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    Viaggio nel mondo universitario: a Cosenza un campus da 30mila studenti, che non ci stanno

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    di Stefano Perri – La situazione non sembra essere molto diversa nell’Ateneo di Cosenza, uno tra i più grandi del Meridione con decine di Facoltà ed un campus dove ogni giorno frequentano

    più di trenta mila studenti, in pratica come un paese di medie dimensioni. Ma per capire meglio la situazione abbiamo sentito la voce di Guerino Nisticò, studente lavoratore della facoltà di Lettere e Filosofia, coordinatore dell’Unione degli Universitarie componente attivo di Ateneo Controverso, un’associazione nata l’anno scorso con l’intento di organizzare il movimento studentesco che si era espresso nell’Onda.
    Cosenza è un Ateneo importante e costituisce un osservatorio privilegiato. A che punto è oggi il sistema universitario nel nostro paese?
    Le Università in Italia riaprono (in parte, perché la legittima indisponibilità dei ricercatori a sostenere il carico didatticonon ha permesso in tutte le facoltà d’Italia un regolare avvio dell’anno accademico) ma rischia di essere chiusa, vuota, un deserto, un luogo sempre più privato, privato di senso. L’università dei tagli e della crisi è una pseudouniversità svuotata nei servizi, nella didattica e nella ricerca. Se le politiche adottate dai governi negli ultimi decenni hanno minato alla base l’intero sistema universitario italiano, la riforma Gelmini – assieme ai tagli operati in finanziaria – rischia di distruggere definitivamente il sistema dell’istruzione pubblica.
    E all’Unical che aria respirate?
    Viviamo quotidianamente e sulla nostra pelle le ricadute dei provvedimenti del governo. A causa dei continui tagli stiamo subendo l’ennesimo aumento delle tasse (343€, con un aumento di 70€ nel corso degli ultimi tre anni), la diminuzione dei servizi, l’inaccettabile inasprimento del numero chiuso e programmato (800 posti in meno messi a bando per le ammissioni 2010/2011), la diminuzione delle borse di studio e, soprattutto, la dequalificazione della didattica.
    studenticosenza2Sembra che le cose non vadano affatto bene, ma forse non è una novità. Da dove si originano le questioni?
    Il sistema universitario italiano così come tanti altri sistemi pubblici hanno dei problemi strutturali, non compete a me ricercare di chi sono le responsabilità, ma quello che si può evidenziare è che negli ultimi decenni i provvedimenti adottati dai vari governi che si sono alternati non hanno datorisposte efficaci, anzi, in alcuni casi li hanno alimentati. L’Autonomia, ad esempio, è stata usata dai baroni, dai presidi e dai rettori per rafforzare il loro corporativismo in alcuni casi fino all’indecenza ed abbiamo assistito aduna proliferazione di corsi ed insegnamenti votati ad “accomodare” qualche protetto. Il sistema della ricerca non ha mai preoccupato i Governi, da qui il progressivo disinvestimento esasperato dalla 133 e normalizzato giuridicamente dal ddl Gelmini. Non si è mai voluto ragionare su più tavoli ad una vera riforma dell’Università Italiana, ma si è sempre privilegiato il “tirare a campare” tipico dell’italiano medio.La sensazione è che l’Università si è adattata alla società (sempre più qualunquista e superficiale)stravolgendo la sua stessa funzione di portatricedi innovazione ed elaborazione di pensiero e cultura critica.
    Però l’Unical tra i suoi mille difetti offre indubbiamente una serie di opportunità che in altri piccoli Atenei del sud non si registrano. Eppure sembra che anche da voi essere universitari non sia semplicissimo..
    E’ difficile perché studiamo in Calabria, dove oltre a subire un attacco al sistema universitario dal Governo Centrale, da cittadini di questa terra siamo chiamati a contrapporci ad altri fenomeni che da anni attanagliano questo territorio. Mi riferisco al fenomeno della criminalità organizzata, alla devastazione territoriale sia dal punto di vista idro-geologico che da quello ambientale, alla miopia della classe dirigente sempre più votata al clientelismo ed alla collusione, alla carenza di infrastrutture, alla disoccupazione giovanile che ha innescato ed esasperato il fenomeno della migrazione Sud-Nord creando vuoti generazionali incolmabili nella nostra Regione.
    studenticosenzaProblemi su problemi. Forse tanto vale cambiare. La riforma della Gelmini non può essere una soluzione?
    Il DDL Gelmini si propone di riformare l’università in maniera verticistica ed aziendale, riducendo gli spazi democratici degli atenei e permettendo la trasformazione delle università in fondazioni private. Mira a distruggere completamente il sistema di diritto allo studio e del Welfare studentescointroducendo la squallida formula del prestito d’onore, trasformando sempre più l’università pubblica in un privilegio per pochi. Proprio in questi giorni apprendo con forte preoccupazione i tagli che il Governo ha predisposto nella riunione del 14 Ottobre nel Consiglio dei Ministrial sistema del DSU, una decurtazione superiore all’80% nel Fondo per il Diritto allo Studio. Un taglio senza precedenti che riporta il nostro paese indietro di decenni.Sul piano della ricerca, poi, – oltre alla drastica diminuzione dei fondi – il DDL blocca il reclutamento deigiovani ricercatori, abbandonandoli ad un futuro precario. Il confronto con gli altri paesi dell’Europa (anche nei Paesi governati dal centro-destra) è sempre più imbarazzante.
    C
    he fare dunque?
    Il problema non è contrastare la Riforma in sé ma l’impianto ideologico che sta alla base, chi ha proposto questa Riforma vuole che il sistema pubblico dell’Università sia messo in discussione favorendo una privatizzazione di esso. Barriere all’accesso e tasse più elevatee tagli al fondo per il Diritto allo Studio rendono l’università meno  pubblicae sempre più elitaria. Il dovere morale di tutti i soggetti universitari, oggi, è quello di difendere la natura pubblica dell’università, la qualità della stessa in termini di didattica e di ricerca, la funzione sociale dell’istruzione, il vero valore della conoscenza. Ritengo che essendo più maturi rispettoall’esperienza di due anni fa, non dobbiamo farci intrappolare dalla nostra autoreferenzialità ed essere più concreti, cercare di ottenere più condivisione possibile tra i nostri colleghi e nelle nostre famiglie.Attraverso iniziative che mirino prima alla sensibilizzazione ed informazione e poi alla partecipazione. Qualsiasi iniziativa fatta con questo spirito sarà utile a contrastare l’impianto ideologico di questa riforma. Ribadisco , bisogna essere concreti, cercare di tastare il polso degli studenti,suiproblemi che vivono nella quotidianità, rompere il senso comune del disagio.Nel concreto, noi , lo stiamo facendo attraverso assemblee a microfono aperto, video-inchieste, volantinaggio iniziative insieme agli studenti medi, fare rete con gli altri territori, iniziative sul Welfare studentesco, partecipazione a manifestazioni ed assemblee di carattere regionale e nazionale.
    Come va la protesta li a Cosenza?
    Nella prossima settimana abbiamo chiesto a tutti i presidi di Facoltà di indire dei Consigli di Facoltà aperti per discutere dello stato delle facoltà e dell’università in generale, allo stesso tempo abbiamo indetto delle assemblee studentesche di fac
    oltà pre-consiglio per presentare nei Consigli di Facoltà una mozione, condivisa con tutti gli studenti. Questo anche in vista del inizio della discussione alla Camera del ddl Gelmini previsto per fine Novembre.Inoltre stiamo lavorandoin vista del 17 Novembre, Giornata Internazionale di Mobilitazione studentesca per una NON- Inaugurazione promuovendo un dibattito sui diritti e nello specifico sul Welfare Studentesco attraverso anche alla disponibilità ed in contributo di studiosi di calibro nazionale che da anni studiano questi fenomeni.

