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    Nel ricordo di Gianluca, a Crotone un luogo in cui crescere e sognare di diventare grandi

    “Raggiungerai il paradiso, allora, quando avrai raggiunto la velocità perfetta. Il che non significa mille miglia all’ora, né un milione di miglia, e neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perché qualsiasi numero, vedi, è un limite, mentre la perfezione non ha limiti. Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, esser là“.

     

    Tra la realtà e l’immaginazione lo scrittore e pilota statunitense classe 1936, Richard Bach, autore del “Gabbiano Jonathan Livingstone”, ha regalato ai lettori di tutto il mondo emozioni senza tempo. Una di queste la riviviamo oggi, insieme, per ricordare un piccolo uomo che pilota avrebbe voluto diventare, che i cieli della vita avrebbe voluto solcare, esplorando nuovi mondi: il piccolo Gianluca Canonico che oggi avrebbe fatto il compleanno, se nel luglio del 1985, all’età di appena 10 anni, durante il suo periodo di vacanze in Calabria (Gianluca era nato in provincia di Roma dove viveva con la madre), non fosse rimasto vittima involontaria di una sparatoria, mentre giocava sul pianerottolo di casa.

     

    La memoria diventa un percorso collettivo e travalica i confini della città di Reggio, dilata il ricordo. Proprio oggi, 2 dicembre, in attesa dell’inaugurazione del nuovo Laboratorio di navigazione aerea dell’Istituto tecnico trasporti e logistica ‘Mario Ciliberto’ di Crotone, guidato dal dirigente scolastico Girolamo Arcuri, ci sarà una cerimonia in ricordo. La struttura, attrezzata con simulatori di volo e di controllo del traffico aereo, sarà intitolata alla memoria di Gianluca Canonico, per onorare il suo ricordo e condividere quel sogno di diventare un pilota che potrà oggi essere realizzato da altri giovanissimi sognatori.

     

    L’iniziativa è il frutto del seme interrato nella coscienza e nella memoria dei crotonesi da Francesca Anastasi e Giovanni Gabriele, che ogni anno a Crotone ricordano il figlio Dodò Gabriele, rimasto anche lui vittima di una pallottola vagante nel giugno del 2009 mentre giocava a calcio. In una delle occasioni dedicate a Dodò, Pietro Canonico ha raccontato la storia di Gianluca che non è stata evidentemente dimenticata.

     

    Così una ferita inguaribile, come quella della perdita di un figlio nel cuore di una papà e di una mamma, di una sorella, di un fratello, trova la forza di trasformare quell’attesa vana e crudelmente negata di un ritorno, e il dolore che ne consegue, in un momento di condivisione con altre famiglie segnate dallo stesso atroce destino, in pungolo per le coscienze di tutti noi, in costante impegno di testimonianza.

     

    Gianluca, stava giocando sul pianerottolo della sua casa, nel rione Pescatori, zona Sud della città di Reggio Calabria, quando vi una pallottola lo raggiunse fatalmente alla testa inducendolo in coma. Dopo cinque giorni di agonia, Gianluca spiccò l’ultimo volo. Nelle pagine in cui si narra delle avventure del gabbiano Jonathan, manifesto della libertà per intere generazioni e ancora fonte di ispirazione per tanti, si possono leggere le parole con le quali si apre questo ricordo e che bene si attagliano alla memoria di un giovane sognatore e a un padre, Pietro, che ancora ama, ricorda e che a Reggio Calabria è rimasto anche dopo quella immane tragedia. Gianluca amava stare qui e tornava sempre con grande gioia ed entusiasmo. Lo aveva fatto anche quell’ultimo anno. Alla sua passione per il volo, l’associazione Libera, nell’ambito della campagna “Il ricordo lascia il segno”, ha posto una teca in piazza Castello, scoperta nel 2015. Dentro la teca un aereo in miniatura per celebrare la passione di Gianluca precocemente spentasi. Nello stesso anno, qualche settimana prima lo stesso colonnello Ian Slangen, comandante della Pattuglia acrobatica nazionale esibitasi quell’anno proprio a Reggio Calabria, con il maggiore Andrea Soro, aveva consegnato al papà Pietro una brochure con tutte le firme dei piloti delle Frecce Tricolori.

    Oggi quella teca è ancora a piazza Castello e, come il parco giochi vicino alla scuola “De Amicis” di Reggio Calabria (via Aspromonte) intitolato alla memoria del piccolo Gianluca grazie al contributo della Fondazione Antonino Scopelliti, ci ricorda costantemente che la memoria non è solo una parola e non è fatta di astrattezza. Essa richiede cura, responsabilità e concretezza a cominciare dall’attenzione e dal decoro che non devono essere negati, come di fatto oggi accade, specie ai luoghi che portano il nome di chi non c’è più, come il piccolo Gianluca.

     

    Quella piccola vita si è spenta qui, dove adesso resta la memoria, patrimonio da preservare, atto doveroso da condividere con Pietro, la moglie Enza che amava Gianluca come un figlio e la sorella Emanuela che non lo ha mai potuto conoscere.