Riceviamo e pubblichiamo
Al Magnifico Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio CalabriaProf. Massimo Giovannini Al Direttore della Scuola di Dottoratodell’Università Mediterranea di Reggio CalabriaProf. Vincenzo Vacante Ai Presidi di Facoltà Università Mediterranea di Reggio Calabria Ai Direttori di Dipartimento Università Mediterranea di Reggio Calabria Ai Coordinatori di Dottorato Università Mediterranea di Reggio Calabria LORO SEDI Lettera aperta sul futuro della ricerca e dei giovani nella Università Mediterranea La “conoscenza” è l’elemento centrale del tempo presente in grado di definire il tasso di coesione sociale ed il livello di democrazia dei paesi, la competitività delle economie, il successo e l’insuccesso degli individui. Il riconoscimento del sapere come bene comune è quindi la premessa fondamentale per la costruzione di una società più democratica, più coesa e in grado di conciliare innovazione tecnologica e progresso sociale.La Strategia di Lisbona, che aveva messo al centro della strategia di sviluppo del continente la creazione di una dinamica economia della conoscenza, è stata largamente disattesa in molti stati e completamente ignorata in Italia. L’obiettivo di raggiungere la soglia del 3% del PIL per gli investimenti complessivi in ricerca e sviluppo entro il 2010 è oggi inarrivabile. Nonostante il fallimento degli obiettivi proposti rimane l’esigenza di “strategie di sviluppo” che mettano al centro il sapere e la ricerca nella sua doppia natura di ricerca di base e di ricerca applicata, che individuino come obiettivi la costruzione di un sistema produttivo fondato sull’innovazione e sulla creatività, la qualificazione del lavoro, la crescita culturale e la valorizzazione delle competenze delle persone.L’Italia è oggi quasi il fanalino di coda dell’Unione Europea nell’investimento in ricerca (nel 2005 1.01% del PIL contro un investimento medio dell’1.93%), per il numero di ricercatori (nel 2003 appena 2.8 ogni 1000 lavoratori contro una media europea di 5,4). In più, con sempre maggiore drammaticità, si ripropone il fenomeno della fuga dei cervelli che impoverisce il nostro paese (e quindi la nostra Calabria) in termini di risorse intellettuali, scientifiche e progettuali.Problema che investe direttamente il processo di costruzione del futuro di una Università come la nostra. Un futuro tanto necessario quanto chiaro e urgente.L’Università Mediterranea ha elaborato (con un confronto che ha visto la partecipazione di diversi soggetti accademici e al quale anche l’ADI-RC avrebbe potuto contribuire se fosse stata coinvolta) un “Piano strategico 2008-2012” in cui si descrivono le strategie di sviluppo che si vogliono avviare.La sede di Reggio Calabria dell’ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani – ritiene che costruire un progetto di futuro di un Ateneo sia un processo che debba partire dall’ascolto dei bisogni e delle esigenze dei giovani ricercatori (dottorandi, assegnisti, dottori di ricerca, borsisti, contrattisti, ecc), dal rispetto e dalla valorizzazione dei loro diritti. Se da un lato la sede di Reggio Calabria di ADI plaude all’iniziativa del Rettore di aver posto le basi di un dialogo per la costruzione di un Piano Strategico quadriennale il più possibile condiviso e condivisibile, dall’altro invita tutte le componenti accademiche a illustrare concretamente e in maniera convincente quali saranno le azioni “finalizzate a migliorare nei prossimi anni il patrimonio scientifico umano della Mediterranea”. Nel documento succitato, l’ADI-RC ritiene che il “Dottorato di Ricerca” – inteso come base patrimoniale in termini umani e scientifici su cui costruire i pilastri dell’Ateneo del futuro – non sia al centro delle politiche di sviluppo che la Mediterranea intende perseguire. I bisogni dei dottorandi e dei giovani ricercatori non vengono rappresentati pienamente. Probabilmente è necessario un ulteriore approfondimento, un maggiore dibattito volto a definire migliori strategie di qualificazione e valorizzazione.In particolare i dottorandi e i giovani ricercatori devono essere visti come “professionisti ed essere trattati di conseguenza” e a loro devono essere garantite “condizioni giuste e attrattive in termini di finanziamento e/o salario, comprese misure di previdenza sociale adeguate e giuste” (Carta europea dei ricercatori). In particolare la complessità della figura dei dottorandi, che sono soggetti in formazione per i quali la formazione alla ricerca passa attraverso l’attività di ricerca, va riconosciuta tutelandone i diritti sia come studenti che come giovani ricercatori.L’ADI-RC chiede una maggiore esplicitazione delle modalità con cui si pensa di