    studenticosenza3Un ennesimo autunno caldo? E poi?
    Penso che il mese di Novembre sarà cruciale per il futuro dell’Università italiana. Ma i mesi che verranno saranno ugualmente determinanti. Si, perché, se la logica che determina l’attacco al sistema universitario è la stessa che si può rilevare nella svendita dell’acqua pubblica, nella precarizzazione del lavoro e nella speculazione che devasta il nostro territorio, è vero anche che la difesa del diritto allo studio si traduce nella difesa dei beni comuni come unico modo per tutelare studenti, lavoratori e cittadini, come unico modo per fare resistenza. Tradotto in due parole sciopero generale.
    Oltre la proposta della Gelmini quali sono gli altri problemi che evidenzi nel mondo universitario?
    Il ddl Gelmini rischia di essere l’ultimo capitolo della lunga serie di attacchi che l’università pubblica italiana ha subito negli ultimi anni. Dopo anni di interventi mirati all’indebolimento progressivo del sistema formativo e del suo ruolo nel tessuto democratico nazionale. Come già detto è da decenni che assistiamo al progressivo indebolimento della Funzione Pubblica e Sociale del sistema universitario, ciò ha scaturito il sorgere di numerosi problemi: la dequalificazione e la parcellizzazione della didattica, il disinvestimento sulla ricerca, un sistema di governance sbilanciato nella mani dei rettori e delle baronie, un sistema di welfare studentesco ridotto all’osso ormai incapace di garantire agli studenti bisognosi, attraverso l’erogazione delle borse di studio, il proseguo degli studi.
    Qual è la tua proposta alternativa?
    Non possiamo permetterci di cadere nella trappola di chi vorrebbe farci scegliere tra privatizzazione e conservazione, tra la difesa dell’ordine baronale e l’imposizione di un dominio aziendale altrettanto iniquo. Abbiamo la responsabilità di contrapporre all’offensiva governativa un’opposizione che guardi avanti e che rilanci la sfida per il futuro. Se vogliamo davvero fermare la Gelmini dobbiamo rispondere colpo su colpo e spostare più in alto l’asticella della sfida: all’attacco alla rappresentanza rispondere con nuovi modelli di partecipazione democratica; al taglio del diritto allo studio opporre un nuovo welfare studentesco che sappia garantire a tutti l’accesso al sapere; alle minacce di abolizione del valore legale del titolo di studio replicare esigendo la qualità reale del sapere che ci viene proposto. C’è bisogno del contributo di tutti e di uno slancio di generosità di ognuno, per difendere l’università pubblica e per cambiarla dal basso, da luogo dell’immobilismo e delle clientele a motore della trasformazione del paese, in grado di portare l’Italia alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale, a partire dall’ idea di un Università diversa da quella che abbiamo conosciuto.
    Sei ottimista?
    Sono ottimista di non morire precario. La difesa dell’università pubblica e del diritto allo studio, si coniuga inevitabilmente con battaglie di più ampio respiro in difesa di quel bene comune, il lavoro, che sempre più diventa oggetto di speculazione economica.
    2 – CONTINUA…