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Reggio: appello ai cittadini di Padre Giuseppe Sinopoli

30 Luglio 2011
in CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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La pia pratica dei sette sabati in onore della Madonna della Consolazione è stata proposta dai cappuccini fin dal 1533, chiamati dal vescovo Gerolamo Centelles,

vedendo in essi dei validi collaboratori al suo progetto pastorale di rinascita spirituale, sociale e culturale del clero e del popolo. La provvidenza ha voluto che venisse assegnata loro una piccola porzione di collina, qui all’eremo, ove vi era anche una cappelluccia dedicata alla Madonna della Consolazione.
Per i padri Ludovico Comi e Bernardino Molizzi, i frati Giacomo Foti e Antonino Tripodi e compagni è stata vera manna del cielo nel vedersi accolti dalla “Mamma celeste”. Subito hanno eretto delle capanne attorno, come per stringersi affettuosamente al suo cuore, e hanno iniziato a divulgare, con tutto il fervore possibile, l’amore e la devozione verso questa affabilissima Madre, che ci ha donato, come scriveva san Francesco d’Assisi, il Salvatore Gesù Cristo.
Ampliata la chiesa, ormai troppo piccola per accogliere la gente che sempre più numerosa accorreva per pregare con i frati cappuccini, si è pensato di affidare al pittore Nicolò Capriolo la riproduzione di un nuovo quadro, aggiungendovi san Francesco e sant’Antonio. Benedetto dal vescovo mons. D’agostino il 6 gennaio 1548, esso è stato accompagnato processionalmente e solennemente collocato nella nuova chiesa dell’eremo il pomeriggio dello stesso giorno, alla presenza delle autorità religiosi, civili e militari e ad una moltitudine di popolo commosso ed osannante.
Da quella data, 6 gennaio 1548, l’eremo è diventato il luogo privilegiato di Maria Consolatrice, la quale, pregata notte e giorno dai suoi figli prediletti, i cappuccini, ha incominciato a mostrarsi in visione ad essi  perché comunicassero al popolo reggino il suo smisurato amore materno, specie nei momenti di calamità e di sofferenza. Luogo privilegiato di Maria e perciò luogo privilegiato anche dei reggini e devoti della Calabria e della vicina Sicilia. E’ stato proprio in uno di questi terribili momenti, come il terremoto del 1693, che le Autorità hanno deliberato di istituzionalizzare, tra l’altro, la pratica dei sette sabati all’eremo, iniziata dai frati cappuccini, per ringraziare e rendere lode e gloria alla bontà misericordiosa del Signore per i benefici ricevuti e, naturalmente, per onorare e venerare la Vergine Madre, grazie alla cui intercessione la città di Reggio è stata più volte consolata e risparmiata dalle dolorose conseguenze delle catastrofi naturali e umane.
E tanto più cresceva l’amore dei reggini verso la loro Madre, Patrona e Protettrice, tanto più veniva ingrandita la sua dimora ecclesiale. Oggi forse bisognerebbe tornare a rimpicciolirla, perché la devozione dei sette sabati all’eremo non è praticata come alcune decine di anni or sono. Mi permetto, allora, di rivolgere un umile ma accorato appello specialmente ai reggini, perché non dimentichino lo straordinario amore profuso da questa dolcissima Mamma verso di essi e la loro città e tornino all’amore e alla devozione di prima.
Una Mamma così premurosa e così assetata di amore dei figli, non può essere delusa nel suo vivo desiderio di voler abbracciare, come scriveva Mons. Calabrò, i suoi figli qui nella sua casa dell’eremo,  giustificandosi con alibi attestanti un amore non in sintonia con la tradizione dei reggini, e aspettando di concorrere solo il giorno della sua discesa in Città. Perciò, fratelli e sorelle, sull’esempio degli antichi padri, salite all’eremo e lasciatevi abbracciare da questa dolcissima e tenerissima Madre, onorandola insieme a noi, con il canto della lode e il fervore della preghiera, soprattutto con una vita degna di Lei. Venite e deponete nel suo cuore le vostre  preoccupazioni, le vostre sofferenze, le vostre paure, le vostre speranze; affidatele il vostro cuore, bisognoso di tanta consolazione.
La Madonna ci ama e ci attende. Non deludiamola.
Pace e Bene.

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