favorire, entro il 2009, “il reclutamento dei ricercatori più capaci attraverso accordi con altri enti nazionali ed internazionali, nell’ambito dei dottorati o della Scuola di dottorato”.L’ADI-RC si chiede in che modo la Mediterranea pensa, nel breve-medio periodo, di attrarre i ricercatori più bravi (dottorandi, assegnisti, ospiti temporanei…) considerando che da Reggio Calabria e dalla Calabria in generale si sta assistendo ad un vero e proprio esodo di massa dalle Università, una fuga di giovani ricercatori senza precedenti verso contesti territoriali più attivi e concreti nella promozione e valorizzazione delle capacità tecnico-scientifiche e professionali. Su questo punto, l’umiliante vicenda dei “tirocini di ricerca” su cui pesa il silenzio delle Università calabresi è paradigmatica. Giovani che non riescono a far valere il loro diritto a lavorare, ad esprimersi, a realizzarsi dove si sono formati.In che modo la Mediterranea dimostrerà ai giovani ricercatori che “tiene ad essi” e che “farà tutto il possibile per farli lavorare nelle condizioni migliori”?L’ADI-RC ritiene necessario un maggiore investimento di risorse del nostro Ateneo nella ricerca e nello sviluppo per raggiungere i livelli nazionali ed europei, per dare maggiore competitività al sistema economico e produttivo, per consentire una più alta qualità dell’occupazione.Questa è la strada anche per rafforzare i processi di creazione di uno spazio europeo della ricerca e dell’istruzione. Molto si è fatto sulla internazionalizzazione, ma ancora siamo lontani da livelli accettabili. Bisogna lavorare affinché si garantisca il valore internazionale dei nostri studi. Queste considerazioni sono fatte perché i diritti dei dottorandi e dei dottori di ricerca debbono essere tutelati, oltre che nella fase di formazione, anche nella successiva fase transizione e di ingresso nel mondo del lavoro. Riteniamo che l’obiettivo di breve/medio periodo di “trasformazione, attraverso la Scuola di Dottorato, degli attuali dottorati in veri e propri Corsi di terzo livello (2009)” sia ancora prematuro considerando che, ad oggi, non si conoscono le tendenze in materia del nuovo Governo nazionale e che tra meno di un mese sarà necessario confermare l’attivazione dei cicli di dottorato (oltre che tutelare il diritto degli attuali dottorandi a conseguire il “titolo” per cui hanno fatto un esame di accesso e firmato un contratto).L’ADI-RC condivid
e lo sforzo fatto dalla neo “Scuola di Dottorato” di promuovere una riforma del dottorato che ne rafforzi il contenuto formativo e la qualità del percorso di ricerca ma ritiene al contempo che questo processo non possa chiudersi in una fase di transizione come quella descritta sopra. Riteniamo che la migliore soluzione resta sempre la massima concertazione accademica, ricercando forme condivise per incentivare in materia di dottorati, magari anche realizzando forme di richieste congiunte agli enti territoriali affinché si possa avere una maggiore disponibilità di borse di studio. A tal proposito, l’ADI, a livello nazionale, promuove da anni una campagna sull’eliminazione del dottorato senza borsa senza ridurre il numero di posti banditi.L’ADI-RC condivide pienamente quanto si legge nel Piano strategico riguardo al fatto che “i ricercatori più giovani ed i dottorandi sono la risorsa su cui investire, attraverso la previsione di incentivi economici e logistici”. L’elevato numero di dottorandi e dottori di ricerca presenti nella Mediterranea è certamente una “forza”, una grande risorsa da cui ripartire (come si legge nel Piano Strategico). Un segno della vivacità e della diversità scientifica e culturale che caratterizzano i 24 dottorati della Mediterranea, molti dei quali con una tradizione fortissima e una storia implacabile, tutti dotati di grande identità.Concludendo, l’ADI-RC auspica che le istituzioni accademiche della Mediterranea facciano uno sforzo maggiore mettendo in atto un poderoso piano di reclutamento di giovani ricercatori, cercando risorse sia a livello governativo che a livello locale chiedendo la collaborazione degli enti locali, della Provincia e della Regione Calabria che da sempre hanno dimostrato sensibilità verso questi temi. Potrebbe essere l’occasione di tramutare tante parole e tante promesse in fatti concreti. I tanti giovani (e meno giovani) – Dottorandi, Dottori di Ricerca, Assegnisti, Borsisti, Contrattisti, ecc – che costituiscono il futuro della Università Mediterranea attendono risposte chiare in tempi certi. Siamo sicuri che il nostro Ateneo non deluderà le (tante) aspettative. Reggio Calabria, 17 giugno 2008 Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani – ADI –Sede di Reggio Calabria




