• Reggio Calabria – L’ironia e la genialità di Cavallaro fanno impazzire il pubblico del teatro Cilea

    di Grazia Candido – Un testo ingegnoso e veritiero ma molto divertente che riesce a dimostrare per oltre due ore, che certe paure si possono superare e, soprattutto, affrontare con una presa di coscienza che può cambiare in maniera positiva la vita di un genitore.

    Anche questa volta, il vulcanico attore siciliano Marco Cavallaro con la sua commedia “Amore sono un po’ incinta”, strega il pubblico dell’Officina dell’Arte presente ieri sera al teatro “Francesco Cilea” facendo incassare al direttore artistico Peppe Piromalli, un altro buon risultato stagionale.
    In scena, insieme all’autore del testo e protagonista, i bravissimi attori Sara Valerio, Marco Maria Della Vecchia e Guido Goitre che, nel vortice di un travolgente “dramma familiare” scandito dalla voce fuori campo della bambina, il feto che esprime i propri pensieri e lamenti dall’interno della pancia della mamma e che continuerà a farlo quando sarà diventato una bambina (Monica Ward, l’ormai conosciutissima Lisa Simpson), ricostruiscono la crisi di coppia improvvisa del quarantenne Maurizio (meccanico, interpretato da Cavallaro, che cerca di superare da sei mesi la fine della sua ultima intensa storia d’amore) e Roberta (Sara Valerio), donna in carriera, convinta dall’amico Ugo (Marco Maria Della Vecchia) a distrarsi dal lavoro con un po’ di movimento e bollicine.
    I due finiscono per trascorrere una notte di sesso con qualche problema di “protezione” e un po’ di “ginnastica” per poi, tornare alle proprie vite. Ma a sconvolgere la loro apparente tranquillità, ci penserà un piccolo esserino concepito durante una notte dove l’alcol ha annebbiato i pensieri.
    Tra i pannelli raffiguranti gli ambienti diversi dove si snodano le varie azioni e le musiche che suggellano i ritmi della storia, prendono sempre più consistenza i dubbi e le paure di due futuri genitori rimarcati da quesiti e risposte incalzanti: “Sei sicura? Ho fatto il test! Ma un test può anche sbagliare! L’ho fatto 123 volte!”.
    Il pubblico ride e partecipa attivamente a quella storia impreziosita dalle prestazioni dei due comprimari Marco Maria Della Vecchia e Guido Goitre che, oltre ad interpretare, in modo altamente farsesco, rispettivamente i personaggi di Ugo, l’amico gay di Roberta, e di Armandino, l’aiutante di Maurizio, rivestono anche altri ruoli, cambiando repentinamente abiti e parrucche nei due atti.
    Sia il periodo della gestazione che il dopo parto è rimarcato da irresistibili “trovate” teatrali e battute esilaranti, fatte di doppi sensi perfettamente incastonati dalla penna raffinata di Marco Cavallaro che non solo non delude ma mostra un’ironia pungente che non oscura una tenerezza di fondo riassunta dall’amore, dalla resilienza e dalla capacità di “imparare a restare”, perché si può cambiare qualcosa solo se prima l’avrete accettata.