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    Stragi di Stati: la complessità degli anni di piombo e la ricerca della verità in “Intrigo internazionale” di Fasanella e Priore

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    di Josephine Condemi – “Stragi di Stato”. Questa è la definizione che abbiamo imparato ad utilizzare per designare tutte le

    carneficine che si sono susseguite nel nostro paese negli “anni di piombo”.

    “Stragi di Stato”, dovute ad una “strategia della tensione” tutta italiana, tutta interna e dovuta a conflitti di potere tutti “autoctoni”.

    “Stragi di Stato”, che lo Stato spesso non riesce a punire perché profondamente coinvolto.

    Questo nella prospettiva riduzionista dominante, che rischia di offuscare la complessità del fenomeno.

    Perché le cosiddette “stragi di Stato”  sono un fenomeno complesso.  “Complesso” etimologicamente sta per “legato insieme”:   non vuol dire quindi “irrisolvibile” (anche se più volte si è voluto accostare i due termini per creare alibi), bensì, appunto, legato,  ad una molteplicità di cause che si intersecano tra di loro in una pluralità di contesti.

    Fasanella e Priore li analizzano tutti, sciogliendo ad uno ad uno i nodi del fenomeno.

    Ed emerge una prospettiva trascurata, un contesto trascurato: quello internazionale.

    Che l’Italia, benché penisola, non fosse un’isola abbandonata dal resto d’Europa ma rivestisse un importante ruolo strategico durante gli anni delle guerra fredda, è abbastanza palese.

    Eppure, nessuno ha mai voluto usare questa chiave di lettura per comprendere in un quadro più ampio gli avvenimenti verificatisi dal 69 ai primi anni 80.

    Perché, se si comincia ad adottare questa prospettiva, l’interpretazione dei fatti (quindi la descrizione del fenomeno) cambia. Cambia perfino la definizione: non più stragi di Stato, ma stragi “silenti”, stragi di Stati, che, per dirla con le parole degli autori, si svelano come “grandi operazioni politiche progettate nelle capitali di paesi che avevano interesse a tenerci sotto scacco”.

    Il volume spiega in maniera chiara e minuziosa i motivi di un coinvolgimento internazionale nelle vicende del nostro paese, le nazioni protagonisti, le “reti” che collegavano alcuni soggetti italiani a istituzioni e personaggi stranieri.

    E il quadro cambia. In un libro-intervista che spinge a guardare oltre, a non accontentarsi delle soluzioni “pre-confezionate”, scoprendo che il conflitto tra giustizia e “ragion di stato” è uno dei motivi principali dei depistaggi, delle mezze verità, dei “brandelli di segreti che vengono utilizzati come strumento di lotta e di ricatto tra le diverse fazioni ”, generando dietrologie come quella dei servizi “totalmente deviati”. Dietrologie da cui, sostiene Priore, “occorre una volta per tutte prendere le distanze”.

    Un fenomeno complesso ha bisogno di venire analizzato da diversi punti di vista. Il giornalista e il giudice affidano questa “testimonianza” agli storici, ai ricercatori, a tutti coloro che vorranno raccoglierla.