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    Reggio Calabria – La campionessa Enza Petrilli al “Gemelli Careri” di Taurianova

    Un sorriso aperto e due occhi grandi e scuri. Luminosi quanto basta per capire che lei è una che non molla mai. Lei è Enza Petrilli: atleta, campionessa, orgoglio taurianovese.

    Medaglia d’argento alle paralimpiadi di Tokyo e tre medaglie d’oro ai mondiali di Dubai si presenta così, con la semplicità e la grazia dei suoi 31 anni, all’incontro con gli alunni dell’istituto d’istruzione superiore Gemelli Careri e della scuola media Contestabile di Taurianova. Il dirigente scolastico Pietro Paolo Meduri, nel presentarla ai ragazzi, si dice orgoglioso di ospitare nella sua scuola un’atleta che porta in alto il nome di Taurianova attraverso i valori dello sport ma soprattutto attraverso la sua testimonianza di vita. “Oggi avrete l’opportunità di riflettere sulla storia di Enza Petrilli – afferma Meduri – le sue parole, insieme al suo coraggio e alla sua determinazione, sono un esempio di come sia possibile affrontare e superare gli ostacoli della vita. Sono certo che porterete con voi il ricordo di questa giornata, che insegna a trovare nuove strade, reinventarsi e non cedere alla rassegnazione”. E, in effetti, il messaggio che la campionessa invia ai giovani spettatori è chiaro e preciso: “Non vi arrendete mai di fronte alle difficoltà, coltivate i vostri interessi, appassionatevi a qualcosa che sia lo sport o la musica”. Lei, che poco più che trentenne ha già vissuto due vite (quella prima e quella dopo l’incidente che le ha tolto l’uso delle gambe) lo sa bene e quindi ripercorre gli ultimi cinque anni: dal giorno dell’incidente “avvenuto per la distrazione al volante di uno sconosciuto” al risveglio dopo il coma fino alla decisione che lei avrebbe dato, nonostante tutto, un senso alla sua vita. Nel mezzo c’è stato spazio anche per la rabbia e la delusione ma poi, consapevole della sua nuova condizione, si è reinventata la sua nuova vita: “Adesso le mie braccia sono le mie gambe perché mi consentono di spingere la carrozzina”. Ed è proprio grazie a quelle braccia che è riuscita a trasformare un ostacolo in un’opportunità grandiosa.
    A chi le chiede come mia abbia scelto proprio il tiro con l’arco come disciplina sportiva, risponde: “Perché è lo sport più difficile in assoluto ed io amo le sfide. E anche perché questo è uno sport in cui non si fa differenza tra un atleta normodotato e uno paralimpico”.
    Il delegato allo sport del comune di Taurianova e docente dell’istituto, Raffaele Scarfò, a tal proposito ricorda che “il tiro con l’arco è uno sport in cui serve grande attenzione e precisione, non è molto popolare tra i giovani eppure è uno sport che sviluppa importanti capacità attentive, utili alla formazione anche della personalità dei giovani”. Poi spazio alle domande e alle curiosità di alunni e docenti a cui Enza risponde senza risparmiarsi. Parla della sua famiglia, del fidanzato e della forza che ha ricevuto da loro. Racconta del suo passato e del suo presente ma con lo sguardo rivolto al futuro: “Adesso punto alle paralimpiadi di Parigi nel 2024 e poi vorrei anche sposarmi”. Intanto tra un mondiale a Dubai e una paralimpiade a Tokyo, Enza Petrilli non dimentica il suo territorio per il quale si impegna concretamente. Da qualche anno è vicepresidente dell’Aida onlus, un’associazione di volontariato che si occupa di integrazione sociale tra normodotati e persone con disabilità anche, e soprattutto, attraverso lo sport. Da questa associazione è nata l’ASD Aida, società sportivo-dilettantistica di tiro con l’arco, in cui Enza e il fidanzato Michelangelo Minutoli hanno un ruolo determinante: lui come dirigente, lei come allenatrice. “E anche dietro le quinte, Enza ha ottenuto grandi riconoscimenti – racconta il prof. Alessandro Albanese, docente dell’IIS Gemelli Careri e segretario dell’Asd Aida – portando i ragazzi iscritti alla conquista della medaglia di bronzo a squadre nei campionati italiani di Bergamo tenutisi quest’anno”. Enza sorride. Poi, a chi le chiede cosa abbia scoperto nella sua “seconda vita”, risponde: “Ho sviluppato una maggiore sensibilità verso gli altri, soprattutto verso le persone più fragili e le situazioni di difficoltà di cui prima non mi accorgevo neanche”. A questo punto non importa più sapere quante medaglie abbia vinto o quante ne vincerà ancora perché lei è una che nella vita ha già vinto tutto.