“Ai Rom va riconosciuta la pari dignità di tutte le altre persone, perché in tutte è impressa l’immagine di Dio”. Lo ha affermato monsignor Luigi Cantafora, vescovo di Lamezia Terme, visitando il campo rom della città, nella frazione Scordovillo. Monsignor Cantafora ha poi risposto all’invito dei giovani che lavorano alla Cooperativa Ciarapanì e che lo hanno accompagnato insieme al condirettore della Caritas don Giacomo Panizza. Il Presule ha incontrato le famiglie che risiedono nell’accampamento dove si registrano oltre cinquecento persone e ha voluto, con questa visita – spiega una nota dell’ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi lametina – dimostrare “la vicinanza e la solidarietà della Chiesa locale a queste persone che a gran voce, ancora una volta, hanno reclamato un trattamento migliore e una risoluzione definitiva dei loro problemi da parte delle autorità preposte”. I rom hanno rivelato la loro vita nei container che d’estate “sono un vero e proprio forno e d’inverno diventano dei veri frigoriferi”. I Rom – informa la nota diocesana – hanno detto di voler andare via da Scordovillo, ma di “non volere un altro campo” esprimendo un “no secco e deciso ad un altro ghetto. Non vogliamo essere considerati solo come dei delinquenti; molti di noi vivono e lavorano onestamente e così vorremmo continuare a fare. Non sono solo Rom quelli che rubano a Lamezia”. Monsignor Luigi Cantafora ha invitato tutti anche i giovani del campo Rom a “rispettare le regole, a vivere con responsabilità la propria condizione in modo da poter essere propositivi con quelle istituzioni preposte alla risoluzione di una questione che si trascina da anni”. Durante la visita ha incontrato alcuni malati, ha parlato con la giovane Rosa costretta su una sedia a rotelle perché colpita durante una sparatoria ed ha scherzato con i ragazzi e i bambini, definendoli “una gran bella gioventù”. Il vescovo di Lamezia ha anche sostato nel punto del campo in cui, nel 2000, è morto il piccolo Francesco sui binari della ferrovia. In memoria del bambino Rom ora è stata costruita una icona “mentre all’epoca la sua morte passò nella quasi totale indifferenza”.
Elia Fiorenza




