La Procura di Vibo Valentia ha segnato un punto a favore, oggi, nell’udienza di rinvio a giudizio inerente l’inchiesta sulla morte di Federica Monteleone. Il Gup, Gabriella Lupoli, alla ripresa del dibattito, ha respinto le eccezioni delle difese di Antonio Bruni, ex consulente dell’Asp di Vibo, e di Antonino Stuppia, titolare dell’impresa che eseguì i lavori di ristrutturazione nella sala operatoria dell’ospedale di Vibo dove la 16 enne entrò in coma. I legali dei due indagati avevano eccepito la loro mancata convocazione e partecipazione alla Consulenza tecnica d’ufficio ordinata dal Gip nel corso delle indagini preliminari. Una eccezione che, se accolta, avrebbe compromesso l’intero impianto accusatorio. Il procuratore Mario Spagnuolo ed il sostituto Fabrizio Garofalo hanno replicato che Bruni e Stuppia non erano ancora stati iscritti nel registro degli indagati all’epoca in cui fu disposta la CTU e quindi non potevano essere chiamati ad assistere all’atto. La prossima udienza si terrà è fissata per il 13 novembre. Lì, sgombrato ormai il campo dalle eccezioni procedurali, il Gip si pronuncerà sulla richiesta di rinvio a giudizio per i nove indagati (Bruni; Stuppia; il direttore sanitario Matteo Cautadella; l’ex direttore generale dell’Asp Francesco Talarico; l’ex direttore sanitario Alfonso Luciano; il direttore sanitario dell’ospedale Pietro Schirripa, il direttore dei servizi tecnici dell’Asp; Roberto De Vincentis; il responsabile di un settore dei servizi tecnici Nicola Gradia e Francesco Costa, l’anestesista che assisteva Federica nel corso dell’intervento di appendicite), tutti accusati di omicidio colposo. (Apcom)




