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    Reggio Calabria – Ad un anno e mezzo dalla sua scomparsa, Nino vive nei ricordi di chi lo ama

    di Grazia Candido – Un anno e mezzo e quel dolore che pungola le anime di chi lo ha amato tanto ad amarlo ancora di più, con la stessa intensità e forza per mantenere vivo il suo ricordo.

    Reggio Calabria non dimentica Antonino Candido, il giovane vigile del fuoco morto a Quargnento (in provincia di Alessandria) durante lo scoppio di una cascina il 5 Novembre del 2019 e anche se ogni giorno, i parenti, gli amici, i colleghi lo ricordano con affetto postando sui social frasi, pensieri, foto, la sua assenza è tangibile e difficile da accettare.
    Soprattutto, per mamma Marina e papà Angelo che, puntualmente, parlano del figlio e dei colleghi Marco Triches e Matteo Gastaldo, anche loro vittime di quella tragica notte e diventati tutti fratelli, figli, amici di un Paese intero.
    Proprio nelle parole della mamma di Antonino, riscopriamo quell’uomo così giovane ma tanto maturo che ogni genitore avrebbe voluto avere. Un ragazzo semplice e altruista, con una grande voglia di vivere e di realizzare i suoi progetti, un uomo che si è impegnato tanto per indossare quella divisa, onorare il suo Stato e far parte della grande famiglia dei Vigili del fuoco.
    Oggi, a 18 mesi dalla sua prematura scomparsa, è proprio mamma Marina Ielo a ricordare l’amato figlio andato via troppo presto e che “non può essere dimenticato, così come Matteo e Marco barbaramente uccisi mentre stavano svolgendo il loro lavoro”.
    “Se chiudo gli occhi un solo istante, mi sembra di rivivere quel giorno – scrive mamma Marina scavando tra i ricordi del giuramento del figlio -. Quanta gioia, quanta soddisfazione, quanto orgoglio ed emozione nei tuoi occhi. Finalmente, indossavi quella divisa che sognavi sin da bambino e alla quale giurasti fedeltà fino alla morte. E così è stato. Sei andato via da noi col tuo grande amore: la tua divisa addosso, portata con onore. Un bacio fin lassù, piccolo grande uomo. Ci manchi sempre più”.
    Perdere un figlio è una ferita che non si chiuderà mai, è una tragedia così grande che nessuna parola o gesto potrà alleviare il dolore dei genitori. Questo Marina lo sa bene, sa che nulla sarà più come prima ma in quello che scrive per ricordare il suo “bambino”, anche se siamo grandi per una mamma saremo sempre dei bambini da proteggere e coccolare, cerca di impattare quel dolore, quell’assenza terrificante che le ha frantumato il cuore.
    Ai genitori di Nino restano tanti dolci ricordi, l’affetto di una Reggio compatta e di una Italia che invoca sempre giustizia per i tre vigili del fuoco, ma anche quella parte speciale del figlio confinata nei loro cuori: il sorriso, lo sguardo, il profumo, la risata di quell’eterno Peter Pan che non li abbandonerà mai.