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    La diaspora reggina sul caso Venditti

    venditti

    di Enzo Vitale* – Giuseppe Lipari si definisce un calabrese della diaspora: ha 45 anni di cui solo i primi 15 trascorsi nella sua terra natale, sufficienti comunque a strutturare radici inespiantabili e a permeare di struggenti ricordi il suo divenire esistenziale. Scrive alla Fondazione Mediterranea

    e la ringrazia per il suo invito al boicottaggio delle attività economiche di Venditti, “le cui scuse non servono e di cui non sappiamo che farcene”: boicottaggio che rappresenta, a nostro modo di vedere, l’unica arma che i due milioni di abitanti della Calabria e i milioni di calabresi della diaspora hanno per contrastare il dominante pensiero negativo nei loro confronti e per dare un esempio di come la “suscettibilità” meridionale sappia tutelare gli interessi dei luoghi. Un’e-mail che è un commovente flusso di pensiero alla Joyce: una pagina tirata giù senza punti, solo qualche virgola per riprendere fiato, che stappa compressi pensieri in un fiotto inarrestabile di ricordi e rimpianti, che pone problemi e ne stimola soluzioni. Si apre con un “grazie” questa lettera: ma è la Fondazione Mediterranea che ringrazia Lipari, calabrese della diaspora, della considerazione in cui tiene il suo operato e per lo stimolo che riceve nel continuare la sua azione a tutela degli interessi delle comunità dell’area dello Stretto e in generale del meridione italiano ed europeo. Una sola e-mail può essere rappresentativa? Chi salva “chi salva una vita salva il mondo intero”, dice il Talmud: pensiamo che si possa anche dire, su questa base, che il sostegno ricevuto da una persona è anche il sostegno di un intero mondo, il mondo che noi reggini conosciamo e che ogni famiglia meridionale ha nel cuore, il mondo che appartiene a chi non ha avuto il diritto di poter scegliere dove vivere e lavorare. Giuseppe Lipari parla di impegno meridionalista, della necessità che la diaspora si faccia sentire, dell’opportunità che nascano e crescano movimenti politici di stampo rivendicativo e localista a testimonianza di un meridione che non si arrende ma che propone e realizza. Parla di diffusi stereotipi negativi sul meridione italiano e sulla Calabria in particolare: le parole di Venditti non solo altro che una loro rozza espressione. Ma è la seconda parte della lettera quella toccante, quella che ti fa piangere, quella che riporta al pensiero le vecchie storie di emigrazione e di povertà, quella in cui compare in filigrana tutto il dolore e la rabbia di cui era intrisa la giornata di sudore e di sangue dell’emigrante. Oggi non si emigra più come una volta: ma ciò non vuol dire che la lacerazione esistenziale di chi abbandona per lavoro la sua terra sia meno dolorosa. Lipari, parlando della gente che pensa e dice cose alla Venditti, dice tra l’altro: “cosa ne sanno dell’essere calabrese e avere i parenti sparsi per tutto il mondo, dell’essersi perse le gioie del sentire i primi vagiti di un cugino nato migliaia di chilometri lontano, cosa ne sanno del ricevere una telefonata in cui ti dicono che è morto un tuo parente e tu lontano non hai potuto stringergli la mano per salutarlo nell’ultimo viaggio”. Un inarrestabile flusso di emozioni più che di pensieri costruiti razionalmente: è questa la bellezza dell’e-mail che si conclude, senza punti e stacchi e quasi in affanno, con l’amara considerazione che il lutto per le vittime di Messina non sia stato con prontezza onorato. Grazie Lipari per il suo flusso di emozioni che ci ha voluto regalare e, come espressione di tutta la diaspora reggina e meridionale che con internet ci segue in ogni angolo del globo, ancora grazie per lo stimolo che ci ha dato a continuare nelle nostre azioni.

     *Presidente Fondazione Mediterranea