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    Lo scandalo nella “nera”: Provvisionato a Tabularasa

    tabularasa29luglio
    di Josephine Condemi (foto Antonio Sollazzo) –
    Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea. Samuele Lorenzi ,Chiara Poggi, Meredith Kercher. Sono alcuni dei casi di cronaca

    nera più recenti. Famosi. Molto famosi. Indagati non solo nei laboratori medico-legali, negli studi penali, nelle caserme ma soprattutto nei salotti televisivi. Plastici, dirette, approfondimenti. Peccato che, come ha sottolineato Provvisionato a Tabularasa, i salotti e le trasmissioni indaghino “aspetti e particolari che nulla tolgono a cosa è accaduto: scompare il fatto, scompare la ricerca dell’assassino, occorre fare immaginare qualcosa di più”. Via allora con le supposizioni più fantasiose, i processi in diretta, i “come si sente?” che si sprecano ai parenti delle vittime, attenzione alla lucina rossa della telecamera. Ma la cronaca degli avvenimenti, dov’è? “La cronaca farebbe ascolto se l’informazione fosse legata più ai fatti che alle emozioni”, ha evidenziato Provvisionato. I fatti si analizzano con la testa, le emozioni prendono di pancia, coinvolgono di più.  Perché  “si ha una distorsione della comunicazione: la finalità non è apprendere, ma spettacolarizzare ciò che accade”. Ecco che il comandamento del new journalism (“metti le persone nella storia”) si traduce nell’inquadratura a focalizzazione zero. Ma, in realtà, non sappiamo niente. E neanche le indagini della magistratura sembrano aiutare: “la pressione talmente forte dell’opinione pubblica fa attendere, indugiare, ci si affida alla prova regina, quella scientifica, dimenticandosi che non è CSI e facendo quindi errori clamorosi”. E lo spettacolo può continuare.  “Un elemento importante è quello della ciclicità: se oggi deraglia un treno, domani ne deraglierà un altro perché lo si andrà a cercare, quell’episodio”. Visto che gli omicidi, specialmente di giovani donne, non mancano, ci si può sbizzarrire, non alla ricerca della soluzione, ma di quello che sta intorno.  “Più il contesto è torbido, meglio è”. Ma se “questo paese distante dalla politica si rifugia in queste situazioni”, magari perché nel plot di un giallo riesce a raccapezzarsi meglio, quando anche la funzione risolutivo-catartica viene meno, non bisognerebbe farsi anche qualche domanda sullo stato di un giornalismo che non riesce più a raccontare ma solo ad evocare? A proposito di scandalo…