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    Sugli sbarchi a Reggio Falcomatà si gioca esame politico a Roma

    di Giusva Branca – Sulla partita dei prossimi sbarchi di migranti si gioca il primo, vero, esame della Giunta Falcomatà. Che le dinamiche relative alla gestione degli sbarchi attengano alle politiche nazionali e transnazionali è cosa certa, al pari del fatto che sul punto non pare ferreamente delineata la linea scelta dal Governo italiano; ma quanto poi attiene alle problematiche operative conseguenti e che ricadono sul territorio è certamente materia della quale non solo deve occuparsi il Primo Cittadino ma che – come detto – rappresenta il banco di prova. Qui sul tema c’è tanto, troppo pudore; per paura del perbenismo strumentalizzante ogni cosa si fa finta di non vedere un problema gigantesco e non gestibile da un Ente locale: dire “signori, in queste condizioni non siamo in grado di garantire più neppure la prima accoglienza” è beceramente strumentalizzabile e quindi per farlo servono spalle larghissime ed anche una fortissima personalità politica. Personalità politica che Il Sindaco Falcomatà dovrà dimostrare di avere nel momento in cui, molto presto, da Palazzo San Giorgio dovrà necessariamente partire verso Palazzo Chigi una sorta di aut aut: o ci mandate strutture, uomini, mezzi, soldi per organizzare una vera e propria tendopoli di prima accoglienza oppure noi siamo indisponibili – perché impossibilitati – a qualunque forma di accoglienza.
    Mesi interi di totale disponibilità della comunità reggina nel 2014 sono passati agli occhi del Paese come un atto certamente dovuto ma anche rispetto al quale nessun tipo di sostegno doveva essere garantito per la Città di Reggio Calabria. Nessuno ha – durante l’estate scorsa – rivendicato un po’ di rispetto per la gente di Reggio, ma, all’epoca, dai Commissari non era possibile aspettarsi qualcosa di diverso.
    E così scuole, palestre, spazi (inesistenti) di emergenza sono stati via via adibiti a strumenti per una straordinaria gara di solidarietà che i Reggini sono pronti a rifare, ma da almeno 6 mesi è ben noto a tutti, a Roma e a Reggio, che la prossima sarà una estate infernale sul fronte sbarchi a Reggio e, conseguentemente, sul fronte sociosanitario.
    I genitori che mettono i lucchetti alle scuole o che hanno paura a rimandare i propri figli nelle palestre occupate da uomini, donne e bambini che arrivano in condizioni disperate e, a cui, certamente, vanno prestati tutti i soccorsi del caso, rappresentano una situazione plastica di ciò che succede se la politica non tutela il territorio: mettere l’una contro l’altra la sacrosanta esigenza di tutela, soccorso e solidarietà verso i migranti e quella, altrettanto inalienabile, a non vedere inflitti colpi mortali al già disastrato sistema sociosanitario ed anche sportivo-didattico (occupazione delle palestre e delle scuole) della Città.
    Superato l’effetto sorpresa del 2014 ora Reggio dovrà essere subito in condizione di pretendere da Roma strumenti e tutela per potere esercitare quella solidarietà della quale è portatrice, più di altre, la sua cittadinanza, altrimenti nessuno si sogni di addebitare sulla lista dei peccati di Reggio anche le conseguenze della bomba sociale esplosiva che ne deriverà.