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    Reggio Calabria – In pensione il presidente della commissione medica, “patenti speciali” non rinnovate da un anno. La denuncia di una donna acondroplasica

    Riceviamo e pubblichiamo:

    Sono Rosaria Melissi, ho 31 anni e sono una psicologa e una donna acondroplasica, cioè affetta da una condizione medica caratterizzata da una ridotta crescita degli arti. Proprio per questa diagnosi, da quando ho conseguito la patente, mi trovo a doverla rinnovare ogni cinque anni e presentarmi a questa cadenza davanti alla commissione di medicina legale per avere conferma della condizione che giustifica questa tipologia di patente detta “speciale”.
    Circa un mese fa, mi sono recata all’ufficio di medicina legale di Reggio Calabria per avere informazioni circa la documentazione da presentare e informarmi delle tempistiche. E qui arriva il bello: i dipendenti come prima cosa mi informano di un grande disagio che colpisce questo ufficio. Da quasi un anno, è andato in pensione il presidente della commissione medica che si occupava di queste pratiche e da allora, tutto è rimasto fermo. Ad oggi, prosegue il canovaccio, 3.000 pratiche sono ferme in attesa che la commissione si riunisca per disporre il rinnovo di queste patenti.
    Da un anno, questo grande disagio colpisce tutte le persone che per cause mediche e non, sono costrette a rivolgersi a questo ufficio, unico per tutta la città e provincia a poter svolgere questa mansione. Ma come si suol dire, oltre al danno la beffa, torno una seconda volta dopo aver inviato la raccomandata e avendo la ricevuta in mano, chiedendo se ci fosse la possibilità, nell’attesa della visita, di avere un certificato che attesti che sono in attesa di chiamata nel caso venga fermata dalle forze dell’ordine. Mi viene detto che questo non è possibile e che se vengo fermata sono passibile di multa fino a fermo del mezzo. Su questo erano preparati e mi consigliano di rivolgermi agli uffici sanitari fuori provincia che, in una settimana, mi fanno avere la patente.
    A oggi sono allibita di come, a un anno da questa situazione di stasi, non sia stato fatto nulla per far smuovere questa situazione. Mi rivolgo a voi affinché il messaggio arrivi alle cariche e organi della città, provincia e regione competenti in questo tema che sono tenuti a dare una risposta a tutta questa popolazione invisibile. Mi rivolgo anche e, soprattutto, a tutte quelle persone che come me hanno fatto la fila per il rinnovo: è un nostro diritto che dobbiamo reclamare!
    È vero sul web ho trovato qualche articolo che parla di questa situazione. Ma qualche articolo di sola cronaca non può fare la differenza. Voglio una risposta per me e per tutte quelle persone che aspettano, ma non hanno il coraggio di metterci la faccia. La patente, per una persona con una condizione medica invalidante è un segno di autonomia, indipendenza, un modo di uscire dallo stigma della dipendenza che la malattia porta con sé. È esempio di superficialità e non empatia dire, come le mie orecchie hanno sentito, “si faccia accompagnare a lavoro da qualcuno”. Non si vuol comprendere o non lo si può, quanto corpo e mente facciano insieme la Persona. Ecco questo potrebbe essere un’occasione di inclusione: non sto chiedendo che qualcuno mi porti le borse della spesa o mi prenda un pacco di pasta su uno scaffale troppo alto, voglio la patente e andare a lavoro in autonomia. Grazie a voi, possiamo far passare il messaggio che la situazione di emergenza che stiamo vivendo per il COVID non può essere una coperta che copre le crepe della sanità reggina. Non mi fermerò e attendo una risposta per quello che è un mio diritto!!
    Grazie.
    Rosaria Melissi