di Grazia Candido – Alla 24°serata di Tabularasa si parla di ‘ndrangheta, del dizionario enciclopedico delle mafie e di quel luogo simbolo della criminalità, dal quale i boss gestiscono il potere sul proprio territorio: il bunker. Si inizia con la proiezione del documentario “Mafia bunker” dove per la prima volta e in esclusiva per History Channel, inquirenti e forze di sicurezza svelano e accompagnano i giornalisti nel sottosuolo della criminalità organizzata. A sciorinare dati, fatti, eventi che hanno segnato non solo il Mezzogiorno ma tutto il Paese, ieri sera alla Torre Nervi, insieme agli organizzatori del Contest Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, il professore e autore britannico John Dickie, il docente reggino Fabio Cuzzola autore del romanzo “Blocco 52”, la giornalista Alessia Candito e il cineasta e scrittore Claudio Camarca che ha curato il Dem in Italia (dizionario enciclopedico delle mafie).
“Da quattrocento anni, l’Italia vive una situazione di conflitto permanente. Una guerra che vede lo Stato di Diritto opposto a una serie di consorterie capaci, nel corso del tempo, di controllare intere porzioni di territorio – esordisce Camarca – Il Dem è un’opera che non ha precedenti, racchiude 4740 lemmi, 200 approfondimenti, 70 voci autoriali ed offre uno spaccato inedito di questo Paese che racconta lo sviluppo tra la storia ufficiale e quella delle mafie. Migliaia di voci che costituiscono un punto fermo, disegnano una mappa scientifica delle varie realtà criminali. In Italia non c’è stata mai una trattativa con la mafia – puntualizza lo scrittore – c’è stata una pausa con Borsellino e Falcone ma noi non abbiamo fatto mai una guerra alle mafie. Sono stati messi in trincea poveri Cristi ma il popolo italiano non l’ha mai combattuta. Kant direbbe che non abbiamo il senso di responsabilità personale anche se qui, in Calabria, ci sono tanti giornalisti, magistrati che si battono quotidianamente contro la criminalità organizzata ma sono soli”.
Il Dem presenta una sorta di altra Italia edificata su propri codici morali, su proprie leggi. “Presenza reale e tangibile a fronte di un governo troppo spesso avvertito distante, non in grado di predisporre risposte certe ai bisogni della cittadinanza – aggiunge Camarca – Se non diciamo basta non cambierà mai nulla. Il dizionario enciclopedico delle mafie nasce per essere uno strumento di lavoro per chi opera e per chi non conosce questa realtà. Per esempio, molti non sanno che ogni anno oltre trecento omicidi sono direttamente riconducibili a strategie interne a gruppi mafiosi. Si stima inoltre che oltre trentamila persone fanno parte in modo attivo di organizzazioni criminali, sono per così dire affiliati a tempo permanente. A loro si aggiungono centinaia di migliaia di cittadini che più o meno direttamente hanno a che fare con queste organizzazioni”.
Eppure al di fuori della Calabria, “nel mondo anglofono la ‘ndrangheta è completamente sconosciuta anche dopo la strage di Duisburg ma c’è il paradosso che il cittadino medio pensa di sapere tutto sulle mafie – dice lo storico Dickie – Per la prima volta, abbiamo avuto grazie alla BBC la possibilità di raccontare la ‘ndrangheta, di svelare i segreti della vita sotterranea dei più potenti boss e abbiamo dimostrato che quando lo Stato c’è la malavita indietreggia. Nascondigli difficilissimi da individuare, i bunker permettono ai boss di comandare traffici milionari senza essere catturati: progettati come vere e proprie fortezze sotterranee, sono un prodigio di ingegneria con tunnel che si diramano come un intricato labirinto, pareti scorrevoli, ascensori nascosti ed ingressi insospettabili. Abbiamo così informato non solo il pubblico inglese che non sa cosa sia la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia ma anche il cittadino italiano di Trieste o di Bergamo che disconosce la vera storia delle mafie”.
Si sofferma sul periodo della strategia della tensione e sulle ultime inchieste che “ci raccontano che i sistemi britannici hanno coperto le catene del riciclaggio”, la giornalista reggina Candito che tuona: “Corriamo il rischio di non avere ben chiari i contorni della lotta da combattere e questo ce lo può spiegare la storia della trattativa: in taluni casi lo Stato si ritrova di fronte altri pezzi dello Stato che non dovrebbero stare da quella parte della barricata. Sino a quando in questa città e in questo Paese ci sarà il diritto di favore, non cambierà mai nulla. Il terrore collettivo inculcato con la fame è la grande leva delle strutture di potere. Il vero strumento di pressione sono le informazioni riservate che possono mandare all’aria un partito, un’azienda, una borsa, il territorio. Dobbiamo sgombrare il campo da topoi, smascherare certe categorie come quella dei “riservati” menzionati dal pentito Nino Fiume, che sono una carta vincente per i malavitosi, personaggi insospettabili che per la famiglia De Stefano si attivano in qualsiasi momento”.
Il quadro delineato non è dei migliori ma “possiamo ancora farcela, secondo il professore Cuzzola che giorno dopo giorno, insegna ai suoi studenti che “le uniche battaglie che vanno combattute sono quelle che si pensa di perdere in partenza”.
A chiudere la serata, una straordinaria performance artistica dell’attore Gaetano Tramontana con “La vera storia del pifferaio di Hamelin” produzione Spazio Teatro.