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    Ancora suglio orientatori della Provincia

    Riceviamo e pubblichiamo
    Siamo un coordinamento spontaneo di ex-collaboratori dei CPI della Provincia di Reggio Calabria che ha deciso di emettere questo comunicato stampa, dopo aver letto, negli ultimi mesi:

    le rimostranze dei colleghi orientatori, le note di consiglieri comunali e provinciali, il comunicato della CGIL della Piana (che ha invano chiesto notizie a Provincia e Regione) e le note dell’ufficio stampa del Presidente Morabito.

    Anche noi, come altri ex colleghi, siamo stati esclusi dalla selezione pubblica appena conclusa ed anche alcuni di noi, diciamo “irriducibili”, hanno fatto ricorso alla giustizia amministrativa per tutelare quei diritti che ritengono siano stati lesi.

    Ma quando abbiamo letto gli aggettivi che i vari protagonisti della po
    litica
    hanno iniziato a darsi pubblicamente, abbiamo ritenuto sia, a questo punto, nostro dovere far sentire la nostra voce parlando di fatti concreti.

    o   I progetti di attività di supporto ai CPI della Provincia (Orientaform e Revisione delle Liste di Collocamento) sono stati finanziati da fondi della Comunità Europea, più precisamente dal Fondo Sociale Europeo, risorse finanziarie assegnate alle Provincie, sulla base dei progetti approvati, dalla Regione Calabria attraverso lo strumento del POR;

    o   queste attività effettuate presso i CPI, sia centrali che periferici, sono state finanziate dal  POR 2000-2006 (il POR 2007-2013 giacerà, forse, ancora nei cassetti);

    o   nel corso degli anni 2005 e 2006 le attività, di entrambi i progetti, sono entrate nel vivo ed hanno prodotto ottimi risultati, apprezzati anche dal presidente Morabito, visto che erano stati completati (al dicembre 2006) i due terzi del lavoro progettualmente previsto;

    o   questi progetti, è d’obbligo specificare, sono serviti ad effettuare delle attività OBBLIGATORIE per Legge, infatti i colloqui di orientamento al lavoro sono obbligatori per chiunque si iscriva nelle liste dei disoccupati. Non effettuare tale attività comporta, per l’iscritto, la cancellazione dalle liste di collocamento con la conseguente perdita dell’anzianità di disoccupazione, tutto ciò è previsto dalla LEGGE (non far questo, forse, equivale a non rispettarla?);

    o   con queste attività, oltre a verificare tutte le posizioni amministrative degli iscritti nelle liste di collocamento, sono stati resi ulteriori servizi ai cittadini quali, solo per fare degli esempi, l’aiuto alla compilazione di un Curriculum Vitae Europeo, lo studio e sviluppo di una idea di impresa da cui far partire un’attività di lavoro autonomo, la consulenza del lavoro sulle tipologie contrattuali previste dalla c.d. Legge Biagi oltre che la consulenza specifica sulla singola tipologia di lavoro (es. differenza tra co.co.pro, collaboratore occasionale, apprendista, lavoratore dipendente);

    o   i CPI erano, nei periodi in cui queste attività sono state svolte, aperti a tutti: dal disoccupato, all’impresa, al lavoratore in nero che voleva meglio capire la propria condizione e che voleva sapere quali fossero gli strumenti che poteva utilizzare per tutelare i propri diritti, al cittadino che non aveva a disposizione l’aiuto per scrivere, al meglio e con professionalità, un CVE;

    o   nel mese di dicembre 2006 è stata anche aperta la “vetrina” del Salone
    dell’Orientamento, attività che sarebbe dovuta diventare una sorta di “tradizione dell’efficienza e dell’eccellenza” dell’amministrazione provinciale (c’è forse più stata fino ad oggi?);

    o   il presidente Morabito, dopo aver ricevuto, a dicembre 2006, una delegazione di collaboratori complimentandosi per l’ottimo lavoro svolto e promettendo di far riprendere l’attività al più presto, “essendo il Lavoro e l’Istruzione la priorità di questa amministrazione” (così sembrerebbe abbia detto), ha deciso di togliere la gestione dei progetti al Dirigen
    te del
    Settore Lavoro (Dr.ssa Sarlo) per affidarla alla Dirigente della Segreteria Generale (Dr.ssa Madaffari) vista la “complessità” della materia, a suo dire;

    o   sarà stato un caso che dopo il ricorso alla magistratura, vinto dalla Dirigente del Settore Lavoro, sia stata effettuata la c.d. rotazione dei Dirigenti così ridisegnando l’organigramma dei settori dell’Ente;

    o 
     
    intanto, il bando di Selezione Pubblica che avrebbe dovuto far “ripartire” i progetti, fermi da gennaio 2007, veniva emesso nell’ottobre 2007 per poi essere modificato, nel fabbisogno massimo di figure, con un avviso pubblicato circa 10 giorni dopo;

    o   nell’avviso è riportato che con nota protocollo n.8527 del 18.10.2007 – Settore Lavoro, la Regione Calabria richiedeva una variazione del limite massimo delle figure, vedi collaboratori, utilizzabili (forse le “pastoie burocratiche” citate da qualcuno);


    o   come sia stata effettuata questa SELEZIONE PUBBLICA,  non concorso si ricordi, è stato letto su tutti i giornali. Se la modifica delle prove previste nel bando e, forse, “l’interpretazione” dei titoli inseriti nelle domande di ammissione fossero state affidate ad una commissione istituita per un Concorso Pubblico forse qualcuno non si sarebbe rivolto solo al TAR.

