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    Direzione Dogane: si profila una beffa per Reggio

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    di Enzo Vitale – Con la deliberazione del Cominato di gestione dell’Agenzia delle dogane n. 50/2007 e la successiva determinazione del direttore dell’Agenzia del 26/09/07, la Direzione doganale regionale – com’era logico che accadesse proveniendo dalla provincia reggina il 90% degli introiti e il 97% dei movimenti

     – è stata assegnata a Reggio. Avverso questa delibera ha fatto opposizione il comune di Catanzaro, cui ha dato ragione il Tar del Lazio. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, con sentenza n. 4789/2008, ha rimesso tutto in ordine: la direzione regionale spetta a Reggio.

    Ma, come anticipato in precedenza (cfr. www.diarioreggino.it alla nota del 05-10-08), questa è una classica “vittoria di Pirro” in quanto la Calabria potrebbe essere nuovamente accorpata alla Campania con direzione a Napoli. Insomma, delle quindici direzioni regionali previste sul teritorio nazionale, quella calabrese, l’unica a non essere stata ancora attivata, rischia di non esserlo ormai più: nonostante che strutture di governance comprensive di più regioni (tranne che per pochi isolati casi come Puglia e Basilicata) configurano una chiara recessione rispetto a quanto stabilito e attuato a partire dal 17 novembre del 2005, giorno in cui si è cominciata ad attualizzare la riorganizzazione degli ufici doganali.

    E’ pur vero che l’applicazione delle norme contenute del Decreti 112 e 133 di quest’anno, finalizzati al contenimento del 20% della spesa pubblica destinata alle posizioni dirigenziali nell’ordine, comporta la perdita per l’Agenzie delle dogane di quattro posizioni dirigenziali; ma è altrettanto vero che – come riferito da qalificate e attendibili fonti sindacali – l’obiettivo del legislatore può essere più vantaggiosamente raggiunto incidendo sull’amministrazione periferica piuttosto che su quella centrale con la riclassificazione dei vertici di quattro direzioni regionali in posizioni dirigenziali di seconda fascia.

    Ed è appunto quello che si sta facendo: ma solo per tre delle quattro, a bassa produttività; mentre per la Calabria, nonostante la sua altissima produttività, dato che a causa del ricorso di Catanzaro ancora non si è provveduto a istituire la direzione, c’è il concreto rischio di tornare alla situazione antecedente al novembre del 2005 con un nuovo accorpamento alla Campania.

    Una decisione in tal senso – che va contro le idee guida del federalismo fiscale e contro le politiche di valorizzazione dei territori – potrebbe essere assunta già in questa settimana: si configurerebbe così, con un anacronistico riaccentramento dell’esercizio della funzione tributaria, un indirizzo mortificante la nostra  città nelle sue legittime aspettative.