di Enzo Vitale* – “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dubbi, non già di raccogliere certezze”. Questo l’incipit di “Invito al colloquio”, il primo dei saggi di “Politica e cultura” di Norberto Bobbio. Pubblicato nel 1955, il testo è del 1951. Era un periodo in cui il mondo politico
era diviso in senso manicheo; e il clima culturale ne risentiva: tanto che l’intellettuale non schierato, ovvero senza certezze, era l’eccezione. In più, come evidenziato proprio da Bobbio nell’introduzione alla prima edizione del volume, “dove vi sono soltanto due concorrenti, e ciascuno di loro crede di essere in possesso di tutta la verità, in qualsiasi modo l’intellettuale esprima la sua vocazione, che è quella di non sottomettersi supinamente alla verità di una parte sola, fa il gioco di qualcuno”.
Nonostante che i tempi siano certamente cambiati, con l’introduzione del sistema elettorale maggioritario, col bipolarismo e l’eccessiva semplificazione dei problemi introdotta dal berlusconismo, sembra a volte di essere ripiombati in quell’atmosfera del dopoguerra in cui l’uomo di cultura, anche a non voler prendere posizione, si trovava comunque con un’etichetta addosso. Quanto detto è a maggior ragione valido per i politici di opposti schieramenti, difficilmente dialoganti e ingabbiati in schemi relazionali preconfezionati che impediscono pragmatiche convergenze su specifici problemi.
Giuseppe Bova, da Presidente del Consiglio Regionale, e Giuseppe Scopelliti, da Sindaco di Reggio Calabria, hanno dimostrato la possibilità di un’eccezione a questa regola e, almeno in questo periodo, sembrano non risentire dell’atmosfera del muro contro muro mostrandosi come il Presidente e il Sindaco di tutti i reggini: più che uomini di partito, quando entrano in gioco gli interessi della propria città e della Calabria, appaiono come uomini di cultura che, citando ancora Bobbio, “non si pronunciano e non decidono mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva”.
Sarà che è passata ormai molta acqua sotto i ponti dal 1989, dalla caduta del Muro di Berlino e dal rovinoso infrangersi di tante illusioni e utopie, ma il Bova postcomunista e lo Scopelliti postfascista, che comunque non rinnegano nulla del loro trascorso militante, hanno oggi un aplomb intellettuale più di tipo liberale-azionista che gramsciano, il primo, e più di tipo liberale-progressista che evoliano, il secondo.
Giuseppe Bova e Giuseppe Scopelliti, quindi, quando entrati in gioco i veri interessi cittadini, come a proposito dell’Area Metropolitana dello Stretto, di sono dimostrati uomini liberi e illuministicamente critici non solo verso le antiche e sclerotizzate ideologie totalizzanti ma anche verso il potere, quello che Hobbes ha chiamato il “potere dei poteri”, ovvero quello politico gestito dalle segreterie dei partiti.
*Presidente Fondazione Mediterranea




