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    Quando il tempo non cancella le ombre. Parla la vedova di Natale De Grazia

    nataledegrazia

    di Fulvio D’Ascola – I giorni si rincorrono,sembrano vele sospinte dal vento ,ma le onde sono alte ,si ingrossano per sbattere contro la riva ed è un inseguire il tempo, fermatosi su un calendario datato 13 dicembre 1995 .

    Il giorno in cui su un auto si conclude un viaggio ,un viaggio verso le verità nascoste ,sommerse.Verso un sistema di navi a perdere con un filo che legherà Natale De Grazia ad Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

    nel lungo gioco delle parti dettato da affari, da servizi segreti , da poteri politici ed industriali ,da ecomafie. Un uomo del sud innamorato del mare , che diventa Capitano per rimanere sempre a contatto con le onde azzurre. Fermiamo il tempo e riapriamo scenari dimenticati con Anna Vespia ,la moglie di Natale De Grazia, che rivive nel circo mediatico televisivo tutta la lunga storia fitta di misteri ,”Le televisioni si ricordano adesso di mio marito Natale De Grazia,capisco bisogna essere sulla notizia, ma noto già come l’informazione dei telegiornali abbia abbassato un po’ la tensione sul ritrovamento della nave Cunsky e sugli intrecci politica,faccendieri e servizi segreti,rivelate dal pentito Fonti.” L’amarezza si legge sul volto,immaginate come possano trascorrere ventiquattro anni pensando ad una notte di dicembre,ad i lunghi viaggi di Natale nelle indagini e le varie perizie in procure sparse per l’Italia. “Natale era innamorato del mare, era velista ,già comandante di Marina Mercantile ed in seguito capitano della Marina Militare e iniziò le sue indagini ,scelto dal pool investigativo di Reggio Calabria,per le sue grandi competenze.Tutto questo lo inorgogliva ,si dedicò anima e corpo alle indagini sulle navi scomparse,ma la storia ormai la conoscete..” Una storia iniziata con le indagini che lo videro impegnato presso Procure,Capitanerie di Porto,i troppi misteri di navi scomparse e dello spiaggiamento in Calabria della nave “Jolly Rosso”.

    Lo sguardo di Anna si posa su un grande veliero in legno fermo su un pianoforte,quasi come testimone del tempo andato. “A volte notavo un po’ di nervosismo in lui,sentivo i nomi di Anghessa e Comerio.Il pensiero che lo rendeva inquieto era quello del futuro del mare,dell’ambiente,mi ripeteva ma che mare lasciamo ai nostri figli ?era sempre in movimento,in viaggio,in tensione continua.” Il coinvolgimento nelle indagini lo portava a ricomporre le tessere dei puzzles di piani di carico fantasma,di polizze assicurative stipulate e di navi che sparivano nel nulla .Si aprivano sempre di più scenari con grandi connessioni tra politici,servizi segreti ,industriali ,stati esteri, e manovalanza della ndrangheta nel momento finale dell’affondamento.

    Le parole diventano fitte quando si parla dell’ultimo viaggio in autostrada “Rivivo quei momenti raccontati da chi era con Natale .Aveva carte importanti e con un auto di servizio dei Carabinieri,con due uomini a bordo ,si dirigeva verso La Spezia .Improvvisamente morì per un arresto cardiaco.”

    Morte improvvisa . “Morte improvvisa ,ma anche incongruenze quando abbiamo chiesto un ulteriore autopsia e la nuova perizia la fece lo stesso medico legale della prima volta.”

    Le dichiarazioni di Fonti ed il ritrovamento della nave Cunsky regalano nuove motivazioni ed anche rabbia.

    Ascoltare le parole del pentito è come avere la certezza oggettiva di tutto quello che Natale aveva scoperto. Voglio chiarezza,pretendo chiarezza perché mio marito non è morto accidentalmente.”

    Sul tavolo che c’è tra noi ci sono giornali sparsi ,fotografie ,sulle pareti foto ,crest e la Medaglia d’oro al valore militare per Natale De Grazie ,che il Presidente Ciampi consegnò alla vedova De Grazia ,.

    La medaglia d’oro per me ed i miei figli non ha alcun senso,non ci interessano le patacche ,non ci interessano le parate,ma pretendiamo verità,vogliamo che siano scoperte le altre navi sommerse,i nuovi riscontri oggettivi sono importanti. Parliamo di crimini contro l’umanità,abbiamo nei fondali bombe ecologiche,ma tutto va a rilento. Vogliamo chiarezza sulla morte di mio marito,il senso dello Stato e delle Istituzioni lo si deve percepire,ma attualmente viviamo solo stupide sceneggiate della politica.”

    Parole scandite a getto,i protagonisti di questa storia che unisce politica economia e crimine.Una storia di mare infranto ,di sogni infranti “Bisogna recuperare il senso dello Stato, i miei figli sono sfiduciati ,uno di loro addirittura è stato scartato dalla Marina Militare, si infrange il senso di appartenenza alla forza militare per cui mio marito è morto.” Parole forti che testimoniano amarezza “I miei figli all’epoca avevano sette e dieci anni,non hanno mai vissuto il padre come compagno di giochi,lo vivono adesso come “eroe incompreso”,ma eroe per cosa? Crescendo ci si rende conto di come dentro covino rabbia e disappunto e lo stato le istituzioni dove sono? Troppe vittime ci sono state in questo grande gioco di navi a perdere….”

    La stanza si colora delle ombre della sera ,i giornali sono un cumulo di carta sul tavolo,foto sparse,quadri alle pareti .Il veliero di legno è sempre fermo sopra il pianoforte ,in una foto il Capitano Natale De Grazia sorride…….