
di Giusva Branca – E’ necessario che qualcuno lo dica! E’ indispensabile che qualcuno si faccia carico di sottolineare che anche l’ultimo baluardo che – in qualche modo – restringeva il solco della qualità della vita tra Nord e Sud si sta pericolosamente sgretolando.
Da oltre due anni il dato di inflazione relativo alla città di Reggio è pericolosamente schizzato oltre la madia nazionale ed oggi scopriamo che il caro-prezzi nazionale è guidato da Sardegna e Calabria.
Il dato calabrese è quasi un punto superiore a quello lombardo ed è di tutta evidenza come, in una fase congiunturale pesantissima per l’intera regione, questo è un rischio che non è accettabile.
Bisogna che qualcuno intervenga, associazioni di categoria in testa.
Ma prima di questo serve che qualcuno lo dica a chiare lettere: ormai fare la spesa in Calabria è diventato un lusso come (e più) che in Lombardia; assistiamo allibiti a promozioni turistiche (sic!) di ristoranti che propongono menu turistici – appunto – (un primo, un secondo, contorno ed acqua) alla modica somma di 35 euro a persona, mentre se entri in un locale dove ordinare alla carta, la carta – per l’appunto – da 50 euro è la più piccola con la quale te la puoi cavare.
L’altro giorno in una località dello jonio reggino, una confezione di 20 palloncini da gonfiare è costata 3,50 euro (che sono pur sempre le care, vecchie 7000 lire, cioè circa 350 lire a singolo pezzo), alcuni prodotti sono inavvicinabili e, soprattutto, evidentemente fuori controllo nella loro dinamica dei prezzi.
Mangiare la frutta o l’insalata per tanti è diventato un lusso; presto lo sarà anche giocare con i palloncini.




