
C’era una volta l’icona calcio che occupava le vite degli italiani con la sua presenza ossessiva. Ci furono pomeriggi degli anni ’80 in cui le reti pubbliche furono letteralmente monopolizzate da sei sette gare di coppa delle squadre italiane, tutte mandate rigorosamente in diretta dalle 15 a sera inoltrata sulle tre reti.
Era il tempo del calcio in “chiaro”. C’era solo quello e bastava, eccome se bastava.
Poi, come un mostro che più mangia e più vuole mangiare, il calcio ha scoperto, in aggiunta al “chiaro”, il satellitare, il digitale terrestre e centinaia di trasmissioni dedicate.
Risultati: il primo, più immediato è stato rappresentato dall’avere letteralmente divorato spazi, risorse e, conseguentemente, interesse per tutti gli altri sport cosiddetti minori ma che, da sempre, hanno costituito l’asse portante della società italiana: basket, volley, ciclismo sono stati completamente travolto dal mostro-calcio che ha divorato loro prima di cominciare con sé stesso.
La serie C (oggi 1^ divisione) è una fucina di debiti, la serie B è in coma profondo, sul piano dell’interesse e sotto l’aspetto strettamente finanziario.
Resta, al momento, solo la serie A, non sappiamo fino a quando, dal momento che prima o poi verrà sacrificata sull’altare della Champions league.
Il campionato che sta per cominciare, con ogni probabilità, vedrà per la prima volta dopo decenni il sacrificio (almeno rispetto al calcio) della Domenica Sportiva, fedele compagna di generazioni ogni domenica sera.
Il calcio “in chiaro” tira sempre meno, lo “spacchettamento” è dietro l’angolo e, con esso, la spartizione delle esclusive. “Novantesimo minuto” alla Rai e “Controcampo” a Mediaset rappresenteranno, con ogni probabilità, la quadratura di un cerchio che, ormai, interessa a pochi.
Sic transit gloria mundi…




