
da “La Riviera” – In Calabria vincono ancora le logiche dell’assistenzialismo. L’incontro di qualche giorno fa con il Presidente Emma Marcegaglia, che significato ha secondo Lei?
«È stato sicuramente un momento valido
per una presa di coscienza anche se dopo non c’è stato un dibattito, per cui alla fine ci si è fermati solo alla fase delle relazioni. Tuttavia un’esperienza che andava fatta anche per capire ufficialmente quali sono le posizioni in campo, da quella del presidente nazionale di Confindustria, di quello regionale della Calabria, del Presidente della Regione, del Ministro Maroni, senza trascurare i rappresentanti dei sindacati con i loro segretari. La cosa importante è che questo tipo di presa di coscienza funga da stimolo e possa quindi far nascere una fase propositiva, visto che la situazione non è sicuramente rosea».
Sono emerse indicazioni importanti?
«Il ministro Maroni ha ribadito l’esistenza di strumenti atti a contrastare tutti quei fenomeni che minacciano la sicurezza del fare impresa, e quindi anche del vivere civile. Naturalmente questo non è sufficiente perché ci sono tanti altri aspetti da prendere in considerazione. Ad esempio, l’accesso al credito, dove possiamo sottolineare la poca attenzione del sistema creditizio rispetto alle esigenze vere delle imprese. E, direi, anche l’aspetto culturale, di una mentalità arroccata spesso e volentieri su quelle logiche di assistenzialismo che fino ad oggi hanno costituito un elemento di blocco dello sviluppo imprenditoriale calabrese e meridionale, paradossalmente consentendo una crescita del Pil. Quelle stesse logiche che non hanno sicuramente favorito l’introduzione dell’elemento della competitività che deve essere invece alla base dello sviluppo imprenditoriale, favorendo invece elementi di sopravvivenza più che di crescita e sviluppo, non creando una situazione positiva strutturale ma che una va sempre continuamente alimentata, com’è nella piena logica dell’assistenzialismo. Innovazione, competitività, ricerca e sviluppo, etica dell’impresa, meritocrazia devono invece diventare la base di un nuovo modo di concepire l’impresa nella nostra regione».
Continua…
Il seguito dell’intervista a Falzea Domenica su “la Riviera”




