
ha preferito continuare a ubriacarsi, le chiacchiere stanno a zero, la città di Reggio è in ginocchio più della Calabria (e, credetemi ,ci vuole del talento pe r riuscirci) e nulla si muove.
Tra poco sarà passato un anno dal commissariamento e ancora ci si appassiona attorno al falso problema, volutamente sbandierato e relativo al fatto se la gestione commissariale sia stata migliore o peggiore di quella politica, dimenticando che il cambio della guardia non è avvenuto perché chi è arrivato dopo avrebbe dovuto essere migliore, ma perché chi c’era prima è stato mandato a casa per motivi legati alla contiguità con la criminalità organizzata, per come scritto nel decreto di scioglimento del Comune di Reggio.
Ma, lo ripeto, il punto vero non è questo: il punto vero è che siamo temporalmente più vicini alla data delle prossime elezioni che a quella dell’avvenuto scioglimento, la città è in ginocchio, il tessuto socioeconomico devastato, i servizi inesistenti, un debito corposo da ripianare nei prossimi dieci anni (nei quali chiunque governerà manterrà obbligatoriamente alle stelle le tariffe cittadine) e nulla si muove.
Si dibatte attorno alle vicende dei singoli (leggi incandidabilità) che, per carità, per loro saranno anche importanti, ma delle sorti future di un’intera comunità non c’è traccia.
La politica è sparita. La gestione commissariale – è vero – l’ha esautorata dall’amministrazione ma la politica stessa si è messa in liquidazione da se stessa.
Non un fiato, neppure uno sbadiglio rispetto a ciò che sarà di questa città, alla via che dovrà intraprendere per provare a sopravvivere a sé stessa; protagonisti degli ultimi anni della vita cittadina, di destra e di sinistra, dissolti come vampiri all’alba.
Nulla. Non si parla di nulla. Il massimo della polemica si raggiunge sul passato, non ce n’è uno che ci spieghi cosa intende fare da domani. Per domani.
Ed è proprio questa la dimostrazione più palese che Reggio ad oggi non ha un futuro, semplicemente perché nessuno prova neppure a disegnarlo; non serve la necessità di ripartire, inutile lo spunto dell’opportunità regalato dalla Città metropolitana, non funziona neppure l’ambizione di accollarsi l’onere di voltare pagina. Nessuno muove, nessuno a destra, nessuno a sinistra, nessuno al centro.
Che credibilità, oltre che – evidentemente, data l’assenza di idee – che genere di competenza possano avere un domani questi nuovi ‘’padri costituenti’’ della città non è dato sapere.
E questi mesi di stop tragico della proposta politica, dell’idea di prospettiva genereranno disastri molto superiori a quelli paventati rispetto alla gestione commissariale che presto terminerà e coglierà gli aspiranti amministratori come i primi raggi di luce trovano il marito colpevolmente addormentatosi nel letto dell’amante.
Tutto fermo, mentre tutti, nessuno escluso, neppure chi sta meglio di tutti sul piano socioeconomico, ne può più dello stato delle cose.
Ma probabilmente, aveva ragione ancora quello del “se io avessi previsto tutto questo” quando ricorda che “voi che siete capaci fate bene ad aver le tasche piene e non solo i coglioni…”




