
di Stefano Perri – Nicola Gratteri, un anno dopo. Il Pm antimafia di Gerace torna in Piazza Italia a distanza di dodici mesi dalla sua ultima apparizione a TabulaRasa.
Lo sguardo è limpido e fiero, quello di sempre. il piglio determinato e a tratti ironico. Il Procuratore Aggiunto si gode ancora l’abbraccio della sua gente. Gratteri non è cambiato. ”Dico le stesse cose da 20 anni – ironizza – le ripeto come un pappagallo. Ormai ho anche una discreta esperienza da soubrette. Mi invitano anche in tv perché faccio alzare lo share del 30%. Credo perché sono un po’ folle, autolesionista. Se avessi parlato di meno avrei fatto più carriera. Ma è così bello dire ciò che si pensa. Io dico sempre la verità e cerco sempre di parlare semplice, con un linguaggio accessibile a tutti”.
Di fronte alla platea di TabulaRasa Gratteri si presenta nella consueta veste di cittadino onesto prestato alle istituzioni. ”Sono un infiltrato” scherza. Ma anche di serio professionista ed attento osservatore delle dinamiche socioeconomiche che si sviluppano sul territorio, sul fronte criminale quanto su quello delle istituzioni.
Gratteri è quello di sempre, ma nell’anno trascorso di acqua sotto i ponti ne è passata. E’ cambiato il contesto ambientale, certamente. ”Speravo che le cose cambiassero in peggio – dice lui – per provocare una reazione da parte della gente. Stare un po’ peggio è certamente positivo, in questi anni abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. Sono cambiati gli inquilini del Palazzo del Comune, che a pochi metri dal palco fa da scenario al dibattito. Segno questo di un ulteriore cedimento del contesto istituzionale, quantomeno a livello cittadino. Ed è cambiato anche il pulpito dal quale Nicola Gratteri parla. E’ di pochi giorni fa infatti la sua nomina (”a titolo gratuito” ci tiene a sottolineare il Magistrato) all’interno della Commissione governativa contro la criminalità organizzata. Un ruolo che consente al Magistrato reggino di contribuire direttamente alla stesura di quella tanto anelata riforma della giustizia, oggetto di studio anche in alcune delle sue pubblicazioni.
”Ho accettato l’incarico dopo una serie di riunioni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – spiega Gratteri – perché volevo capire cosa era possibile fare. Il problema non è fare le proposte, ma quello che il Parlamento intende votare”. L’obiettivo da perseguire – annuncia – è quello di creare un sistema all’interno del quale ”non sia conveniente delinquere, pur lasciando intatte le garanzie processuali dell’imputato”.
Una vera e propria mission impossible, che però non spaventa neanche un po’ il PM, abituato alle sfide complicate. Gratteri non smette mai di ricordare le sue umili origini. ”Non sapete quanta soddisfazione si prova a coltivare un orticello” dice sorridendo il Magistrato di fronte alla platea divertita di piazza Italia, stupita di ritrovare il Nicola Gratteri di sempre, quasi fosse un vecchio amico o un vicino di casa al rientro da un viaggio.
Ma dal faceto al serio il passo è breve. E si torna immediatamente a parlare di giustizia. Gratteri smette i panni del cittadino qualunque e torna ad indossare quelli del Magistrato impegnato. E i propositi di riforma tornano prepotenti al centro dell’attenzione.
La riforma del sistema carcerario – Gratteri dimostra di avere le idee chiarissime. Anzitutto le carceri. ”Dicono che i mafiosi hanno più paura dei sequestri di beni che di andare in carcere. Il problema è che in media si fanno appena 5 anni che non sono nulla di fronte alla possibilità di decidere nei minimi dettagli la vita civile, economica e sociale di un territorio. Iniziamo a pensare di innalzare le pene e vedrete come la situazione cambierà radicalmente”.
”Si parla tanto del sovraffollamento carcerario – continua – ma si dedica molta meno attenzione ai familiari delle vittime di mafia o ai testimoni di giustizie. Si gira attorno al problema perché si vorrebbe una nuova amnistia, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo perché non conviene elettoralmente”.
”Contro il sovraffollamento carcerario ci sono sistemi semplicissimi – dichiara ancora – basta costruire nuove carceri oppure riaprire quelle dismesse. L’Asinara, ad esempio, o Pianosa, all’interno della quale esiste una sala operatoria che è molto meglio di quella dell’Ospedale di Locri. Ci sono tante carceri militari vuote. Perché non si riaprono? Perché i detenuti stranieri non vengono trasferiti negli istituti penitenziari dei Paesi di provenienza? L’Italia pagherebbe la quota per il mantenimento del detenuto ed in questo modo si svuoterebbe il 20% delle strutture italiane. Tenere in carcere i tossicodipendenti poi non ha senso, ci sono tante strutture pronte ad accoglierli. E per i detenuti dovrebbe essere previsto il lavoro come rieducazione, come terapia. Ci sono soggetti che entrano a 50 anni in carcere senza aver mai fatto un giorno di lavoro in vita loro. Pensate quanto sarebbe rieducativo per loro andare a ripulire le strade e le piazze del paese dove hanno commesso i crimini. Sarebbe una vittoria per lo Stato. Io sono contrario a qualsiasi forma di umiliazione – precisa infine – anche il peggior detenuto deve essere rispettato ma dobbiamo avere il coraggio di parlare di queste cose”.
L’informatizzazione – Altro cavallo di battaglia del Gratteri pensiero: l’informatizzazione del sistema giudiziario. Anche qui Gratteri si ripete da un po’. ”Quelli per le fotocopie nei processi sono soldi buttati – dichiara – io comprerei 20mila tablet e li darei ai detenuti con la possibilità di scaricare tutti i documenti processuali. Stessa cosa per le notifiche dei processi che dovrebbero essere trasmesse via mail. Si farebbe un lavoro di tre mesi in dieci minuti”.
Il riciclaggio ed il sistema bancario – Qui Gratteri parla da esperto. Numerosissime sono le inchieste da lui condotte che hanno visto al centro delle indagini i flussi di denaro sporco tra la Calabria e il mondo. ”A Londra – dice – è il centro del riciclaggio mondiale perché non esiste una vera e propria normativa di contrasto. Le mafie di mezzo mondo portano li i soldi. La ricchezza galleggia mentre non si produce nulla, solo carta”. E poi intervistato sulle falle del sistema bancario, oggetto di discussione durante la prima serata di TabulaRasa, Gratteri ricalca il forte j’accuse del Procuratore Cafiero de Raho. ”Le banche sono quelle che hanno i soldi e quindi il potere. In Italia ci sono centri di potere che dettano l’agenda politica. Noi non siamo uno Stato forte come gli Stati Uniti. Lo vediamo anche a livello regionale. Ormai sono i candidati alle elezioni a presentarsi a casa dei mafiosi per chiedere i pacchetti di voti”.
L’imprenditoria – Forti le critiche alla mala imprenditoria. Gratteri ce l’ha con gli imprenditori ”scesi dal nord”. ”Quelli che si aggiudicano gli appalti – dice – mandano i loro uomini per trovare accordi con la ‘ndrangheta, mettendo le mani avanti anche se nessuno ha chiesto niente. Fanno tanto i milanesi quando non hanno margini di manovra, ma quando ce li hanno sono il peggio dei truffatori. La 488 ci ha rovinato – spiega Gratteri – sono venuti molto imprenditori dal nord, hanno ottenuto la prima e la seconda tranche dei finanziamenti e poi sono spariti. Il risultato sono quei capannoni vuoti che si vedono in giro nella nostra terra”.
(foto Antonio Sollazzo)




