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    Da Gratteri a Gentile: Calabria, che discarica sia…

    di Giusva Branca – “Quando gli parli della Calabria si girano dall’altra parte e pisciano”. Parole e musica di un parlamentare di lungo corso, parole e musica sempre perfettamente aderenti alla realtà. Il Governo Renzi – che correttamente chiede di essere giudicato sul banco dei fatti – sulla Calabria è partito come quell’autovettura per la quale la casa produttrice sbandiera la formidabile tenuta di strada e poi si ribalta in parcheggio. Ma, nel tempo, si è sviluppato un diverso approccio alla Calabria: “giacché c’è ed è una rottura di palle” – deve aver pensato qualcuno – “utilizziamola”. Una sorta di discarica dove “appoggiare” un po’ dell’infinita mondizza nazionale. E così un bel po’ di regioni rifiutano nelle loro liste Bindi e Scilipoti? E che problema c’è, mandiamoli in Calabria, lì prendono tutto, tanto poi arriva anche la benedizione dei politici locali che, in teoria, dovrebbero sentirsi defraudati di due posti in Parlamento, ma loro sono come il cane di Gianfranco D’Angelo in “Drive in”: “Ass fidan-ken!”. Zitti e basta così. E Matteo Renzi ci ha messo un attimo a capire come vanno le cose (evidentemente ben spiegate dalla deputazione calabrese) ed adeguarvisi. Prima Nicola Gratteri (anelato come Ministro della Giustizia dal Paese intero) utilizzato dal Presidente del Consiglio, ben consapevole del “niet” proveniente da Napolitano (e non solo, si badi bene, non solo…) ma pronto a “litigare sul suo nome”, come riferito a Gratteri stesso che, tuttavia, aveva ben compreso tutto da un paio di giorni ed era perfettamente consapevole che alla fine non se ne sarebbe fatto nulla. Eh sì, perché lo sappiamo tutti: si litiga per fare pace e se si fa pace io do una cosa a te e tu ne dai una a me. E così “se mi va male la carta Gratteri” – deve aver pensato Renzi – “mi porto a casa, con Napolitano, un bel po’ di crediti da giocarmi subito sui tavolo di altri Ministeri”. Detto fatto…con buona pace della Calabria che si sarebbe giovata e non poco di un Ministro operativo che conosce come nessuno la sgangherata macchina della giustizia in salsa calabra. Ripescata a sopresa la Lanzetta (per strani equilibri e/o dispetti con l’area civatiana) venne il giorno di viceministri e sottosegretari. Confermata la delega di Marco Minniti (uno dei massimi esperti del Paese nel settore) ai servizi segreti, Matteuccio restava da accontentare Ncd e Alfano (ultimamente più Angelino, in verità). Volete Gentile? Ma chi? Quello della vicenda relativa alle pressioni  su Calabria Ora affinché fosse tolta la notizia dell’indagine, con annesso improvviso blocco delle rotative? Quello che l’interlocutore del direttore del giornale definisce “un cinghiale che se si incazza azzanna tutti”? Sì, sì, proprio lui. Mi piace pensare che, almeno, un “…e vi pare opportuno?” Renzi sia riuscito a biascicarlo, anche solo per sentirsi dire “Ma sì, la Calabria a questo serve”. Il tutto, more solito, nel silenzio tombale della deputazione calabrese, alla Camera e al Senato, uomini e donne, destra e sinistra, muschi e licheni, Ric e Gian, Bartali e Coppi. Un altro giorno é appena sorto sulla Calabria, sommersa, nel silenzio del Paese, anche di Renzi, dalla spazzatura. E che discarica sia…