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    “Ettore Pensabene non è più tra noi”, il ricordo

    “Ettore Pensabene non è più tra noi. Sono stati giorni difficili e travagliati, il tempo adesso inizia a compiere il suo inesorabile dovere: lenire il dolore.

    Poeta marinaro che ha solcato i mari del Sud, le Indie, il Giappone e circumnavigato il Mediterraneo, sino al canale di Suez, bloccato dalla guerra dei 6 giorni, Ettore si ferma sulla tratta dello Stretto di Messina per caso e per necessità, dopo l’incontro con Rosellina e la decisione di metter su famiglia. Ancor prima, alla tenera età di 14 anni, già orfano di padre, è a Torino e a Genova a costruire ponti delle autostrade del Nord assieme a tanti altri calabresi nella prima grande ondata migratoria del dopoguerra. Da autodidatta e senza alcuna possibilità di compiere sino in fondo gli studi, fonda Teatri e dirige compagnie, formando generazioni di attori; recita due volte accanto e per Gian Maria Volontè, viene premiato da Eugenio Barba, incontra artisti straordinari del nostro tempo come Ignazio Buttitta, Rosa Balistreri, Renato Carosone, Carlo D’Apporto, Valeria Moriconi, Roberto Murolo, Franca Valeri, Carla Fracci, Gigi Proietti, Bernardo Bertolucci, Luigi Comencini… prende parte a diverse trasmissioni radiofoniche e sceneggiati Rai. Da regista predilige Eduardo, Pirandello, Cechov, Garcia Lorca, Pasolini e Testori su tutti. Come pittore ha esposto le sue opere in tanti luoghi e poche gallerie, nel 2006 una grande retrospettiva dal titolo “Il mare dentro, paesaggio marino e rurale dell’area dello Stretto” a cura dell’associazione Anassilaos al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Le poesie e le opere teatrali sono in parte raccolte in Miti, Riti e Maschere. 1985 – 2015 Opere scelte (2018, YCP edizioni) a cura di Luciano Pensabene e Romina Cardìa, con prefazione di Paola Radici Colace e Paolo Arecchi e una nota di Walter Manfrè.

    Ettore Pensabene si avvicina al Teatro grazie all’esperienza, fondativa per il suo territorio, del Teatro Calabria diretto da Rodolfo Chirico, grazie al quale incontra l’amico attore Stefano La Motta, col quale intesserà un rapporto professionale ed umano che durerà tutta la vita. Grazie a Chirico affina le sue qualità attoriali e incontra i grandi autori messi in scena dal professore: Shakespeare, Brecht, Cechov, Pirandello e le stesse opere di Chirico, che è amico di Strehler, di Guicciardini e di tanti altri grandi rappresentanti di quegli anni ruggenti del Teatro italiano, oltre ad essere il direttore della sezione prosa del Teatro Cilea. In quel periodo Ettore collabora anche con il nascente Blu Sky cabaret, diretto da Mimmo Raffa. Forte di questa esperienza individua ben presto nella sua Catona un sostrato di fattori sociali, spirituali, culturali che favoriscono dapprima la nascita del Teatro 3 Valli grazie all’amico Augusto Cama, mettendo in scena da regista e attore tanti testi di autori contemporanei, da Vincenzo Zicarelli, a Nino Pino e Aldo De Benedetti. Nel 1986 trasforma, con l’aiuto di alcuni soci, la cooperativa Polis Cultura di cui fa parte, operante con grande merito nel sociale con una matrice politica ben definita (l’attività ruota attorno al mensile Il Torchio curato dalle sezioni PCI dell’8° Circoscrizione), in una struttura tecnico-organizzativa di promozione culturale che vede nel Teatro una possibilità per uscire dal pantano asfittico di quegli anni. Di lì a poco arriva, grazie all’amico Osvaldo La Maestra, l’incontro decisivo con Lillo Chilà e l’individuazione di un’area tra le più degradate dell’estrema periferia Nord di Reggio Calabria, sulla quale costruire l’idea, il sogno, alla maniera degli antichi coloni greci, di fondare un Teatro, un’arena estiva per spettacoli teatrali. Nasce così l’Estate Catonese ed il Festival nazionale d’Arte Drammatica, sostenuti da tanti amici e nuovi soci della cooperativa, con le prime edizioni rese possibili grazie e soprattutto ad una raccolta fondi effettuata porta a porta. La manifestazione è un continuo crescendo ed il 1989 è l’anno dell’incontro con un regista già affermato a livello nazionale, Walter Manfrè, che aveva diretto Ettore ne La Locandiera di Goldoni e che Ettore stesso porta a Catona per fargli conoscere il vulcanico Lillo. Da questo incontro nasce una delle esperienze decisive per lo sviluppo del Teatro a Sud di quegli anni, che trasformerà non solo la geografia culturale di un territorio martoriato da una incessante e sanguinaria guerra di mafia, ma porterà anche la città di Reggio Calabria a divenire una piazza ufficiale dello spettacolo dal vivo in Italia, sempre presente nelle tournèe di centinaia di produzioni ed artisti nazionali: è nata Catonateatro. Da qui in poi è una marcia incessante di successi fatti però di sacrifici, di trasformazioni, gioie e dolori che vedono resistere questa realtà da 37 anni (2022) sotto la guida attenta e decisa di Lillo Chilà. Ettore nel frattempo inizia a scrivere per il Teatro e insieme alla Polis (che d’ora in poi diventa anche compagnia stabile) si realizzano alcune delle produzioni più belle, dirette da Walter Manfrè con la direzione tecnico-organizzativa di Lillo, nelle quali Ettore è anche attore oltre che autore: L’amorosa favola di Glauco e Scilla, Filomena e Colapesce, Di Pentidattilo storie e leggende (di Beatrice Monroy), Scilla e Cariddi (oltre ad un epico Liolà di Pirandello), sono testi che scavano nelle radici profonde della nostra terra, facendo riemergere i Miti e le leggende della Magna Grecia, grazie a una neolingua che sarà il tratto caratteristico di Ettore anche nella produzione poetica (La Baia dei Sogni, Istar edizioni, Miti, Riti e Maschere già cit.). Nel 2015 il Centro internazionale degli scrittori della Calabria gli dedica una giornata di Studi, tra teatro, pittura, poesia e cinema.

    Qualcuno ha scritto in questi giorni che con lui se ne va un’epoca, quella di una generazione che ha creduto nella Cultura come strumento autentico (e non burocratico) per liberare una terra straordinaria come la Calabria dalle angustie del malaffare, dal provincialismo, anche culturale, dall’accettazione inerme dello status quo, dalla pochezza etica ed estetica che pervade la sua politica… Ettore era un figlio del popolo ed al popolo ha dedicato tutta la sua ricerca, da buon seguace di Gramsci, Majakovskij e Pasolini, meridionalista, era convinto che il riscatto delle masse dovesse passare attraverso lo studio, la cultura, l’impegno civile e politico militante, guidato com’era da una tensione morale che non lo ha fatto mai retrocedere di un solo passo. Lascia una eredità enorme e le tantissime testimonianze di questi giorni, giunte da ogni dove, ci fanno capire quanto era amato e quanta passione ha trasmesso a tanti di noi”.

      Luciano Pensabene

    La vita non è sognu

    è na tragedia ‘ntica…

    U sognu è u so’ bisognu

    E’ u Triatu di la vita.