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    La relazione “nascosta”. L’Onorata Sanità di Villa Anya e del sistema Crea

    di Claudio Cordova –

    Lo scorso 28 gennaio finiva in manette, con l’accusa di associazione a delinquere, truffa aggravata, corruzione e peculato, il consigliere regionale Domenico Crea, medico, già assessore regionale, passato, nel giro di pochi mesi, dal centrodestra (Udc), al centrosinistra (Margherita)

    e poi di nuovo al centrodestra (la Dc dell’onorevole Rotondi). Un trasformismo politico sul quale stanno indagando i magistrati che si occupano dell’inchiesta “Onorata Sanità” nel corso della quale è finito in manette anche il figlio di Crea.

    Lo stesso Crea, infatti, pur non essendo mai iscritto nel registro degli indagati, è sempre stato “chiacchierato” soprattutto nella vicenda relativa all’omicidio di Franco Fortugno.

    Ma, ritornando all’operazione “Onorata sanità”  al centro dell’inchiesta, dal nome eloquente, c’è qualcosa in più rispetto al trasformismo politico. C’è una clinica, una clinica che qualcuno ha definito “la clinica degli orrori”, Villa Anya, un complesso ultramoderno posto a margine della statale 106. Una clinica nella quale, secondo alcune intercettazioni, i pazienti venivano abbandonati al loro destino, senza alcuna cura. Senza alcuna pietà umana. A tal proposito è però indispensabile sottolineare come gli impiegati del complesso, alcuni degenti e i parenti di costoro, neghino con forza ogni accusa di cattiva (e criminosa) gestione della struttura.

    Villa Anya è una clinica che Crea, secondo quanto scritto dal Gip, nell’ordinanza d’arresto, avrebbe intestato “fittiziamente” a moglie e figli, per ragioni fiscali. Al di là di tutto ciò, quello che è indubbio è il grande valore che Crea ha sempre riservato a tale complesso. A riguardo, ecco cosa scrive Francesco Forgione nella sua relazione per la Commissione Parlamentare Antimafia: “Secondo la Guardia di finanza risulta un “versamento da parte del Crea in data 15/11/2001 di denaro in contante sul conto intestato ai genitori dello stesso presso la filiale del Banco di Napoli di Melito Porto Salvo di una somma pari a complessive £. 1.195.000.000 (un miliardo e centonovantacinque milioni). A distanza di un mese i soldi transitarono direttamente sul conto che era nella disponibilità sua e della moglie. E’ una somma notevole, ancor più se versata in contanti”.

    Un investimento così ingente (£. 1.195.000.000) ha, naturalmente, allertato i giudici di Reggio Calabria. E non aiutano di certo a dipanare la matassa le pittoresche dichiarazioni rese ai giudici dallo stesso Crea che ha affermato come quella somma fosse di proprietà dei suoi genitori che tenevano tutto gelosamente nascosto “sotto il materasso”…

    Altrettanto oscure le modalità di deposito del denaro. Scrive il GIP di Reggio Calabria: “Le modalità di versamento non risultano chiare né risulta chiaro chi ha portato i soldi in banca”. A tal proposito vanno infatti registrate le testimonianze discordanti di alcuni impiegati, nonché del direttore della banca. Durissima, a riguardo, l’opinione di Francesco Forgione: “Nulla si sa del comportamento della banca in questione. Probabilmente è stato lo stesso della quasi totalità delle banche del Sud e del Paese: non vedono, non sentono, non denunciano le operazioni sospette. Impedendo così, attraverso comportamenti omertosi, l’affermarsi di meccanismi di trasparenza della finanza e dell’economia”.

    Ma l’intreccio perverso tra criminalità organizzata e politica viene definito soprattutto sulla scorta di alcune intercettazioni che hanno portato gli inquirenti a coniare l’espressione “sistema Crea” per definire la fitta rete di connivenze e il ruolo centrale occupato da un eventuale insediamento presso l’assessorato regionale alla Salute, cui Crea ha sempre ambito. Ecco il commento del Gip che ha disposto l’ordinanza cautelare in carcere dell’indagato Domenico Crea:  “A fronte di prospettive di profitti di enorme portata, l’indennità di consigliere regionale (pur da tanti ritenuta scandalosamente alta) appare, agli occhi di Crea, irrisoria e ridicola: <<ma quando hai me cretino tu che puoi fare? ti prendi i 10 mila euro di consigliere?>>”.

    Il “sistema Crea”. Un sistema, che, secondo il Gip di Reggio Calabria era “fatto di pressioni, relazioni, favori, attuato principalmente dallo stesso Crea Domenico e dal figlio Antonio, al fine di ottenere le autorizzazioni necessarie all’accreditamento della struttura sanitaria”. Un sistema che non risparmiava nessuno: dirigenti dell’Asl, medici, infermieri, ecc. ecc. Tutto al fine di far nascere (e quindi di ottenere le concessioni di legge in tempi rapidi) e di far crescere la “creatura” di Domenico Crea: Villa Anya.

    Ma purtroppo non finisce qui. Scrive Francesco Forgione:  : “…le indagini hanno fatto emergere il legame con la ‘ndrina dominante della zona, quella dei Morabito-Zavettieri di Africo e Roghudi, alleata dei Cordì di Locri e dei Talia di Bova Marina. Essa esercitava il suo potere sul territorio procurando voti, in occasione di consultazioni elettorali e segnatamente, da ultimo, l’elezione dei componenti del consiglio regionale della Calabria del maggio 2005 a favore di determinati esponenti politici considerati ‘di fiducia’ dell’associazione, impedendo o comunque ostacolando il libero esercizio del diritto di voto anche mediante la promessa di benefici economici (in particolare la garanzia di posti di lavoro) conseguenti alla scelta del candidato da votare e tentando di collocare in ruoli politico-amministrativi verticistici soggetti contigui alle cosche in grado di soddisfare mediante la propria attività istituzionale, amministrativa e privata le promesse fatte ai fini dell’elezione e soprattutto di realizzare gli interessi economici diretti delle cosche”.

    Una definizione, da manuale, della cosiddetta “zona grigia”.

    7 – continua