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Reggio Calabria – Le connessioni di passato e presente nell’analisi del drammaturgo Vacis

13 Marzo 2022
in In evidenza, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Reggio Calabria – Le connessioni di passato e presente nell’analisi del drammaturgo Vacis

di Grazia Candido – Una storia antica che scopre le ragioni di un conflitto e arriva sino ai nostri giorni dimostrando che tutto ciò che è oramai passato, in realtà, non è altro che quello che continuiamo a vivere.

Ieri sera, al teatro “Francesco Cilea”, è andato in scena lo spettacolo “Euripide: Le Fenicie. Il dibattito pubblico” con il noto regista e drammaturgo Gabriele Vacis, l’attrice Enrica Rebaudo e le scenofonie di Roberto Tarasco, evento inserito nella nuova edizione del “Festival delle Arti della Magna Grecia” ideato e prodotto dall’Associazione culturale Arte e Spettacolo “Calabria dietro le quinte APS”.

Un testo classico che aiuta lo spettatore a comprendere le ragioni del passato e quelle del presente, scoprendo i fili sottili che lo legano a storie solo apparentemente lontane.
“Nella tragedia greca e, in particolar modo ne “Le Fenice”, il coro costituisce il fulcro della vicenda, è il vero tramite tra la storia e la realtà, ossia il pubblico – spiega il drammaturgo Vacis che, ieri pomeriggio, ha anche visitato il Museo archeologico nazionale -. La guerra fratricida, il sangue versato, lo strazio delle donne e madri di Tebe sono temi, purtroppo, molto attuali e, in questi anni di conflitti come quello attuale tra Russia e Ucraina, tutto quello raccontato da Euripide assume una valenza moderna. Filtrare attraverso uno dei più importanti testi classici, i sentimenti di un’inquietante attualità, non è altro che un modo di comprendere le ragioni dell’antico e del contemporaneo scoprendo quel legame sottile di storie solo apparentemente lontane da noi”.

Il noto regista teatrale avvalendosi di un buon tessuto musicale in cui si snodano le parole, affronta la tragedia con estrema naturalezza e nel suo dialogo puntuale e serrato, tra i canti in cui domina il sentimento della compassione, sprona i giovani “protagonisti del loro futuro”, ad essere dispensatori della cultura, della legalità. E non sbaglia quando dice che “in fondo, ci possiamo definire compagni di infanzia di Eschilo e di Euripide e attingere ancora oggi, alle loro parole perchè, è vero che il tempo trascorre ma certi problemi, l’ossessione dell’uomo di prevaricare su tutti, le guerre, le incomprensioni ci sono e ci saranno sempre se non facciamo prevalere su tutto il buonsenso, l’amore e il rispetto”.

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