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    Reggio Calabria – L’emergenza Covid-19 non ferma la Radioterapia, reparto di eccellenza del GOM

    di Grazia Candido – In questi mesi, li abbiamo visti sempre in prima linea, mai a lamentarsi o a mostrare segni di cedimento e pronti ad aiutare, a salvare i loro pazienti nonostante le numerose difficoltà. Angeli in corsia, professionisti irriconoscibili sotto quelle mascherine, camici protettivi ed occhiali ma pur sempre umani, uomini e donne che, sotto quel mantello di protezione anti Covi-19 hanno affrontato quello che nessuno avrebbe mai immaginato di dover fronteggiare.

    Non sbagliamo a dire che i veri eroi di questa battaglia contro il nemico invisibile che ha stravolto il mondo sono i medici, gli infermieri, gli Oss, tutto il personale sanitario del Grande Ospedale Metropolitano impegnato nella lotta contro il Coronavirus, tra turni massacranti, ferie cancellate e scelte difficili.
    La pandemia ha determinato una notevole modificazione delle attività ospedaliere e il conseguente processo di riorganizzazione è stato, e continua ad essere, una sfida importante che colpisce non solo chi ne è coinvolto ma anche tutti quei pazienti che si sono trovati ad affrontare patologie di grande impatto, sia fisico quanto emotivo, quali quelle neoplastiche.
    In un’analisi generale sulle dinamiche sanitarie, gli esperti hanno iniziato, da subito, a cercare di distinguere i cosiddetti morti con il Coronavirus dai morti per il Coronavirus. E, a quest’ultimo raggruppamento appartengono, potenzialmente, tutti i pazienti oncologici, affetti da patologie importanti e debilitanti, per i quali, il Covid-19, può diventare esiziale.
    “Tutto il mio staff si è sentito, immediatamente, parte in causa – ci spiega il primario del reparto di Radioterapia Al Sayyad Said – Fin dall’inizio dell’epidemia, posso affermare, e con forza, come il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria sia riuscito a fornire delle risposte importanti ed in questo, l’Unità Operativa che dirigo, ha profuso un impegno importante. In particolare, voglio sottolineare come i locali del Day-Hospital e degli ambulatori per le prime visite della Radioterapia siano stati convertiti, a tempo record, in un centro per l’esecuzione dei tamponi dei pazienti oncologici potenzialmente afferenti non solo al mio reparto, ma anche alle altre unità operative cliniche del Dipartimento Onco-ematologico quali, l’Oncologia Medica e l’Ematologia. Tale percorso di screening ha riguardato i pazienti oncologici con necessità diagnostiche funzionali alla stadiazione della loro condizione come Tac, Risonanza Magnetica e PET. Ciò ha permesso, ad una popolazione immunologicamente fragile, come quella oncologica, di avere un percorso di screening Covid separato, sicuro e prioritario”.
    Ma la battaglia non si vince da soli ma coordinando una squadra e questo lo sa bene, il direttore di Radioterapia che “ringrazia pubblicamente, per la buona riuscita dell’iniziativa, la Direzione Sanitaria, il mio personale, con una particolare menzione per la coordinatrice infermieristica, Maria Concetta Borgese che si è prodotta in un notevole sforzo organizzativo”.
    “Io stesso, mi sono personalmente occupato dell’esecuzione dei tamponi per i nostri pazienti, perché, come dico sempre ai miei collaboratori, nei momenti di difficoltà, chi dirige, ha il compito di essere esemplare – postilla il dottore Al Sayyad – L’attività clinica della Radioterapia è continuata e continua senza sosta. Abbiamo efficientato i tempi di accesso in reparto per il trattamento in ragione delle due apparecchiature di radioterapia operanti; utilizzato in modo attento e ragionato la telemedicina; fatto ricorso, seguendo il trend delle società scientifiche internazionali, a schemi di terapia che noi definiamo ipofrazionati, caratterizzati da una equivalente dose tumoricida con un numero di sedute ridotto. L’implementazione di questi schemi è stato possibile grazie alla sinergica concertazione professionale con l’Unità Operativa di Fisica Sanitaria diretta dal Dottor Giuseppe Sceni”.
    Il Covid-19 avrà pur messo in ginocchio a livello economico, sanitario, sociale un Paese intero ma ci ha permesso di aprire gli occhi e conoscere una delle realtà più belle del territorio calabrese, i nostri preziosi professionisti che, forse, dal Governo meriterebbero molto di più di un semplice “grazie”.
    “La ridotta possibilità di spostamenti verso le regioni del Nord, epicentro della pandemia, ha creato un inevitabile blocco del flusso di migrazione sanitaria – conclude il direttore di Radiologia – Pertanto, abbiamo assistito a diversi casi di pazienti che si sono trovati, in un certo senso, obbligati, a rivolgersi alla nostra struttura. Ebbene, lo posso affermare, e con entusiasmo, siamo stati capaci di conquistarli con un mix di professionalità ed empatia. Ricordo, in particolare, un paziente calabrese in lista per trapianto di fegato presso l’ospedale Molinette di Torino, che si è rivolto a noi per un delicato intervento di radioterapia stereotassica per due noduli residui di epatocarcinoma. Siamo stati capaci di offrire, a questo paziente, una terapia allo stato dell’arte utilizzando una tecnica di controllo del respiro, associata all’erogazione della dose in modalità ultra-rapida grazie a dei fasci definiti Flattening Filter Free. Ciò solo per sottolineare come il trattamento della patologia oncologica epatica primitiva e metastatica sia diventato, ormai, una prassi consolidata presso il nostro centro, insieme alla Radiochirurgia Stereotassica, sia intracranica che extra-cranica”.
    Nelle parole del dottor Said si coglie inevitabilmente l’amore e l’orgoglio che ha verso il centro che dirige, un centro in continua evoluzione che non si è arrestato nemmeno in questa fase difficile e che, con i fatti, mostra al mondo intero che esiste una via calabrese per una buona sanità. Non solo come fatto contingente, ma come preziosa eredità per l’avvenire.