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    Un ricordo tangibile per i caduti dei moti di Reggio

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    di Enzo Vitale –
    Caterina Campanella è nata il 18 aprile del 1958 e aveva 12 anni quando suo padre Angelo morì il 17 settembre del 1970 durante i Moti di Reggio. Casi della vita: sua figlia Alessandra è da 10 anni fidanzata con Carmine Iaconis, unico nipote di quel Carmine Iaconis che morì esattamente un anno dopo Angelo Campanella, il 17 settembre del 1971.

     Insieme a Bruno Labate, morto il 15 luglio del 1970, il giorno dopo l’inizio dei Moti, Campanella e Iaconis saranno sempre nella memoria della città. Ma oltre che col ricordo dei nomi, non sarebbe stato doveroso che la città si premurasse di concretizzare in un qualcosa di tangibile il suo affetto verso i familiari delle vittime?

     

    Anche Antonio Bellotti e Vincenzo Curigliano, membri delle forze d’ordine, persero la vita nel combattere una battaglia che non potevano sentire propria. Se Labate, Campanella e Jaconis sono e continueranno a essere nel cuore di tutti i reggini, se i loro nomi resteranno incisi per sempre sui muri del nostro “palazzo della memoria”; Corigliano e Bellotti avranno al massimo una modesta citazione a pie’ di pagina e vivranno solo nel dolore, che il tempo ha già certamente attenuato, dei loro cari: che comunque hanno avuto, come familiari di servitori dello Stato morti nell’espletamento delle loro funzioni, un giusto risarcimento in denaro e in agevolazioni concorsuali.

     

    Questo risarcimento non è c’è stato per i familiari dei caduti nei Fatti di Reggio; né, da parte delle Amministrazioni comunali che si sono succedute dal 1970 in poi, si è mai concretizzata una particolare attenzione nel favorire l’inserimento lavorativo dei loro figli.

     

    Oggi Caterina Campanella, nell’anniversario della morte del padre Angelo, lamenta che sua figlia, da 10 anni fidanzata con Carmine Iaconis, cui come unico nipote si è voluto dare il nome dello zio, non si può ancora sposare perché il mercato del lavoro è quello che tutti conosciamo e, non volendosi loro spostare dalla città, non hanno ancora trovato il modo di concretizzare i loro studi in un posto di lavoro. Oggi Caterina Campanella, che aveva 12 anni quando morì suo padre, dopo gli anni della giovinezza vissuti in stentata e onesta vita familiare, dopo una maturità caratterizzata dalle difficoltà economiche della sua nuova famiglia, da donna cinquantenne che si avvicina alla terza età, afferma che forse sarebbe stato meglio in quegli anni non vedere riflesso il suo dolore negli occhi di tanti sconosciuti pur di avere un riconoscimento più tangibile della semplice memoria.