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    Centrale a carbone: nel DL anticrisi la norma “salva SEI”

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    di Antonino Monteleone – L’iter per la concessione dell’autorizzazione unica ai sensi della legge 55/2002 proposto dalla SEI Spa la società costituita per la realizzazione di una centrale a carbone da 1200 megawatt è fermo al Ministero delle Attività Produttive

    in attesa delle determinazioni del Ministero dell’Ambiente. Ma nel frattempo la Regione Calabria, con delibera di Giunta n.686 del 6 ottobre 2008ha negato l’intesa e trasmesso la determinazione in conferenza dei servizi. Un atto finale perché l’intesa positiva, da parte delle Regioni interessate ai singoli progetti di costruzione di nuove centrali per la produzione di energia elettrica, prevista nella legge che descrive termini e modalità per l’ottenimento dell” “autorizzazione unica” è – secondo interpretazione della Corte Costituzionale – un atto essenziale in mancanza del quale l’iter deve fermarsi senza appello.

    Ma un comma del decreto anticrisi licenziato dalla Commissione Bilancio della Camera se approvato definitivamente riaprirebbe la partita escludendo il parere delle Regioni, quindi dei territori, da ogni procedimento autorizzativo per centrali elettriche su tutto il territorio nazionale e di qualunque tipo.

    Come riportato da strill.it nei mesi scorsi la parola fine nella vicenda “Saline Joniche” non era ancora stata realmente scritta. Vuoi per il ritardo della Regione nell’adottare la delibera di denegata intesa che in sede di conferenza dei servizi ha preferito inizialmente far valere le ragione del piano energetico regionale (un atto giuridicamente subordinato alla legge nazionale); vuoi perché l’iter era stato sospeso – dalla stessa conferenza dei servizi – poiché le carte del progetto erano passate di mano al Ministero dell’Ambiente per le valutazioni di competenza.

    Molti ricorderanno che fu proprio la SEI, il 19 settembre scorso, con una propria lettera – avendo capito che il parere contrario della Regione sarebbe stato definitivo a chiedere la sospensione dell’iter autorizzativo. Un’operazione più mediatica che di sostanza.

    La risposta del Ministero delle Attività Produttive fu secca ed immediata: il procedimento è “già sospeso”, dunque la richiesta di sospensione non cambiava di un millimetro la situazione che si era venuta a creare.

    Era impossibile, nonostante il silenzio stampa, che un progetto da 1 miliardo di euro sparisse con una letterina dai piani di una multinazionale come Ratia Energia consorziata con il Gruppo Hera, Foster Wheeler ed APRI Sviluppo.

    Vano ogni tentativo di contattare, tramite l’ufficio stampa SEI, l’amministratore delegato Fabio Bocchiola per capire qualcosa in più delle intenzioni della società.

    Oggi è facile comprendere il perché.

    Qualche segnale era arrivato quando sul sito si SEI (www.progettosei.it), fermo da mesi, era dapprima comparsa la notizia del cambio dei componenti la commissione VIA (valutazione d’impatto ambientale) avvenuta in forma di vero e proprio “spoil system” ad opera del nuovo Governo. Secondo gli ambientalisti una “epurazione” di elementi troppo “rigidi” in una commissione delicatissima che decide le sorti di progetti milionari che racchiudon le aspettative di gruppi impenditoriali molto influenti.

    Nel testo approvato ieri all’articolo 4, Interventi urgenti per le reti dell’energia, vengono individuati “gli interventi relativi alla produzione, alla trasmissione e alla distribuzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato” per i quali il Governo nominerà “uno o più commissari” in grado di emanare “gli atti e i provvedimenti di competenza delle amministrazioni pubbliche, occorrenti all’autorizzazione e all’effettiva realizzazione degli interventi, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, avvalendosi ove necessario dei poteri di sostituzione e di deroga di cui all’articolo 20, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2”.

    Tradotto dal burocratese significa che – nel caso di una centrale costruita con capitale in prevalenza privato, proprio come quella nelle intenzioni di SEI Spa – il commissario agisce senza i vincoli del Ministero dell’Ambiente, ma, soprattutto, senza i vincoli delle Regioni che non potranno in alcun modo interferire su una materia che, comunque, costituzionalmente è regolata da legislazione concorrente.

    Scongiurare il rischio di installare un impianto da 4mila tonnellate l’anno di polveri sottili, solfati e nitrati e 10 milioni di CO2 (dati ufficiali SEI) forse è possibile, per la Regione, impugnando la nuova disposizione davanti ai Giudici della Consulta.

    Dopo gli impegni presi al G8 per la riduzione delle emissioni nocive ed il cambio di rotta di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea che hanno puntato tutto su energie rinnovabili sarebbe un peccato mandare al diavolo le belle parole.

    Posto che il carbone rappresente l’esempio scolastico del “non rinnovabile” ed altamente “inquinante”.