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Home EDITORIALI Il Papa in Calabria

I monaci certosini

12 Maggio 2013
in Il Papa in Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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certosini

(Tratto da ”San Bruno e i certosini” edizioni certosa, 2011) Al suo arrivo al deserto di Chartreuse, san Bruno aveva sei compagni; tutti cercavano la solitudine per applicarsi all’intimità con Dio nella vita contemplativa, ma tutti erano ugualmente

decisi a rimanere insieme, riuniti attorno a Bruno.
Così, fin dall’inizio, si trova delineata la formula così tipica della vita certosina: unione di solitari in una piccola comunità.
Questa caratteristica specifica della certosa si è conservata attraverso i secoli e l’Ordine ha sempre avuto la convinzione che questo patrimonio viene da Dio. I certosini sono dei solitari riuniti come fratelli; la comunità che formano è relativamente piccola a ragione della loro stessa vocazione eremitica; così si parla facilmente di «famiglia certosina». L’unità fra i monaci è prima di tutto ed essenzialmente di ordine spirituale: essi sono «riuniti dall’amore del Signore, dalla preghiera e dal desiderio ardente della solitudine».

 

cellacertosini
Tuttavia questa comunione fraterna si esprime anche in maniera visibile e concreta in momenti particolari, principalmente nella liturgia celebrata in comune, ma anche in occasione di incontri come gli spaziamenti e le ricreazioni; allora tutti hanno la gioia di ritrovarsi insieme. Questi incontri regolari permettono ai fratelli di conoscersi meglio e di meglio amarsi, al fine di aver tutti un solo cuore e un’anima sola. Fondamentalmente la regola di vita monastica è la solitudine. Durante la settimana i padri si radunano tre volte al giorno in chiesa: per il Mattutino, per la messa conventuale e per i Vespri. Le domeniche, e i giorni di festa di una certa importanza, cantano in coro tutto l’ufficio (eccetto Prima e Compieta), prendono il pasto di mezzogiorno in refettorio e hanno una ricreazione nel pomeriggio, tra Nona e Vespri. Infine escono in spaziamento una volta la settimana. La passeggiata settimanale, durante la quale si può parlare liberamente, si chiama per tradizione spaziamento. Ha luogo il primo giorno libero della settimana, normalmente il lunedì, se il tempo lo permette e se nessuna festa importante lo impedisce. Dura tre o quattro ore. Si cammina abitualmente a due a due, per permettere un colloquio più personale. Di tanto in tanto ci si ferma per cambiare i gruppi.  
Nell’Ordine lo studio è sempre stato stimato, senza tuttavia essere l’occupazione prima del certosino. Il Capitolo Generale ha dato a questo riguardo eccellenti direttive raccomandando gli studi convenienti alla vocazione certosina: Sacra Scrittura, teologia, spiritualità. Il monaco, dice il Capitolo, deve amare la teologia, applicarsi allo studio delle scienze sacre, per poter più facilmente tendere alla contemplazione. Si attingerà dunque alle sorgenti d’acqua viva una scienza che non sia orgogliosa, che eviti la ricerca, si guardi dalle novità e dall’ipercritica, e conservi la semplicità. Bisogna studiare, dicono gli Statuti, «non per smania di imparare o di pubblicare libri, ma perché la lettura, sapientemente regolata, dà una formazione più solida all’anima ed offre il fondamento alla contemplazione delle realtà celesti. Infatti, sbagliano coloro che credono di potersi facilmente innalzare ad un’intima unione con Dio se hanno trascurato in antecedenza lo studio della sua Parola o se la hanno abbandonato in seguito. Perciò, più attenti alla sostanza del pensiero che alla spuma delle parole, dobbiamo scrutare i divini misteri con quel desiderio di conoscere che nasce dall’amore e l’amore accende». Il lavoro manuale procura al padre la distensione fisica necessaria alla salute e lo rende più idoneo ai suoi doveri spirituali.

Tags: Serra San Bruno
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