si deve aggiungere la cancellazione dell’importo di 20 milioni di euro dal piano antiviolenza istituito dal governo Prodi e, guarda caso, abrogato dal governo Berlusconi. 20 milioni che rappresentavano l’indispensabile ossigeno per gli oltre cento centri antiviolenza che in Italia si occupano di dare protezione e un tetto a donne sole, ragazze-madri maltrattate, per lo più straniere, con bambini piccoli. Storie di donne, anonime ed invisibili, poco interessanti dal punto di vista mediatico, ma è da questi Centri antiviolenza che passa il livello di civiltà di un paese. Il PdCI queste cose le conosce molto bene ma soprattutto vuole che tutti i cittadini le sappiano; la consigliera Cusumano le sa o fa finta di non saperle? Reggio Calabria lì 2 luglio 2008 LAURA CIRELLA Componente del PdCI della Commissione Pari Opportunità
del Comune di Reggio Calabria