    Questi progetti sono attività DOVUTE (in forza di Legge) alla cittadinanza non “opere da sogno” se è vero come è vero che nelle altre provincie d’Ita
    lia,
    rappresentano REALTA’ ISTITUZIONALE da anni, non c’è bisogno di citare Bolzano basta anche, solo ad esempio, Modena.

    Quindi, se da dicembre 2006 non sono stati resi questi servizi il DANNO è stato subito prima di tutto ai cittadini.

    Ricordiamo inoltre che le figure professionali che hanno, in precedenza, operato presso i CPI (in forza del superamento di una selezione pubblica) sono inserite in una graduatoria che è ancora valida fino al 31 dicembre 2008 (si vedano in proposito le ultime Leggi Finanziarie dello Stato).

    Chi si è (a mezzo di una selezione il cui bando è s
    tato
    pubblicato SOLO dopo 10 MESI da quel dicembre 2006) visto escluso, ha già fatto sentire, chi in un modo, chi in un altro, la propria voce.

    Alcuni ex collaboratori, o consulenti che dir si voglia, andranno a lavorare fuori dalla Provincia di Reggio Calabria, in luoghi in cui la loro professionalità sarà apprezzata e valorizzata, altri resteranno a lavorare (chi per scelta chi per condizione) in questa terra tanto bella quanto disgraziata.

    La considerazione è che loro possono farlo ma il cittadino che non ha avuto il servizio in questi 18 mesi che avrà fatto nel frattempo?

    Qualcuno sar&agr
    ave;
    emigrato al nord in cerca di lavoro, altri saranno rimasti qui a lavorare come “co.co.co.co.” in nero, senza tutele e senza nessuno che possa aiutarli, consigliarli o semplicemente ascoltarne il giusto sfogo, altri con un’idea imprenditoriale in mente si saranno rivolti a un professionista per essere seguiti nella creazione d’impresa (sempre che abbiano avuto i soldi per pagarlo).

    Quando, infine, abbiamo letto che è stato un merito politico recuperare i fondi per riavviare questi progetti, siamo rimasti BASITI.

    E’ forse un merito “recuperare” fondi che erano già a disposizione dell’Ente?

    Perché, cittadini, questi fondi sono residui del POR 2000-2006, l’affanno dell’Ente è stato solo quello di evitare di perderli (in zona Cesarini) ed incorrere nel c.d. disimpegno automatico delle risorse, poiché è necessario impegnarle al fine di evitare di restituirle.

    In parole povere non rendicontare, quindi spendere, queste risorse già date alla Provincia dalla Regione Calabria comporta il dovergliele restituire.

    Il vero motivo di soddisfazione dovrebbe invece essere quello di riuscire a recuperare in 3 mesi (le vacanze estive incombono, anche se gli uffici pubblici non chiudono) il lavoro fatto prima, ora in gran parte perso, ma soprattutto la fiducia della cittadinanza che è stata, da dicembre 2006, praticamente abbandonata a
      se
    stessa.

    Questo è l’augurio che facciamo a tutti quelli che hanno legittimamente firmato i nuovi contratti (che da lunedì 30 giugno, sembrerebbe, faranno ripartire le attività) non certo a chi si attribuisce meriti che non ha.

    E’ emblematico, in un territorio che ha “fame” di lavoro, come la politica (intendendo come tale sia la maggioranza che l’opposizione in Consiglio Provinciale) si sia appiattita sul “vivi e lascia vivere”, alle spalle dei suoi amministrati (i cittadini), facendo la voce grossa solo per conquistarsi uno spazio di notorietà nel momento in cui si è sentita  “tirata per la giacchetta”.


    Non si meraviglino poi, i nostri amministratori, se l’antipolitica avanza.

    Sarebbe stato “corretto” alla luce di quanto accaduto, guardare indietro, fare il giusto esame di coscienza (quella umana non quella politica) seguito perché no da un, doveroso, bagno d’umiltà.

    Gli “ex” tuteleranno i loro diritti e, se la giustizia dovesse riconoscere che sono stati lesi non tarderanno a chiederne il conto al responsabile.

    Ma il danno alla cittadinanza, nel frattempo, chi lo pagherà?