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    Emergenza alcol: 80% di interventi del 118 nella notte di Capodanno

    ambulanza
    di Emanuela Martino
    – Due vittime in Campania e 360 feriti, di cui 53 bambini è il bilancio stilato dal Viminale

    per i botti di fine anno. Dieci gli interventi in tutta la Calabria, di cui solo alcuni di particolare gravità.

     

     

    Anzi a leggere le prime pagine dei giornali on line nazionali, è palese che per i fuochi di Capodanno, oggi, si muore molto meno. Per fortuna.

    Non per questo gli operatori sanitari del 118 e del Pronto Soccorso, a Reggio Calabria, la notte di San Silvestro, non abbiano avuto il loro ben da fare per le emergenze in città.

    La cronaca racconta di chiamate a partire dalle 3 di notte circa per soccorrere giovanissimi in difficoltà per abuso di alcol.

    Un fenomeno che non è una novità in riva allo Stretto e che giusto la prima notte del 2013 ha fatto registrare un 80% di interventi per etilismo acuto in tutta la Provincia, di cui il 60 % proprio a Reggio.

    Un dato altissimo che se può trovare giustificazione nella notte della festa, non ne trova in quel 30 – 40% di interventi che sono richiesti ogni weekend.

    Giovani di età compresa tra i 14 e i 19 anni, quindi anche minorenni, e soprattutto ragazze.

    «È un dato allarmante – commenta Carlo Biroccio, medico di centrale Suem – che dà il segno di un problema sociale che vive oggi la città e che riguarda non solo i pazienti, ma soprattutto i genitori che spesso vediamo apatici e poco interessati di ciò che fanno i loro figli quando escono di casa».

    Uno status de quo di cui «è necessario parlar per mezzo degli organi di informazione, a scuola, piuttosto che in parrocchia» per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica reggina su episodi che si ripetono ogni fine settimana.

    Il dato in percentuale, infatti, non è che una quantificazione dei soli interventi di 118, ma a questo va aggiungo il numero, imprecisato, di coloro che sono accompagnati autonomamente al Pronto Soccorso.

    Del resto solo un anno fa, nell’area del reggino, secondo stime ufficiali, l’alcol rientrava tra le prime cinque sostanze di abuso, dopo l’eroina, la marijuana e hashish e cocaina.

    Si tratta di giovani che bevono cocktail uno dietro l’altro e che alle 5 del mattino sono completamente ubriachi. Un fenomeno che preoccupa soprattutto perché sono le ragazze ad esserne più colpite. «Quando vengono i genitori, molto spesso i figli versano lacrime da coccodrillo – continua Biroccio – ma poi il fenomeno si ripete alla prima occasione utile». E se «17 anni fa, più o meno, coloro che alzavano il gomito, li conoscevamo tutti e li chiamavamo anche per nome, adesso, anche se qualcuno ritorna, sono talmente tanti che è difficile riconoscerli».

    Alcol come droga del 2000, al punto da superare gli interventi per overdose. Una moda “sballarsi” o “ubriacarsi” senza tenere conto degli effetti nocivi su di sé e su gli altri. Giovani che diventano, quindi, aggressivi, al punto che occorre fare intervenire prima le forze dell’ordine e poi i sanitari e che finiscono per trasformare le bottiglie in armi. Che contestano anche l’arrivo tardivo, a loro dire, dei sanitari, mentre, invece, «i fumi dell’alcol ti fanno perdere la concezione del tempo e dello spazio». Oltre a disturbi gastrointestinali, alla perdita di coscienza e, nei casi peggiori, al coma.

    Un target sociale? Certamente esponenti delle fasce medio alte. «Perché l’extracomunitario beve vino, roba meno costosa, ma cognac, vodka, gin che sono alla base dei cocktail in commercio, ci vogliono i soldi, per poterli comprare, poiché certamente non sono alla portata del portafoglio di tutti».

    (1 – continua)