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Diciamoci la verità: quella non era più la stele di Massimo…

16 Marzo 2021
in Primo piano
Tempo di lettura: 2 minuti
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Diciamoci la verità: quella non era più la stele di Massimo…

Io credo che le cose sia necessario dirle. E dirle tutte. E se ti metti addosso – una volta di più – l’abito di antipatico, pazienza…

E credo anche che chi faccia del vandalismo sia un essere schifoso, sempre e comunque, tanto per essere chiari.

Chi lo fa accanendosi su simboli che ricordano persone scomparse lo è – evidentemente – di più.

E perchè?

Ma come perché…perché il simbolo, in questo caso, evoca l’operato e lo spessore di una persona scomparsa – quasi sempre prematuramente- tenendo viva la sua memoria e i suoi valori e, in qualche modo, dando un senso al dolore collettivo nel mentre (attraverso la stele, statua o quello che sia) si ricorda ciò che accadde.

Insomma, negli anni, quel simbolo ricorda alla gente, al passante distratto, a chi non conosce la storia ciò che fu.

E’ come se la stele parlasse e dicesse: “Hey, tu…guarda che Massimo Mazzetto aveva dei valori e se ne è andato prematuramente…”

Ora, però, è evidente che affinchè un oggetto possa “parlare”, richiamare l’attenzione, esso deve presentarsi in un certo modo.

Deve essere curato, deve essere pulito, deve essere collocato in uno spazio adeguato e degno, altrimenti…semplicemente…non parla, non dice nulla e all’essere (schifoso in quanto vandalo) che lo aggredisce dando sfogo a tutta la sua stupidità sembrerà di stare “solo” vandalizzando della pietra.

La valenza di autorevolezza, di “intimidazione in senso buono”, di soggezione che un monumento che riguarda un morto trasmette a chiunque vi si relazioni è del tutto annullata dal contesto e dalle condizioni in cui il monumento si trova e viene lasciato.

Non è più un monumento, ma solo pietra.

E lo schifoso – perché tale resta – come pietra la tratterà.

Forse, anzi sicuramente, presumo – mi viene benissimo, è noto ai più – ma se la stele di Massimo Mazzetto fosse stata in ordine, con delle aiuole curate al fianco, pulita e illuminata, gli schifosi non avrebbero avuto il coraggio di aggredirla perché – si sa – questa categoria di soggetti di coraggio non ne ha…

Sarebbero rimasti schifosi e avrebbero, ovviamente, vandalizzato qualcos’altro, certo, ma non quella, non offendendo la memoria di chi non c’è più senza nemmeno capire chi e quali valori stavano aggredendo. Perchè in quello stato essa non trasmetteva più nulla per chi, già a monte, non fosse stato a conoscenza di ciò che rappresentava

No, quella stele non era più da decenni la stele di Massimo Mazzetto. Non lo era perché prima degli schifosi era stato il tempo a toglierle solennità e autorevolezza senza che nessuno avesse pensato di provvedere nonostante – ad esempio – i ripetuti appelli di Gaetano Gebbia.

Dallo schifo, però, possono nascere delle opportunità: il Comune di Reggio ha già espresso la nobile volontà di procedere ad un rifacimento e riposizionamento della stele: ottima intenzione.

Quando la necessità diventa virtù…

P.S. Mi raccomando, ora qualcuno strumentalizzi e dica che ho inteso giustificare gli schifosi…

(gibbìmonello)

Tags: Massimo Mazzetto
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