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    Tabularasa 2014 – Speciale: parole e musica di Brunori, Caccamo e Kiave

    La serata di ieri di Tabularasa, è stata anche un momento di riflessione grazie al contributo di 3 giovani musicisti, protagonisti di Tabularasa Alone: Dario Brunori, Giovanni Caccamo e Mirko Kiave.
    “Le mie canzoni – ha detto Brunori – sono in prevalenza di carattere sentimentale, non di denuncia. In generale il mio non è un approccio professorale, la metto sempre su un piano ludico perché non mi piace pontificare. Preferisco l’ironia e provare a fare in modo che le persone elaborino un pensiero proprio. Credo sia molto importante per la musica la contaminazione fra diversi generi e contesti sociali. La critica fa bene soprattutto per contrastare il rischio, specie nella nostra regione, di trovare alibi in ragioni storiche di mancato sviluppo. Sono riuscito a fare la musica che volevo anche grazie ai contatti che ho stabilito uscendo dalla mia regione che è comunque un territorio periferico per quanto riguarda il settore musicale. Oggi vivo qui e l’idea è quella di lavorare su un nuovo modo di fare musica a Cosenza, cercando però per quanto possibile di mantenere sempre vivo il confronto con altre realtà”.
    “Mi è bastato leggere un graffito che recitava ‘potere al popolo’ – ha raccontato Kiave – per capire che l’hip pop attecchisce dove le persone hanno bisogno di dire qualcosa, come il ghetto. Un’arte povera in grado di rimpiazzare la violenza della strada con la creatività. A 23 anni ho deciso di mollare tutto, anche il lavoro che avevo, per stare sette anni a Roma spostandomi a Milano. Ero convinto di avere qualcosa da dire e ho voluto rischiare. Sono stato colpito da qualcosa che era lontano anni luce da me, una cultura musicale nata in America quando io non ero nemmeno nato.”.
    “Mi sono trasferito a Milano per quattro anni cercando in ogni modo la mia occasione – ha spiegato Caccamo –. Poi paradossalmente in un momento di sconforto del mio percorso, sono tornato in Sicilia per le vacanze e una mia amica mi ha informato che Franco Battiato aveva affittato una villa a Donnalucata. Mi sono appostato lì un 9 agosto, per circa otto ore, fino a quando sono riuscito a vederlo e a consegnargli il mio cd. E’ stato un incontro estremamente fugace ma dopo poche ore ho trovato alcune chiamate sul cellulare e un messaggio in segreteria in cui Battiato in persona mi dava appuntamento per l’indomani. Così è nata questa meravigliosa opportunità. La mia voglia di fare musica non è direttamente proporzionale alla quantità di pubblico che ho di fronte. Franco Battiato mi ha dato la possibilità di aprire i suoi concerti ed è stata un’esperienza meravigliosa. Però ho sentito il bisogno di riappropriarmi di una dimensione più piccola creando il ‘Live at home’, direttamente nelle case della gente”.
    In chiusura l’organizzazione, a conclusione dei contest musicali protagonisti assoluti dell’edizione 2014, ha regalato alla città una grande festa con il vinyl selection di Alex Perdido.

    (Foto di Antonio Sollazzo)