di Grazia Candido – Tumori maligni cutanei, prevenzione e cura sono gli argomenti che approfondirà il Professore Associato della Clinica dermatologica dell’Università di Parma e Direttore del Centro di Dermatologia Oncologica – Skin Cancer Unit dell’Istituto Tumori della Romagna, Ignazio Stanganelli durante la tre giorni informativa di “Ygeia la salute in piazza” in programma il 19, 20 e 21 Luglio presso Largo Colonne Rita Levi Montalcini a Roccella Jonica.
L’importanza della diagnosi precoce è fondamentale ma è anche necessario informare i cittadini sulle regole della corretta esposizione al sole, sui rischi legati all’uso delle lampade solari e sull’importanza del controllo regolare dei nei da parte del dermatologo.
“Prima degli anni ’90, la diagnosi precoce era iscritta ma praticamente impossibile da fare perché non avevamo la possibilità di utilizzare tecnologie a supporto – esordisce il professore e presidente dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) – dagli anni ’90 in poi, grazie all’avvento della epiluminescenza o dermatoscopia, esame diagnostico non invasivo che permette di esaminare l’epidermide, il derma e altre parti della pelle, al fine di riconoscere eventuali anomalie e irregolarità nella pigmentazione e in altri aspetti, contribuendo alla diagnosi di tumori benigni e maligni, tra cui il melanoma, le cose sono decisamente cambiate. Il melanoma è una forma di tumore sempre più curabile e guaribile e secondo gli ultimi dati disponibili, nove pazienti su dieci sono vivi a cinque anni dalla diagnosi”.
Ma quando un neo è sospetto?
“Quando mostra delle alterazioni sia di forma che di colore ma anche di evoluzione nella sua morfologia. Queste modificazioni sono state sintetizzate in una formula universalmente riconosciuta che viene lanciata in tutte le campagne di sensibilizzazione secondaria ed è l’ABCDE dove la A sta per asimmetria della lesione, B bordi netti ed irregolari, C colore disomogeneo, D le dimensioni, E, la più importante, indica l’evoluzione del neo. Se ci sono nel tempo, marcate variazioni di diametri, colore e forma bisogna andare subito da uno specialista di riferimento, il dermatologo che ha tutti gli strumenti clinici per poter interpretare meglio le caratteristiche cromatiche e geometriche – aggiunge il professore Stanganelli -. Oltre alle tecniche standard e quindi, alla dermoscopia digitale, in alcuni centri italiani è possibile seguire la microscopia laser confocale, una metodica che ci permette di identificare parametri citologici ed architetturali non visibili con la dermoscopia. Tale esame aumenta la confidenza diagnostica e vale soprattutto per lesioni di piccole dimensioni che sono indistinguibili tra un neo e un melanoma, lesioni localizzate sul viso, lesioni in soggetti in età pediatrica”.






